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(500) GIORNI INSIEME


Regia: Marc Webb.

Attori: Zooey Deschanel, Joseph Gordon-Levitt, Chloe Moretz, Matthew Gray Gubler.

Produzione: Fox Searchlight Pictures. Distribuzione: 20th Century Fox.

Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 27/11/2009. Genere: Commedia. Durata: 95 Min.





VOTO: 6


Una panchina che da’ le spalle alla cinepresa, come quella di Woody Allen in “Manhattan”. Non siamo vicini al ponte di Brooklyn e il paesaggio non è altrettanto romantico: ci troviamo sull’altra sponda, quella losangelina (e quella di differente capacità di introspezione cinematografica). Anche qui i due protagonisti vanno per mostre ma non ci sono le elucubrazioni mentali tipiche di Allen, solo qualche banale e terrena considerazione su un avanguardismo artistico troppo azzardato.

Lui è Tom Hanson del New Jersey: precocemente esposto al pop inglese malinconico e “vittima” di un’astrusa lettura del film “Il laureato”, aspetta da sempre la donna dei suoi sogni, crede nell’Amore con la “A” maiuscola.

Lei si chiama Sole ed è del Michigan. Dopo l’esplosiva separazione dei suoi genitori, ama solo due cose: i suoi lunghi capelli castani e la facilità con cui riesce a tagliarseli non provando rimorso. E’ una donna che, nonostante il semplice nastrino azzurro a legargli la folta chioma, ha le idee chiare e preferisce rimanere libera e indipendente, lo si capisce da subito, senza troppe altre sottigliezze (che comunque, nel film, non ci sono).

Preferisce l’amicizia, quella con la “a” minuscola, per evitare ogni malinteso, non vuole complicazioni sentimentali, preferisce non sentire il fiato sul collo di un legame “definitivo”. In compenso non esclude il sesso e neppure un certo attaccamento verso i fidanzati. Il suo è un mondo fatto di distanza, riserbo e disinvoltura autoreferenziale. Però sogna di staccarsi da terra e volare anche se a un tratto si rende conto di essere completamente sola.

Summer (questo il nome nella versione originale) si trasferisce a Los Angeles per lavoro e negli stessi uffici trova proprio Tom, impegnato nella realizzazione di biglietti d’auguri non scevri da sciocchi stereotipi. Fino a che, tra una fotocopia e l’altra, non gli si avvicina e lo bacia. Lui allora sorride al mondo e il mondo sorride a lui, tra Harrison Ford che gli fa l’occhiolino, balletti sui vialetti dei giardini e uccellini animati che, cinguettanti, si posano sulla sua spalla.

Ma basta poco per cambiare il clima di festa. Tom ci narra delle storie di quotidiana vicinanza con Sole: tra alti e bassi, sorrisi e pianti, malintesi e gioie. Tutte le volte che ritorna alla realtà comincia con dichiarazioni vittimiste tipo “E’ finita” o “Sono perdutamente innamorato di lei”; lo racconta guardando in macchina, agli amici, alla sorella, riflettendo(si) allo specchio, alle nuove possibili fidanzate. Tutto gira intorno a… Sole. Mentre Tom è un tipico baccalà, o pesce lesso che dir si voglia, imbabbocciato di fronte al primo sorriso di lei.

I propositi di inattendibilità di un vero rapporto amoroso tra Tom e Sole sono ben espressi attraverso le scene di finta vita familiare riprodotte dai due protagonisti mentre visitano gli arredamenti IKEA. La scelta di richiamare, grazie a inserti di filmati in bianco e nero, i pensieri in libertà sull’amore e altre “tegole” da parte degli amici e del capo della ditta dove lavorano i piccioncini, così come di introdurre la voce off che ogni tanto narra, puntualizza e anticipa gli eventi, non è un meccanismo narrativo sempre coinvolgente e nuovo. Così come l’idea di splittare lo schermo in due citando alcune frizzanti scene di “When Harry met Sally” buttandoci dentro le paranoie e le facilonerie alla “Sliding doors”.

Durante i suoi frequenti periodi di crisi, Tom si affoga in un cinema sognandosi protagonista di film del periodo della Nouvelle Vague o cavaliere alle crociate che sfida a scacchi un angelo, ribaltando i canoni del “Settimo sigillo” bergmaniano. I tentativi di virare sul poetico e il sognante avrebbero potuto salvare il film da un facile schematismo.

Invece, nell’andirivieni di numeri che scorrono sullo schermo come le cifre di una slot machine a indicare il grado di avanzamento della storia negli annunciati 500 giorni, uno si chiede cosa mai sarà potuto succedere affinchè i bei propositi della bella amicizia con sesso instauratasi tra i due possa essere finita male. In realtà non succede un bel niente. L’instabilità e l’incertezza tanto sventagliate da Sole, non sono altro che esigenze proprie dell’Amore stesso. La protagonista lo scoprirà troppo tardi, quando il gioco dei giovani, carini e (meglio se) disoccupati sarà stato tirato oltremodo per le lunghe.

Tra l’altro è la stessa commedia che annuncia fin dall’inizio una trasfigurazione sociale del concetto classico di famiglia e di approccio all’amore, quando il capo della ditta propone a Tom di disegnare un nuovo biglietto per il giorno delle coppie lesbiche. Voler procedere senza omologazioni ne’ etichettature è rischioso. Alla stessa stregua di proporre, sui titoli di testa, una volontaria dedica a una certa Jenny Beckman, definita senza mezzi termini come “Bitch”. Pare che lo sceneggiatore Weber abbia conosciuto una “tipa” così. E c’era bisogno di servirsi di due attori 30-enni per metterlo in piazza? Prima dove ha vissuto? Stava ancora avvolto nelle fasce?

“(500) giorni insieme” è un po’ come il karaoke: fa piacere riconoscere la base ma la traccia originale è tutta un’altra cosa.

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Una Risposta

  1. Mario 56

    Premetto che le commedie stil romantiche non mi si addicono, con l’età ci si inaridisce purtroppo e le cause sono multeplici, questo film nonostante tutto diverte per la simpatia del protagonista e l’antipatia della sua controparte….si gioca sui ruoli e su due scene similari complementari e ingannevoli, quella iniziale cui si pensa che l’amore ( con la a minuscola) possa trionfare ( la mano che tocca l’altra) e poi quella finale chiarificatrice …poi l’epilogo un pò telefonato. Tutto il resto…noia direbbe Califano. Commento 8 film 6 – –

    2 gennaio 2010 alle 10:23

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