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A PROPOSITO DI STEVE


USCITA CINEMA: 25/06/2010.


REGIA: Phil Traill.
ATTORI: Sandra Bullock, Thomas Haden Church, Bradley Cooper, Ken Jeong, DJ Qualls.


DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox Italia. PAESE: USA 2009. GENERE: Commedia. DURATA: 99 Min.




VOTO: 6,5


Mary Horowitz (Sandra Bullock) è una che soffre di vertigini parossistiche benigne. La sua figura ondeggia pericolosamente quando l’autobus parte prima che sia riuscita a sedersi, ed è altrettanto instabile quando tenta di evitare accuratamente l’approssimarsi dei cani. Trova invece soddisfazione nel vedere la gente che fa i cruciverba creati da lei, adora alcune espressioni tipiche francesi, vive con gli apprensivi genitori e… non ha neppure un fidanzato. E’ consueto tutto ciò!? Il Popolo reclama normalità.

Pertanto ecco montare una nevrosi, già presente in embrione, che si manifesta con un’intensa iperattività della Sig.ra Mary, ed esplode in sproloqui ininterrotti riguardanti qualsiasi cosa, informazione o dettaglio che possa avere a che fare con i cruciverba, senza alcuna pietà per le orecchie altrui.

Cinematograficamente, quella che ne viene fuori è un’opera che disorienta perché sarcasticamente incoerente e mirabilmente assurda. Immeritatamente candidata al Razzie Award come Peggior Film, e vincitrice dei premi per la Peggiore Attrice (Sandra Bullock) e per la Peggiore Coppia sullo schermo, “All about Steve” mostra quantomeno il coraggio di un’interprete, nel caso anche produttrice, la quale attinge a piene mani dall’autoironia, “aggregato” evidentemente incomprensibile ed estraneo a un certo tipo di pubblico.

La ragazza dagli stivali rossi, indossando i quali riesce a sentirsi in armonia con se’ stessa, ha una personalità quasi  autistica. E’ perseverante, non lascia le cose a metà inseguendo il suo “way of life”, e questo fa paura. Allo spettatore pare profilarsi un saggio distacco dalle temerarie peripezie amorose di Mary Horowitz, elemento eccentrico, persecutrice emarginata, e turbata da un uomo incontrato solo per qualche minuto. Ma c’è del garbo nel suo modo di porsi così avventato, e poi non finge mai di essere quella che non è. Chi non ha il coraggio di accogliere la sua estrema e disturbante diversità, corre il rischio di rimanere con i pezzi di un ombrello stracciato in mano, privato anche di un’elementare amicizia.

La protagonista, invaghitasi di un reporter televisivo, diventa una scheggia impazzita all’interno di una moltitudine di folli servizi giornalistici (il figurante da far-west che prende in ostaggio i visitatori, la bambina nata con tre gambe, l’uragano accompagnato dall’invasione delle cicale, il pozzo dentro il quale franano i bambini sordomuti), molto presenti e marcati nel corso dell’intera vicenda.

Assistiamo al lavoro di affascinanti inviati costruitisi in palestra o alla luce di lampade abbronzanti che prestano servizio per le cronache “del Paese”, e che sognano di diventare veri anchorman: c’è spazio per raccontare di una tv che invade il privato senza alcuna pietà, speculando sulle disavventure altrui. Tutte cose che si sarebbero potute lasciare ai margini. Invece riempiono molte aree della sceneggiatura, la quale scorre tra battute divertenti e alcune istantanee un po’ fastidiose.

L’accattivante “Everybody got their something” di Nikka Costa accompagna i titoli di coda.

L’importanza del messaggio che avanza lentamente, ci ricorda che basta poco per condurre un’esistenza felice: sarebbe sufficiente recuperare alcuni semplici gesti, come scolpire una testa di mela, portare avanti il proprio sogno e seguire la strada che crediamo possa fare per noi. Finalmente una commedia senza l’happy end temuto fin dalla presentazione del trailer, e comunque capace di lasciarci col sorriso sulle labbra.

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