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COMING SOON


Un film di Sopon Sukdapisit.

Con Chantavit Dhanasevi, Vorakan Rojchanawat.

Horror, durata 95 min. – Tailandia 2008. – Wave Distribution. Uscita: venerdì 6 agosto 2010.






VOTO: 6


Desiderare una copia di un film prima che esca nelle sale è cosa di tutti, si sa. La pirateria è condannabile quanto affascinante allo stesso tempo: l’idea di avere tra le mani l’opera di un autore e potersela gustare a casa fa gola a molti. Questo perché c’è qualcuno che si presta a fare lo sporco lavoro di ripresa clandestina, fosse anche per guadagnare qualche soldo extra. Per questo motivo, il proiezionista Shane, uno a cui le uniche scommesse che riescono nella vita sono quelle sportive, ci prova con la copiatura e la rivendita. In questo modo cerca di salvare la sua vita amorosa, sull’orlo di una crisi. Se non fosse che una maledizione inattesa ostacolerà i suoi propositi…

Il prodotto tailandese sembra una rosa (questo il significato del nome della strega) purpurea del Cairo maligna: al posto del film di Allen c’è “Lo spettro della vendetta”, con tanto di colore vermiglio sì, ma del sangue. Tra riflussi giustizialisti alla “Nightmare” e intempestivi scambi sui sospetti, il film procede con poca infamia ed esigua lode. Assistere alla morte fa… morire. Ormai l’Oriente ci ha allertati più volte: la genesi dello spavento è ancorata a un supporto audiovisivo ben preciso. Se non altro, in questa pellicola non si assistono a sgozzamenti e scannamenti tipici di certi film “made in USA”, e per fortuna c’è ancora un pudore che ci difende dalla pornografia che troviamo in altri film dozzinali del genere. “Coming soon” è capace di realizzare alcune circostanze visivamente valide e procede con certezza nella sua imperfetta veste di manufatto votato a un passatempo un po’ labile.

Manca il coraggio di schierarsi, prendere una posizione per stabilire da che parte stanno i personaggi, c’è un po’ troppo di “fuori e dentro” lo schermo, con una realtà che crea confusione e non stabilisce regole. In questo modo la suspense aumenta ma le scene rimangono fini a se stesse. L’immaginazione prende il posto dell’immagine, la fantasia quello della realtà. Il cinema horror torna all’attacco con una riflessione sul significato di ciò che vediamo, e lo fa con sufficiente dignità.

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