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RADIO AMERICA


Un film di Robert Altman.

Con Woody Harrelson, Tommy Lee Jones, Garrison Keillor, Kevin Kline, Lindsay Lohan, Virginia Madsen, Meryl Streep.

Titolo originale A Prairie Home Companion. Commedia/Musicale, durata 100 min. – USA 2006. Uscita: giovedì 1 giugno 2006.






VOTO: 7,5


“La voce amica della prateria” è un acclamato programma radiofonico condotto da Garrison Keillor e trasmesso da una sala all’interno del Fitzgerald Theater di St. Paul in Minnesota, dove il pubblico assiste in diretta alle performance degli artisti. Pensate che viene seguito ogni settimana da più di 4 milioni di ascoltatori e ha superato, oramai, i 30 anni di vita.

Grazie alla sceneggiatura del suo presentatore, Robert Altman ne ha ricavato un film. La cinepresa del regista si aggira suadente tra i camerini, il palco e la platea spiando le storie (e le strofe) dei cantanti e dei lavoranti di quello che è annunciato come l’ultimo spettacolo. Una serie di racconti brevi senza tempo, sospesi tra la malinconia e alcune brucianti verità, carichi di passione per la vita e il lavoro. E’ un’occasione per fare un bilancio disincantato dei bei tempi andati o forse c’è ancora posto per un futuro gestito da giovani con i cellulari?

Tra specchi, vestiti di scena e pezzi di allestimenti scenici che si muovono sullo sfondo si assiste a una storia raccontata già tante volte ma ancora affascinante, si strimpella, si prova, si favoleggiano peripezie improbabili ingannando il tempo e forse se’ stessi. Anche quando arriva il momento di salire di sopra, sulla vera ribalta, la situazione non cambia; è forse questo il vero motivo della grande sintonia raggiunta con il pubblico.

A rovinare l’allegra atmosfera è l’arrivo del tagliatore di teste senza cuore interpretato da Tommy Lee Jones: c’è da lasciare spazio a un nuovo parcheggio e l’arte radiofonica deve cedere il passo. Forse un angelo vestito di bianco, che si aggira quasi invisibile tra la stazione radio assistendo alle virtù e alle passioni che animano la compagnia, potrebbe far cambiare la situazione e tenere in vita il colorato baraccone.

Sospeso tra vita e morte senza essere ben chiaro su quale delle due rappresenti un inizio o una fine, il film si fa’ carico di una gradevole nostalgia e di un umorismo a volte spiazzante (la pubblicità al nastro isolante, così come agli altri prodotti immaginari, è spassosa, tra fogli da leggere che cadono di mano e mirabili improvvisazioni del rumorista messe su per prendere tempo).

Altman chiude la sua carriera cinematografica con un film che è un abbraccio dal sapore country, folk e gospel: fraterno, benevolo, intimo e affabile. Lasciamoci stringere e ricambiamo con un sorriso.

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5 Risposte

  1. Mario 56

    Siamo a Natale e iltromba ha influenzato un benevolo censore, sì analisi schietta arricchita da un personalissimo ( ci mancherebbe) abbellimento, un piccolo film che non ha avuto molta fortuna in Italia come quasi tutta la filmografia di un genio imcompreso. Si ricorda di M.A.S.H. ( e non ti dico perchè ..) e forse Nashville il suo capolavoro in v.o logorroico e triste assai , ma il migliore per me è America oggi( Short cuts tratto dai racconti di R.Carver) oltre a I compari e anche gli uccelli uccidono e per chiudere il “remake” della scena di Pret-a-portè con la Loren/Mastroianni che ripetono la scena di Ieri oggi domani con esiti diversi ma esiliranti…ma la redazione è in ferie o altro ?? Falli lavorare….il lavoro nobilita….ma……

    18 dicembre 2009 alle 22:16

  2. Mario 56

    E poi vuoi mettere Radio days di W.Allen ? Mia icona personalissima , oltre a I.Bergman e L.Bunuel ? …tra i tanti…..che bello avere vissuto tanto Cinema…….e condividerlo con voi….per gli auguri c’è tempo….

    18 dicembre 2009 alle 22:19

    • Sì, è vero che “Radio America”, messo a confronto con altri film dello stesso regista o ad altri simili dello stesso “filone”, possa essere considerato minore però… ha una sua fluida e stimolante dignità, al di là dell’aria natalizia o delle presunte influenze de “iltromba” (che semmai tendono verso il basso più che a esaltare aprioristicamente).

      Non mancherà l’occasione per scrivere degli altri film di Altman, della sua abilità a produrre e dirigere film corali forse più importanti di questo. Per ora mi atterrei al contenuto per certi versi ammaliante della sua ultima opera. Se, in un’intera annata cinematografica, vedessi film di questo livello sarei più che soddisfatto 😉

      19 dicembre 2009 alle 00:39

  3. leobear78

    Il mio Altman del cuore è e sarà sempre quello del trascendentale I COMPARI.Non a caso al primo posto nella mia classifica personale dei film del cuore di tutti i tempi .Ma è un autore che ho amato tanto, visceralmente.NASHVILLE è da museo del cinema come lo è sicuramente SHORT CUTS.Peccato che lo sgangherato ( ma geniale) Brewster McCloud sia meno conosciuto e lo si veda di rado.Il primo tassello , insieme a M.A.S.H.,del gigantesco e spietato ritratto del circo-America che ci ha lasciato questo maestro.

    19 dicembre 2009 alle 08:36

  4. Mario 56

    siamo o non siamo i tre moschettieri ? che poi erano quattro se no iltromba si o9ffende…

    19 dicembre 2009 alle 12:29

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