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SPLICE – Visto da wh1tetiger


USCITA CINEMA: 13/08/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Vincenzo Natali.
ATTORI: Adrien Brody, Sarah Polley, David Hewlett, Brandon McGibbon, Abigail Chu, Delphine Chanéac.

PAESE: Canada, Francia, USA 2009. GENERE: Fantascienza, Horror, Thriller. DURATA: 104 Min.




VOTO: 2


DAVVERO TERRIBILE!!!

Ma “terribile” non in senso di horror riuscito, di thriller che agguanta alla gola, di fantascienza inquietante… Piuttosto come un gatto attaccato alle p…e!!! (e scusate il termine :)), che rimane ben piantato in tale posizione dall’inizio alla fine del film.
LA TRAMA:
Due scienziati che si occupano di genetica, fanno ricerche per un’azienda farmaceutica, e finiscono col dare vita ad un inquietante ibrido che crescerà con ritmi e risvolti inaspettati. Lo spunto, pur non essendo originale, potrebbe avere evoluzioni interessanti, ma il risultato, ahime, non lo è affatto. Il regista, e sceneggiatore, Vincenzo Natali, infarcisce la trama di troppi argomenti, risvolti sentimentali, psico-drammatici, etici, con un improbabile corredo di citazioni spesso non azzeccate (Ginger e Fred, Bonnie e Clide, per esempio).
SPLICE=INNESTO=FRULLATO (?)
Prendete tutto ciò che avete in frigorifero, mettete nel bicchiere del vostro robot da cucina, azionate il motore alla massima velocità per 3 minuti, et voilà, il film è servito! Certo gli ingredienti potrebbero essere succosi frutti esotici, carni prelibate, raffinate spezie, interessanti spunti per un piatto di “nouvelle cousine”, ma “splice-ati” (sono in vena di creazioni neologismiche in questo periodo, perdonatemi…) così insieme perdono la loro identità e il risultato è solo una poltiglia verde (analoga a quella che tentano di propinare alla creaturina del film) che al massimo stimola un fastidioso senso di vomito, che invece di tenere incollati alla poltrona, induce più volte durante la proiezione la voglia di uscire dalla sala…
Forse, e sottolineo forse, ci sono spunti interessanti, ma la sceneggiatura-colabrodo, unita a dei testi quantomeno ridicoli e ad una direzione recitativa indegna del seppur misero cast, oscura, è proprio il caso di dire, qualunque parvenza di decenza.
Adrien Brody si aggira come in preda ad un non precisato stupefacente che ne causa una sorta di stato idiota-catatonico, e l’abile sceneggiatore (lo stesso regista) gli fa ripetere non so quante volte il nome della compagna, “Elsa”; probabilmente per fugare ogni ombra di dubbio sul nome della schizzatissima compagna (e chi se lo dimentica più adesso?!).
Sarah Polley, che appunto interpreta “Elsa”, è un personaggio dotato di una personalità troppo ricca di sfaccettature, tanto da risultare sopra le righe e comunque poco convincente. Gli altri interpreti? Ehm… quali? eh si, perchè il cast si può letteralmente contare sulle dita delle mani; le comparse vengono usate solo per figurare un raffazzonato pubblico, ovvero il gruppo di azionisti che presiede alla presentazione dei risultati del progetto farmaceutico a cui lavorano i due protagonisti, pretestuosamente spruzzato di sangue “ad hoc”, tanto per dare un pò di colore a qualche piatta scena…
Fanta-poletica, Minchio-triller, Thripler, Hobbrobrior… ogni suggerimento è bene accetto per definire questa pellicola “abortita” (inaspettatamente, visto l’ottimo lavoro di “The Cube”), dall’ingegno di Natali, al quale mi sento di dare un unico, vecchio, retorico forse, ma pure sempre valido consiglio: “Si dia all’ippica”…
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2 Risposte

  1. Recensione scritta benissimo e molto divertente.
    A mio avviso sei stato troppo severo con il giudizio 😉

    26 agosto 2010 alle 15:58

    • Grazie per l’apprezzamento.
      E’ ovvio che la pensiamo diversamente, visto che abbiamo 2 recensioni.
      La mia opinione così negativa è il frutto della sensazione di fastidio che ho provato nella visione dell’intera pellicola, con pochissimi minuti di eccezione.
      Mentre tu sei rimasto colpito dagli “spunti”, io sono rimasto letteralmente atterrito dal “risultato”.
      Direi che è questo, in linea di massima, a determinare due punti di vista che, se pure non opposti, si distanziano così tanto.
      Il tono scanzonato della mia recensione, da un lato vuole sottolineare un parere fortemente negativo con un taglio sarcastico, mentre dall’altro vuole alleggerire, strappando magari un sorriso durante la lettura, la tristezza che trasparirebbe invece da un giudizio pesantemente negativo, che, se tradotto in modo formale, sarebbe forse risultato troppo freddo e non coinvolgente.

      26 agosto 2010 alle 18:29

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