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BRÜNO


BrünoTitolo originale: Brüno.

Nazione: Stati Uniti. Genere: Commedia. Durata: 80 min.

Anno di produzione: 2009.

Regia: Larry Charles.

Uscita: 23/10/2009.





VOTO: 4


Il biondissimo, depilatissimo e faschionissimo Brüno vive a Vienna, “la città più figa di Austria”,  dove presenta un programma tv sulla moda molto alla moda, “Funkyzeit”. Sempre in prima fila a tutti i vernissage e alle sfilate più cool, a causa dei suoi estremi tentativi di indossare abiti sempre più impossibili, Brüno arreca un enorme danno durante un défilé a Milano e, per questo, viene allontanato dai ritrovi più “in” e licenziato dalla rete televisiva.

Decide, allora, che l’unica piazza che potrebbe accoglierlo è Los Angeles e pensa di trasferirsi lì. L’obiettivo è, come dice lui, “diventare la più grande star gay del cinema dopo Schwarzenegger” o, comunque, di acquisire la notorietà a qualsiasi costo.

Sasha Baron Cohen/Brüno, credendosi emblema di epicureismo gay, si atteggia per tutto il film con proverbiali polsi spezzati, accento fastidiosamente teutonico, vestiti arditi e sempre smanicati su hot-pants abbassati, circondato da onnipresenti flash fotografici, immagini patinate col flou, bizzarrie comportamentali.  Dopo mezz’ora si capisce come possa già aver scocciato.

Attraverso un’ulteriore trip di e sul travestitismo, Baron Cohen si conferma personaggio nomade e giramondo, sempre in cerca di un posto dove stare per poter dire la sua e di un equilibrio espressivo che dia un senso ai suoi pensieri in libertà.

Questa sua recente produzione è del tutto antipatica, non ha neppure il fascino visivo di un film modaiolo. Non si sa chi abbia potuto osare una similitudine con “Pink Flamingos” di John Waters, ma crediamo che le differenze siano evidenti: laddove Waters assestava un pugno nello stomaco alla società borghese attraverso un pungente utilizzo dei contenuti, Baron Cohen deborda con un tipo di personaggio che è solo veementemente litigioso e aprioristicamente ributtante, senza alcun proposito di approfondimento sociale, antropologico o politico.

I suoi continui scimmiottamenti alle star di prima grandezza lo portano a cercare un ambito dove fare beneficienza, dove poter adottare bimbi che lo rendano celebre, a punzecchiare le religioni come causa dei conflitti contemporanei, a inserirsi nella politica sporca degli uomini che cedono alle lusinghe e alle attrattive del sesso borderline. Tutte istantanee Come mi stanno questi occhiali?parziali e ripetitive che non approfondiscono mai l’argomento affrontato e conducono inesorabilmente alla noia.

Ciò che vorrebbe essere irriverente suona invece inadeguato e con una sovrastruttura narrativa troppo prevedibile; quello che gli autori pensavano di far risultare come balzano diventa un occultamento delle risorse comiche. L’intervista al terrorista islamico, tanto è vuota e inutile, sarà stata scritta in 10 secondi netti. Il bambino africano scambiato per un iPod è una povera vittima, così come lo è la gente di colore, di questo meschino e penoso impiastro dallo sguardo perennemente svampito. Il “comico” non trova mai la misura tra il paradosso e il dissenso, e il guaio è che non si capisce mai veramente da quale parte sta.

Nonostante Sacha Baron Cohen, attore multiforme e individuo votato alla manipolazione estetica, faccia di tutto per scandalizzarci con fellatio immaginarie al di là di ogni ragionevole buon senso e mostrandoci il suo pene roteante dal glande “canterino”, telecomandi infilati nell’ano, frustate e nudità di un sesso sadomasochistico che dovrebbe essere in controtendenza rispetto a quello dei “benpensanti” ma che da’ l’impressione di aver divertito solo gli attori che lo hanno interpretato, il senso di disgusto prende il sopravvento.

Il fatto che abbia scelto di interpretare un personaggio dichiaratamente ed evidentemente gay non inganni: le intenzioni di Baron Cohen non sono quelle di essere conciliante con le figure e le condizioni degli omosessuali. Il suo folle peregrinare tra repubblicani presunti intolleranti e religiosi ortodossi non graffia. E’ solo un cavalcare una condizione sociale del momento per mettere alla berlina usi e costumi dei gay, e lo fa ritraendoli nel peggior modo possibile. Le discriminazioni contro di lui, infatti, sono più che giustificate, il messaggio che arriva è controverso e si insinua un sospetto di malafede… La speranza è che rappresenti se’ stesso e nessun altro. E che, magari, la sua voce predichi isolata Provocante felinonel deserto delle idiozie.

Viste le attuali circostanze (soprattutto nel nostro Paesotto italiano) l’ultima cosa di cui aveva bisogno la “categoria” dei gay era una ventata di aria fritta ai limiti dell’offesa. Insomma, oltre a essere costruito sulla falsa riga dell’accettazione dell’omosessualità da parte di estremisti, il film esce in questo periodo inopportuno di aggressioni omofobe ripetute, impunite e, oltretutto, incoraggiate da una classe politica indifferente.

La regia di Larry Charles, insolito ideatore ribelle, che ricorre a un falso mockumentary e a una finta amatorialità è di quanto più inappropriato si potesse pensare. Già fanno fatica i film con un registro di genere più o meno definito a far accettare un tipo di ripresa e di narrazione così rischioso. A Baron Cohen non rimane altro che soccombere e venire risucchiato da una serie di montaggi accelerati, riprese traballanti e falsi propositi veristi.

Alla fine, il nostro predicatore decide che per sfondare davvero dovrebbe diventare etero. Un triste escamotage per allungare un brodo oramai insipido. Ecco che si appiccicano con lo sputo una congrega di pastori convertitori che dilatano la durata del film a ben 80 minuti!

A Brüno con la dieresi (il quale avrebbe voluto tanto farci divertire al punto da causarci propositi di diuresi) si consiglia di indossare una bella tuta blu e di andare a lavorare. Non c’è bisogno che marci verso lidi lontani. Che inizi pure dal giardino di casa sua.

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8 Risposte

  1. Ora, d’accordo che il film possa non piacere…ma in effetti discutere della sua distribuzione in virtù dell’ondata omofoba mi pare esagerato…per una volta che da Hollywood (o giù di lì) arriva qualcosa di diverso…
    da che parte sta Bruno? chiaramente non dà quella della gente che fa vedere…e gli si può dare torto? gente rincorbellita dai talk show, buzzurri all’ennesima potenza, improbabili scambisti…difficilmente si può immaginare di mostrare questa gente in una luce più lusinghiera di quella utilizzata nel mockumentary…
    e se è vero che la figura di Bruno può risultare ributtante e noiosa, è cmnq corrosivo l’effetto perturbante che la sua presenza comporta, questo è più evidente nelle parti ambientate in America nella quale si assiste a quanto una persona “gay” (evidentemente e forzatamente sopra le righe e provocatrice, d’accordo, ma mai repressa…) possa ancora disturbare certe frange neanche troppo limitate della popolazione…

    31 ottobre 2009 alle 13:57

  2. pompiere

    Non dico che la distribuzione del film sia stata strategicamente impostata avendo preso le misure della disgraziata situazione sociale nella quale versa il nostro paese. Dico solo che capita proprio in uno dei periodi peggiori.

    La posizione di Bruno non mi pare così chiara come la evidenzi tu. Come si fa ad affermare con certezza che è “contro” i rincoglioniti di certi programmi televisivi quando il primo a prenderli per i fondelli e a provocarli è proprio lui? Contro i buzzurri quando lui è un esempio di maleducazione? Contro improbabili scambisti quando lui è avvezzo a un sesso MOLTO anticonvenzionale? Non ho avvertito nessuna critica a queste “classi” sociali, solo una panoramica asettica senza alcun pensiero olfattivo.

    Il fatto che Bruno sia un personaggio che vive alla luce del sole è senza dubbio un merito dell’autore che se lo è inventato. Purtroppo il suo mostrarsi in modo così naturale a genti che non sono troppo tolleranti e il fatto di vedersi chiudere qualche porta in faccia mi pare che non aggiunga niente a quello che sapevamo già… Se mi agghindo di tutto punto e giro attorno al Duomo di Firenze non posso pretendere che tutti mi accolgano con il sorriso e mi stringano benevolmente la mano.

    Però, a me, non verrebbe l’idea di farci un film.

    31 ottobre 2009 alle 14:46

  3. La critica c’è dal momento che queste persone vengono rappresentate nel pieno delle loro “improbabili” virtù…

    lui provoca questi rincoglioniti e questi rincoglioniti raccolgono la provocazione senza colpo ferire…

    i buzzurri si sentono infastiditi e minacciati dalla presenza di Bruno, ma il loro status quo è di per se squallido e vuoto (sono di poche parole o incapaci di parlare verrebbe da chiedersi…)

    gli scambisti pur mostrando un modello di vita all’insegna dell’epicureismo e della larghezza di vedute sono scocciati e offesi dall’ANTICONVENZIONALITA’ di Bruno…

    per tacere dei politici, della gente che frequenta le settimane della moda, degli inqualificabili guaritori di gay, del pubblico degli incontri di wrestling, degli esaminatori di programmi tv…che ovviamente sono pronti a SCANDALIZZARSI di fronte al format senza nè capo nè coda di Bruno (a provare…) ma poi sappiamo bene verso quanto ciarpame si dimostrano favorevoli…

    il bello di Bruno è che nn ci vuole niente a rivelare queste persone in ttt la loro pochezza…

    quanto al discorso riguardo al duomo di Firenze, il punto è proprio questo: uno nn può pretendere di essere accolto bene ma neanche è giustificabile che sia aggredito o insultato…..poi che uno nn ci faccia un film sopra questo può volere dire tutto o niente
    Woody Allen è da 15 anni che gira sempre lo stesso film con estremamente minime varianti…Cohen e company girano molti meno mockumentaries e ogni volta puntano l’indice verso l’ignoranza e la protervia di una certa società contemporanea, dissacrandola come merita…

    1 novembre 2009 alle 11:42

    • pompiere

      Ma sei sicuro di aver visto lo stesso film? 🙂
      Perchè io, sinceramente, non ho visto nessuna critica alle “improbabili” virtù. Mi potresti dire IN CHE MODO e IN QUALI SCENE si rappresentano tali propositi? Non certo attraverso le candid camera o lo stile del mockumentary (che ormai ha annoiato pure nonna che sa la dorme sul sofà…). Come fai a dire che qualcuno possa sentirsi minacciato da Bruno e che non sa come rispondergli? Ma se avessero inquadrato la tua faccia basita, presente alle scenette del modayolo, come avresti reagito? E se l’avessero usata nel montaggio del film cosa avrei dovuto pensare io, che sei un Frankenstein col cervello telecomandato? E come fa Bruno a essere ANTICONVENZIONALE con gli scambisti? E’ gay, per forza non se la sente di buttarsi in un rapporto sessuale di gruppo se ci stanno le donne di mezzo!!!

      Altro che Woody Allen!! L’arguzia e l’intelligenza del nostro amico newyorkese non è nemmeno paragonabile alle minchiate senza senso sparate dai Cohen (e non i fratelli) di turno. Allen potrà fare anche lo stesso film, però c’è sempre una sceneggiatura godibile e una regia accorta a fare da contorno.
      Il contorno di Borat/Bruno è rappresentato da due cazzi scotti messi in croce.

      1 novembre 2009 alle 12:14

  4. Certo che abbiamo visto lo stesso film…il problema sta nel non averlo capito!
    La minaccia la si capisce dalle loro reazioni…che in tutto il film sono piuttosto veementi. chiaro che Bruno nn voglia avere rapporti di gruppo con le donne…meno comprensibile la reazione dello scambista che si sente offeso dalle attenzioni di Bruno, quando in teoria il suo stile di vita implicherebbe una maggiore ampiezza di vedute.
    la gente che si vede nel film nn è vittima di Bruno, quanto piuttosto di sè stessa! nessuno li ha obbligati a reagire e a comportarsi in quel dato modo (a meno che nn sia davvero ttt combinato e allora questo cambierebbe la cosa…)
    se il mockumentary abbia stufato tua nonna non lo so, molte nonne potrebbero dire lo stesso su un cinema classico e di stampo convenzionale…
    quanto ad Allen e alle sue regie accorte…bah, mi verrebbe più da dire regie di servizio (certo che le fotografie di Harry Savides o Darius Khondhji o Zhao Fei o del compianto Carlo Di Palma)…e sulle sue sceneggiature godibili…certo se superasse la formula intellettuale anziano sarcastico e misantropo che se la fa con ragazzina finto ingenua forse ci sarebbe qualcosa di nuovo da dire al di là delle battute…
    e cmnq se WHATEVER WORKS ha 8…IO & ANNIE, HANNA E LE SUE SORELLE, CRIMINI E MISFATTI cosa hanno? 297…

    1 novembre 2009 alle 12:56

    • pompiere

      Mi sa che ci hai preso: il film non è stato capito 🙂
      Soprattutto da chi lo ha scritto e girato.

      Questo, poi, non è luogo adatto per poter discutere di Woody Allen. Vade retro Sasha Baron Cohen!

      1 novembre 2009 alle 14:11

  5. in realtà il film da chi lo ha scritto, girato e interpretato è stato capito benissimo, così come da molta gente che lo ha recensito…

    1 novembre 2009 alle 20:43

    • pompiere

      Rendiamo grazie ai recensori comprensivi 🙂

      1 novembre 2009 alle 22:45

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