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VIDEOCRACY – Recensione


Un film di Erik Gandini.

Titolo originale Videocracy. Documentario, Ratings: Kids+13, durata 85 min. – Svezia 2009. – Fandango. Uscita: venerdì 4 settembre 2009.







VOTO: 7


Una Rivoluzione Culturale ha colto impreparati milioni di italiani, abbagliati dal fascino sornione della frivolezza e del successo facile. Gran parte del popolo peninsulare nostrano ha patito, nel corso degli ultimi 20 anni, una metamorfosi antropologica generata da quella scatola delle meraviglie che è la televisione. Senza operare facili accuse generaliste, possiamo senz’altro dire che il cittadino del Belpaese si è trovato gradualmente di fronte a un panorama televisivo che ha agevolato una certa noncuranza intellettiva. Basti pensare, per esempio, al periodo d’oro durante il quale una rete commerciale come “Italia 1” gareggiava con quelle pubbliche per avere in esclusiva la prima visione di opere cinematografiche quali “Il bacio della donna ragno” e “Ran”, da trasmettere orgogliosamente in prima serata per i “Lunedì d’autore”. Cos’è successo da allora? E perché un contesto che prevedeva la trasmissione di pellicole prestigiose, anche risalenti agli anni ’30 0 ’40, adesso si è trasformato in un desolante vuoto formativo?

Schierarsi e puntare il dito unicamente contro le reti commerciali in genere sarebbe sbagliato, eppure è vero che i primi istinti pruriginosi furono clamorosamente favoriti da “Colpo grosso”, il programma condotto in seconda serata da Umberto Smaila, nel quale si potevano vedere tette e culi in bella mostra grazie alle cosiddette mascherine e alle Ragazze CinCin (“cin cin assaggia e poi mi dici”…). Il maschio assaporò, per l’appunto, e gradì. Non tardarono a solcare questa traccia altre trasmissioni televisive mascherate da intrattenimento, anche culturale (basti pensare ai quiz), che prevedevano l’esibizione di ragazze poco avvezze al ballo e a proprio agio con costumini e perizomi. Fu il trionfo della grossolanità, lo sdoganamento di una nuova pornografia. A tutte le latitudini, e a tutte le ore, abbiamo avuto (e abbiamo tutt’ora) a che fare con “Ciao Darwin”, i vari “Bagaglini”, gli “Scherzi a parte”, le notizie più o meno “strisciate”. Le ragazze si moltiplicano e si mescolano come lettere dell’alfabeto, in una profanazione del dizionario e della lingua che peraltro si impoverisce sempre più e assume i contorni dello slogan paratelevisivo.

Da questo ambito esemplare (un perfetto banco di prova su come gli italiani fossero facilmente plagiabili da un filone “a tema”) al successivo indottrinamento sociologico e politico il passo è stato fin troppo breve: via la cultura, spazio alla CULtura. Spariti dalla prima serata i film, considerati troppo “impegnativi”, arrivano gli svuotacervelli, fatti passare come programmi pensati per il relax, e i perspicaci intrattenimenti che regalano amore e buonumore. Gli ascolti danno ragione al “nuovo” che avanza. Alla tv pubblica non resta altro (?) che uniformarsi e scimmiottare, copiando pedissequamente il percorso intrapreso dalle altre reti. I bilanci parlano chiaro: se vuoi gli utili devi essere competitivo con lo share.

Le false promesse di una vita agiata e senza problemi, i luccichii garantiti da programmi quali i quiz faciloni, dai “Grandi fratelli” e dagli altri reality show, mortificano il semplice e infelice operaio fino al punto di spingerlo a osare. Lasciare tutto quello che di certo possiede per intraprendere la faticosa strada della sfida, del sogno, di una competizione impossibile e senza regole. La concorrenza è dura: migliaia di persone comuni tentano la via della notorietà e della fortuna, convinti di avere qualcosa di speciale. Oppure no. Germoglia il modello di un’abdicazione dell’essere e del ragionare, a favore del semplice e illusionistico apparire. Niente di più facile per un imprenditore sveglio e abile, e per di più proprietario della maggior parte dei canali televisivi, intravedere in questo quadro un’opportunità per inserire in modo propagandistico la sua enorme figura sorridente e rassicurante…

Ed è qui che il film/documentario di Erik Gandini prende in mano le redini del suo perché. Con un salto nel tempo stuzzicante e lungimirante, ci introduce in un mondo fatto esclusivamente da e per vincenti. Ecco come sono arrivati ad emergere persone come il “Duce Bianco” Lele Mora, educatore (lui) raccapricciante di bei ragazzi allo sbaraglio, il servo fiero e puro, l’umile lustrascarpe del Presidente Padrone che lo sostiene, colui che si arrende e si scioglie agli inni del Fascio. La villa in Costa Smeralda piena zeppa di tronisti (avreste mai pensato, un giorno, di dover aggiungere tale lemma al vostro dizionario?) e veline in cerca di gloria, è bianca e candida come il suo bel faccione dallo sguardo licenzioso.

Fabrizio Corona, in un secondo tempo, non è altri che il figlio perfetto partorito da un sistema marcio e corrotto che venera il Dio denaro e si autoalimenta del suo stesso potere. La figura che nasce è rissosa, autoreferenziale, arrogante e dedita al raggiungimento degli scopi senza guardare in faccia nessuno. Di indole fieramente mafiosa, il fotoreporter d’assalto non lesina paragoni con il personaggio “mitico” di Scarface e si fa riprendere con gli attributi al vento mentre è in bagno: il machismo come simbolo della propria autorità e forza. Se tutto ciò vi ricorda uno o più partiti politici italiani, forse non è un caso.

Non dimentichiamoci che, al momento della presentazione come Evento Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia, e alla sua uscita nel settembre del 2009, “Videocracy” vide negata la possibilità di presentare immagini in anteprima sia dalla Rai che da Mediaset, le quali giudicarono i contenuti faziosi e antigovernativi. Atteggiamenti che non ebbero niente a che fare con la prudenza e la salvaguardia per la morale pubblica, e somigliano tanto ai contenuti di quei film tanto amati da Corona. Quando si ha a che fare con una censura preventiva non si può più parlare di democrazia; questo è ciò che succede quotidianamente con il cinema e le altri fonti d’informazione.

Nonostante l’appoggio produttivo della Zentropa di Lars von Trier, il film di Gandini ha la consistenza di un opuscolo, non è un’analisi così articolata di un sistema in realtà molto più complesso qual è quello italiano. I personaggi presi di mira sarebbero potuti essere di più e descritti meglio. Tuttavia lascia addosso uno strano disagio e fornisce una fotografia imbarazzante del nostro Paese e del vuoto culturale in cui tutti, più o meno da quattro lustri a questa parte, galleggiamo. Dalla demenza fatata nella quale siamo caduti, possiamo risorgere non senza dolori. Leggiamo qualche libro, informiamoci attraverso canali alternativi a quelli televisivi o risintonizziamo meglio le nostre antenne. Ne abbiamo un disperato bisogno.

Io spero in Dio sempre di più. E’ l’unico quaggiù che ancora alla tivù non è mai apparso”.

Claudio Baglioni, “V.o.t.”, 1995.

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5 Risposte

  1. Mario 56

    Mi stupisco di tanta attenzione ad un documentario che non contiene nulla di originale se non il “pisello” di Corona che smanettandolo un pò lo allunga per gli occhi dell’interessati (!) , per il resto la solita condonna alla stupidità italiana che pare sia germogliata ad Arcore e dintorni…io sarò pure superficiale ma se si vogliono vedere tette e culi in tv , non si legge più e tutto va a catafascio non sarà mica sempre solo colpa di Berlusconi?

    2 ottobre 2010 alle 12:46

    • Per te vedere il pisello di Corona sarà originale, io credo che sia un’ostentazione di potere.
      Sarà anche tutto scontato, ma se l’Italia si ritrova a essere nella sconfortante posizione attuale, un motivo ci deve essere. Ed evidentemente tutto ciò che è stato scritto, detto, ripreso, non è stato sufficiente a far smuovere le coscienze. Berlusconi non ha nessuna colpa; gli manca poco per diventare Martire o Santo.

      2 ottobre 2010 alle 14:05

  2. jekido

    “Quando si ha a che fare con una censura preventiva non si può più parlare di democrazia”

    Non credo ci sia altro da aggiungere

    2 ottobre 2010 alle 15:10

  3. Mario 56

    Un ‘altra volta non mi sono fatto capire,mea culpa l’argomento era troppo “serio” per provocazioni ma tu devi spiegarmi perchè nonostante tutti i tentativi di smuovere apatie varie nulla muta anzi…io vivo con con poco più di 1000€ al mese sono in affitto e non arrivo al 27….ma soffro e molto a vedere le nuove generazioni ostentare falsa ricchezza e valori nulli in un mondo che rifiuto per un imbarbarimento a tratti inaccettabile, se B. è il fautore di tutto ciò io modestamente non me ne sono accorto , ma vedo istituzioni ( scuola/famiglia/lavoro) che non svolgono il loro compito assegnato anzi…ma in futuro vorrei solo parlare di Cinema perchè di politica non è che la seguo molto..sono un agnostico in tal senso…e se ho detto delle balalità (cazzate) chiedo sopportazione e venia. Saluti e buon week-end a tutti.

    2 ottobre 2010 alle 18:37

    • Nemmeno io sono un intenditore di ghirigori politici (per capirli, forse, ci vorrebbero aggiornamenti ogni quarto d’ora). Non generalizzerei, però, con le responsabilità mondiali del Presidente del Consiglio; mi limiterei a quelle nazionali. Per di più, nel caso specifico, si sta parlando di come la televisione abbia influito sul modus vivendi degli italiani e quindi lascerei per un momento le Istituzioni da parte. Nonostante mi paiano già abbastanza vessate proprio dai rappresentanti del Governo.

      2 ottobre 2010 alle 20:59

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