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INVICTUS


Un film di Clint Eastwood.

Con Morgan Freeman, Matt Damon, Tony Kgoroge, Patrick Mofokeng, Matt Stern.

Titolo originale Invictus. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 134 min. – USA 2009. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 26 febbraio 2010.






VOTO: 8


Nelson Mandela è uno che si rifà il letto da se’, che ha l’abitudine di passeggiare presto al mattino quando fuori è ancora buio e bere un bicchiere di latte caldo alla sera. Un uomo che si interessa delle questioni personali di tutti i suoi collaboratori e stringe con loro rapporti individuali e intimi. Personaggio solitario e scomodo, alla presidenza di un Paese complicato dal 1994, deve affrontare gravi problematiche quali la disoccupazione, la crisi economica, l’aumento della criminalità e riuscire a conciliare le aspirazioni di libertà dei neri con le paure dei bianchi.

“Invictus” si fa portavoce di un perdono che libera l’anima e cancella la paura, riscopre la forza e l’importanza della comprensione, della moderazione e della generosità. Morgan Freeman nei panni del presidente, con i suoi sorrisi disarmanti, il suo lento e incerto incedere, la luce negli occhi che si fa forte di una dignità impareggiabile propria di chi ha imparato per davvero ad amare il proprio nemico, rimanda gli affari di Stato e le relazioni diplomatiche per qualcosa all’apparenza di più marginale ma che, alla fine, gli consentirà di danneggiare seriamente l’esecrabile discriminazione dell’apartheid.

In perfetto equilibrio tra spirito sportivo e impegno politico, quello di Eastwood è un cinema fatto di concetti rettilinei e potenti affetti che spiega bene la vita di Mandela e quella del Sud Africa. Lo stile del regista avvince e coinvolge. Grazie alla sua duttilità, un corridoio in controluce di un ospedale che ha appena conosciuto un episodio di eutanasia può assomigliare a uno che conduce su un campo di rugby e che odora di speranza e di rinascita.

Una regia sicura e ai limiti della perfezione per quasi tutto il film che al momento della (lunga) partita finale si sfilaccia un po’ e perde di fantasia, sfiora la retorica, si adagia sull’eredità della messa in scena di Huston in “Fuga per la vittoria” e perde l’appoggio di una sceneggiatura “parlata” fino a lì emozionante e ben suddivisa. In ogni caso le bidonvilles di legno e lamiera di Clint battono quelle di “District 9” 15-9.

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3 Risposte

  1. agegiofilm

    Mai vista una partita di rugby meglio ripresa. Per il resto del film ho i miei dubbi…sembra un film su commissione…non so.

    3 marzo 2010 alle 12:06

    • In realtà i miei dubbi sulla regia non riguardavano la partita di per se’. La perplessità viene dal fatto di ricercare una motivazione nel riprendere un match così quando il tema, fino a quel momento, era un altro…
      Personalmente non ho avvertito nessuna sensazione di pellicola svolta per “incarico”; l’ho trovata molto naturale e in linea con l’Eastwood-pensiero.

      3 marzo 2010 alle 17:45

  2. agegiofilm

    A ben pensarci ci sono momenti che Clint si è preso per sè, come la gita nell’isola del carcere di Mandela, o come la poesia. Per il resto non mi ha entusiasmato eccessivamente.

    5 marzo 2010 alle 11:30

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