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IL CINEMA UNIVERSALE


Il Cinema "Universale"

Oggi andare al cinema e’ diventato un po’ asettico, se vogliamo. Infatti, come il teatro e la musica, il cinematografo e’ un’arte di stampo popolare, nato dal popolo per il popolo, e come tale dovrebbe rimanere. Ma si sa, i tempi cambiano, e le mode evolvono il pensiero e il comportamento delle persone.

Oggi e’ tempo di compostezza, di silenzio e di poco rispetto per chi va al cinema… Gente che si contraddistingue per una maleducata individualita’. Alle casse, poi, e’ ancor peggio, con tutte le donnine che sembrano tante bamboline che sorridono in base alla cultura dello smile. Ecco com'era da fuori

Un tempo, il cinema era uno dei pochi svaghi di cui la gente disponeva e se lo viveva intensamente; lo stabile diventava luogo di incontro e di condivisione collettiva delle emozioni. Parlarne oggi diventa quasi strano, eppure cinema cosi’ sono realmente esistiti come l’Universale d’essai, a Firenze, nato e sviluppatosi nel quartiere operaio del Pignone. Un cinema che era luogo mitico e unico del vedere, anche perche’ non e’ vero che un film e’ sempre uguale ovunque tu lo veda, no questo io non lo posso accettare. Chi ama la celluloide preferisce sempre vedere i suoi feticci in sale fumose e quasi in disuso, con le vecchie seggiole in legno e i cessi che puzzano di merda, con i water pisciosi e le caccole appiccicate al muro.

Oggi luoghi cosi’ non esistono piu’, sono svaniti come il mitico scoreggione delle vecchie vhs che puntualmente si presentava ad ogni inizio di film. Sembra strano parlare qui di una sala frequentata da qualsiasi rifiuto della societa’, gente di ogni estrazione che si ritrovava per assistere al cerimoniale quando le luci si abbassavano e la lucina usciva dal buco con un’ aurea quasi divina. Talmente mitico che il luogo era diventato meta di pellegrinaggi turistici, e in quella bolgia succedeva di tutto, il pubblico interagiva con il film stesso, dialogandoci amorevolmente e creando un clima festoso da Gli "assembramenti" internistadio.

Non ci credete? Vi racconto questa. Nel 1984 andai li’ con mio babbo per vedere “Tenebre” di Dario Argento. Arrivati davanti al cinema, leggo sulla locandina la scritta “divieto ai minori di 18 anni”, e io ne avevo solo 11… Che palle! Eravamo partiti apposta da Prato per vederlo e l’attesa era tanta. Arriva il nostro turno e la cassiera, senza batter ciglio, fa 2 biglietti e superiamo la maschera della sala che senza dire niente strappa i due biglietti, cosi’, senza colpo ferire. Entriamo nella sala dove la gente chiacchera come se fosse al mercato. Comincia il film. Il bello arriva quando la ragazza inseguita dal doberman entra in casa e prende la cornetta del telefono… dal fondo della sala qualcuno urla: “PRONTO, RAFFAELLA?”. La sala esplode in un boato generale e tutti ridono. Nelle scene d’amore e di baci e’ tutto un “PIPALA”, “TROMBALA”, “METTIGLIELO IN MANO”…. E quando Daria Nicolodi, sul finale, urla per due minuti buoni buoni perche’ vede Franciosa trafitto, qualcuno si alza e dice: “CI HAI ROTTO IL CAZZO”. E la sala ricomincia a ridere a crepapelle. Che spasso!

Successivamente ci sono ritornato a vedere tanti film che, a tutt’oggi amo incondizionatamente, tipo “DISTRETTO 13 – LE BRIGATE DELLA MORTE”, “HALLOWEEN”, “LA COSA”, “SUSPIRIA”… Ho trovato sempre il solito spirito fracassone e quel sarcasmo che solo la cultura del popolo sa tirare veramente fuori.

Su questo cinema esistono un libro e un dvd. Da leggere e vedere assolutamente.

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