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IN BRUGES


Un film di Martin McDonagh.

Con Brendan Gleeson, Colin Farrell, Ralph Fiennes, Jérémie Renier, Clémence Poésy.

Titolo originale In Bruges. Noir, Azione. Durata 101 min. – Gran Bretagna, Belgio 2008. – Mikado. Uscita: venerdì 16 maggio 2008.






VOTO: 5


A Bruges la vita scorre lenta e anonima. Un posto perfetto per nascondersi e fare i conti con la propria coscienza. La città fiamminga sa “solo” produrre cioccolatini, regalare qualche scorcio medievale, mostrare cani alla finestra che guardano i vecchi seduti sulle panchine e invitare sui suoi canali navigabili che la fanno vagamente somigliare alla nostra Venezia. Sembra una città qualsiasi (“noiosa” secondo i parametri di Ray, il personaggio interpretato da Colin Farrell) ma ben presto il suo panorama urbano genuino e affascinante si confonde con la vita di due sicari londinesi “parcheggiati” lì dopo un evento sanguinoso.

C’è la sensazione che il film voglia andar giù pesante su argomenti quali il senso di colpa, il peccato e la discesa agli inferi di anime tormentate: e la città scelta sarebbe anche giusta per risvegliare, con i suoi palazzi, i dipinti inquietanti sul Giorno del Giudizio e le ampolle contenenti il sangue di Cristo, la moralità. Gli scenari sono splendidi: si passa dalle sale del Museo Groeninge con i dipinti di Magritte e Bosch alla Torre del Campanile dalla cui cima si può godere di una vista impareggiabile. Quest’ultimo sarà anche un luogo fondamentale per lo svolgersi delle vicende: i suoi quasi 400 scalini vedranno morire d’infarto un turista americano e scorrere un bel po’ di sangue.

Purtroppo la svolta “acida” a metà strada fra Tarantino e i fratelli Coen (senza la rilevanza dei dialoghi diluiti del primo e l’arguzia dei secondi) non è molto appropriata: forse si voleva premere l’acceleratore sul sogno e il surreale ma, tra coca, prostitute, nani e pistole caricate a salve… si perde di vista un po’ quella che è la coscienza del titolo tradotto in italiano. Si abbandonano le atmosfere thriller e noir; ed è un vero peccato perché gli attori a disposizione erano di una certa rilevanza.

Il Caso e il Fato entrano troppo in gioco e perfino la musica che accompagna le vicende diventa da intrigante a inutile. Una caricatura forzatamente a incastro di tutti i personaggi esistenti riflette un esercizio di stile un po’ vanitoso e antipatico, e mostra assassini e mandanti maldestri che ripetono “cazzo” all’infinito, giusto per dare spessore alle loro nevrosi.

E’ per questo motivo che non posso ritenere all’altezza la sceneggiatura scritta dal volenteroso regista Martin McDonagh: coinvolgente e incrollabile nel suo incipit quanto imperfetta, sofferente e trascurata in seguito. Le scene d’azione sono prevedibili e non interessano, soprattutto quando si decide (sorpresa delle sorprese) di mettere in scena un inseguimento sotto una neve posticcia (sigh!) fioccante sulla città addobbata per le feste di Natale.

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8 Risposte

  1. Mario 56

    A me il film è piaciuto e mi ha divertito un sacco guardandolo solo in superficie per quello che è un thriller posticcio senza ambizioni autoriali ma ben confezionato per un pubblico senza grandi pretese. VOTO 7
    Se il tuo disappunto è per quello che poteva essere e non è stato ,cioè potenzialità disattese allora possiamo discuterne. Ciao

    30 marzo 2010 alle 19:13

    • In effetti a me non è piaciuto nemmeno per come è. Ho ipotizzato come avrebbe potuto essere secondo i miei gusti ma anche così non mi ha raccontato niente di speciale.
      L’ho trovato come se fosse diviso in due: una partenza “seria” e profonda che poi viene rinnegata da un guazzabuglio narrativo e di contentuto semplicistico.

      30 marzo 2010 alle 19:32

  2. WhiteTiger

    Mi spiace Pompiere, può capitare, certo, e alla fine non c’è niente di male…
    …ma a te è proprio sfuggito il senso di quello che è un film originale, godibile, anzi BELLO.
    Il regista gioca questo macabro gioco alla distruzione, virando però continuamente con trovate geniali e inaspettate, da quella che sarebbe stata altrimenti una sceneggiatura scontata.
    Difatti la parte iniziale del film sembra quasi annunciare una noiosa storia stravista, e invece ben presto ci si trova a ridere di gusto oppure a saltare per lo spavento; e questi voluti “salti” emozionali trasportano inconsciamente lo spettatore nell’anima del film, in quella che è una visione della pellicola non più ragionata, ma vissuta.
    Lodi Lodi Lodi al regista, alla sceneggiatura, alla fotagrafia, agli attori… alla pittoresca Bruges, che come nelle migliori tradizioni della letteratura da fiaba, non rappresenta un mondo ameno solo passerotti, principesse e fiori a colori pastello; ma si presenta bella quanto sinistra, colorata quanto grottesca, viva e vivace quanto teatro di morte, assolata e attraente quanto spietata.
    La dualità delle fiabe (Biancaneve con la terribile strega, Cappuccetto Rosso e il vorace Lupo, c’è sempre un lato oscuro, maligno, infernale, che fa da contrappunto alla luce, il bene, il paradiso) viene rappresentata alla perfezione.
    E, caro Pompiere, mi dispiace, ma tu hai sempre un atteggiamento preconcetto; dovresti guardare i film con la mente un poco più aperta; invece appena ti gira il grillo bolletti tutto il film senza guardarlo davvero… e qui il TUO SCIVOLONE, non sarebbe da te ma eppur così è:
    la geniale trovata del film col nanetto (non sono forse questi protagonisti di fiabe?), si esprime al massimo in un finale, onirico nel delirio dell’agonia della morte, che si svolge su un set cinematografico, dove la neve è posticcia perchè è quella del set, e quindi è VOLUTAMENTE finta…
    Questo film, a livello personale ha toccato tante corde, emozionali, al punto che alla fine dle film ho pianto per un quarto d’ora.
    Unico appunto al doppiatore di Colin Farrel, che forse quel giorno non era in gran forma e ha fatto un doppiaggio maldestro e poco credibile, creando un immeritato neo in una pellicola altrimenti perfetta.
    VOTO: 9

    1 aprile 2010 alle 09:51

    • Non devi dispiacerti per me, quando io sono contento che a te sia piaciuto e abbia emozionato. Un conto è attaccare o difendere il film, un altro è prendersela con la persona che da’ a una pellicola il proprio giudizio (non universale in questo caso).

      Non mi è sfuggito nessun senso. Ho semplicemente un punto di vista diverso dal tuo su questo “In Bruges”. E poi che c’entra il fatto di essere preconcetti? Tutte le volte che esprimo un pensiero “non allineato” sarei pregiudizievole? E perchè? In che modo? A che pro? Perchè il mio pensiero dovrebbe essere più importante di quello degli altri? La mia mente è già troppo aperta così: meglio non osare più di tanto che sennò mi perdo quei pochi pezzi rimasti 😉

      Per tornare sulla neve, troppe volte protagonista di questo inverno appena trascorso, purtroppo la scaricano dal cielo (rivedere per credere) fin dalla scena in albergo. Ma non è importante; sono felice perchè ti ho visto davvero emozionato e partecipe di fronte agli accadimenti. Va bene così 😉
      xxx

      1 aprile 2010 alle 10:57

  3. agegiofilm

    A me è piaciucchiato. Non ci vedo tanto i Coen, ma Tarantino ha aperto un genere che pochi hanno saputo sfruttare (Pearce ad esempio). Colin Farrell, con la sua biografia, era perfettissimo per il ruolo.

    OT:
    Il Torneo degli Oscar è vicino alla finalissima. Per trovare le nomination dell’ultimo questionario ho riaperto gli Oscar quinquennali. Dacci un’occhiata, almeno nelle prossime settimane.
    http://iltorneodeglioscar.blogspot.com/

    2 aprile 2010 alle 11:19

    • Ho votato come un buon cittadino dovrebbe fare 😉

      Farrell non ha dovuto nemmeno impostare un’interpretazione: l’hanno preso e messo lì.

      2 aprile 2010 alle 13:13

      • @ Pompiere: Dati i suoi trascorsi mi pare un rentrèe veramente ottima.

        6 aprile 2010 alle 10:50

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