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BASTARDI SENZA GLORIA


Bastardi senza gloriaUn film di Quentin Tarantino.

Con Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, Christoph Waltz, Diane Kruger.


Titolo originale Inglourious Basterds. Azione, Ratings: Kids+16, durata 160 min. – USA, Germania 2009. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 2 ottobre 2009.






VOTO: 8


“Inglourious basterds”, ovvero quando il contesto storico diventa un pretesto per alimentare la voglia e l’interesse esclusivo per il pulp, il pop, i “rimasticamenti”. Quentin Tarantino non è incuriosito dai fatti così come sono avvenuti per davvero, anche se mette riferimenti temporali e di luogo, piuttosto a giocare con il cinema e le sue enormi potenzialità. Se potevamo aspettarci i rimandi ad autori come Ford e Clouzot, e ad attori quali Marlene Dietrich e Danielle Darrieux, inattesi ci giungono i riferimenti alle inquadrature e ai colori tipici di certo cinema di Fassbinder.

Contaminati dai film di guerra, dalle commedie, dai gangster-movie e dallo spionaggio, i “basterds” sembrano muoversi come un perfetto gruppo di guasconi che appare e scompare alla maniera di un film di intelligence e servizi segreti. Professionisti fai-da-te, come una sporca dozzina improvvisata e decisamente più cattiva, sono sadici e spietati.

Suddivisa in capitoli, la sceneggiatura è, come consuetudine, tesa ad allungare i tempi narrativi e gioca ad anticipare quello che sta per accadere. Tarantino, così facendo, crea suspense e ci mette al corrente delle carte che ha in mano prima ancora di calarle in tavola. Un vezzo accattivante che è diventata quasi una firma della sua autorialità. Lo sbriciolìo dei capitoli, già visto nell’ultimo “Kill Bill”, nuoce un po’ al film perché lo rende parziale ed eccessivamente ponderato. E’ come se, nel tentativo di allungare i singoli episodi, si approdasse a una prevaricazione narrativa. Incisioni d'autore

Se consideriamo che l’autore ha sofferto dieci anni nella preparazione del soggetto e nella scrittura, non mi spiego come il contenuto delle “storielle” (intese come novelle inferiori alla Storia vera) non sia poi così interessante; fiumi di parole che danno spesso l’idea di un avanzo di idea, ogni tanto sporcati da un’espressività oltremodo teatrale. Come Tarantino stesso c’insegna, non ci si può togliere l’uniforme una volta indossata. Rimane incancellabile, come un marchio scolpito sulla fronte. Mi domando quand’è che gli verrà l’ambizione di oltrepassare la sua stessa arte.

Ricordati di meLa regia e il punto di vista della macchina da presa sono splendidi, sia nell’uso delle panoramiche che nella profondità di campo (che cosa non fa lo scostamento di un lenzuolo messo ad asciugare). La messa in scena è invidiabile, mai banale e pregna di significati, riesce a raccontarci sempre qualcosa.

Questa genialità visiva autorizza il regista statunitense a mescolare “Per Elisa” di Beethoven con un lento incedere musicale ripreso dai film western. Più volte si è detto che Tarantino sarebbe l’unico in grado, se lo volesse, di ereditare lo stile di ripresa cinematografico di Sergio Leone; ecco, quindi, l’uso di primi piani in avvicinamento e di ralenty. E (perché no?) la citazione in un momento altamente drammatico, attraverso la ripresa di un esterno assolato da un interno buio, di “Sentieri selvaggi”. Quentin è come un bambino che gioca con i Lego: smonta il Cinema così come fa’ l’addetta parigina che toglie dal cartellone le lettere del titolo del film tedesco con Leni Riefenstahl. E per di più, si permette di dargli fuoco, usandolo come perfetto strumento di vendetta.

I tedeschi sono così cretini nella loro rappresentazione macchiettistica che non possono che soccombere, l’umorismo è così potente da stendere più delle (e come le) armi. L’unico teutonico serio sembra essere Christoph Waltz (meritatamente vincitore della Palma d’Oro all’ultimo Cannes come Miglior Attore) nei panni dell’odioso colonnello nazista Landa, inesorabile predatore di ebrei ai quali “fare le scarpe”. Mentre Brad Pitt, grossa cicatrice all’altezza del collo, sembra essersi divertito molto a interpretare il ruolo di Capo Bastardo e incisore perfezionabile di svastiche sulle capoccie dei nazisti. Nessuna morale, nessun basamento politico ispiratore, solo poetica tarantiniana.

Questa è la forza che può sconfiggere anche i tiranni. Adieu, Hitler!

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4 Risposte

  1. lotario

    Recensione interessante. L’altro crucco serio è l’ufficiale che smaschera il rendez-vous, altra scena disturbante che stride col resto. Storie parallele lasciate cadere, citazioni ai macaroni kombat sparpagliate senza costrutto, come giustapposte agli invece (e immancabilmente) grandi dialoghi tarantiniani. Applauso strappato alla fine (che fastidio gli ammiccamenti al pubblico), nazisti scemi e cattivoni uh che risate, effetto catarsi garantito, assumere dopo i pasti.
    Non lo so, non mi ha convinto. Manca una bella scena tesa e indimenticabile (come lo è la prima) che dipinga i bastardi, che invece sono solo didascalicamente detti e mai visti agire (escludendo la dimenticabile scena della mazza da baseball, a Quentin, se ce volevi impressiona’, datte da fa’).
    La prima parte della scena finale nel teatro fa sinceramente cagare: la scenetta dei finti siculi è una bambinata (non solo in sé, ma perché stride con un personaggio così realistico e disturbante come Landa, e tutto il film soffre di questo contrasto, del resto), i nomìni in sovraimpressione dei gerarchi non c’entrano niente (e si fatica ad accettarla come una tarantinata).
    E la scena della resa dei conti fra Shosanna e Landa? Troppa carne al fuoco?
    Questo film soffre della stessa malattia di burn after reading dei coen, e stare sopra le righe dopo un pò diventa monotono come qualsiasi altra cosa.

    8 ottobre 2009 alle 01:04

    • pompiere

      Ti dirò che, a un certo punto, anche a me sono venuti in mente i Coen. Un po’ per l’impassibilità con la quale i nostri eroi passano “attraverso” i nazistoni, un po’ per l’accentuata indolenza che fa tanto “smart” (mi aspettavo di veder spuntare George Clooney da un momento all’altro).

      In effetti l’attacco è davvero memorabile. Quello che manca è una continuità espressiva e di contenuto (ma da Tarantino ci si aspetta questo?) che, per un prodotto di così lunga gestazione, era il minimo che si potesse attendere.

      E poi… a quando un film scritto da qualcun altro e diretto da lui? Sarebbe interessante vedere il Nostro alle prese con storie “finite”, senza citazioni o riferimenti ad altre tipologie di cinema (dopo la katana era necessario ritornare sulla vendetta tout court?), senza le violenzine gratuite tanto per farci vedere cosa s’è sognato la notte e, soprattutto, facendo a meno dei luuunghi dialoghi che, essendo ormai prevedibili dal pubblico, quando li senti appaiono ancora più luuunghi.

      8 ottobre 2009 alle 08:44

  2. lotario

    Guarda, sulla continuità espressiva e di contenuto si può anche obiettare che Tarantino non la ricerca, anzi, tenta di scardinarne le regole. Solo che a volte l’esperimento riesce, a volte no. La scenetta dei siciliani, per esempio, è un tentativo (per me) non riuscito di far scontrare i due opposti universi, quello inquietantemente realistico del nazismo (con dietro tutte le serissime e seriose rappresentazioni che ci fa venire in mente, da Schindler’s List in giù), e quello picaresco-macchiettistico dei bastardi (presi, assieme a, praticamente, l’Hitler di Charlot, da un immaginario strampalato di film d’azione da quattro soldi), in una maniera che doveva forse risultare comica. E’ la cifra di tutto il film, e va preso così com’è: discontinuo, ondivago, combattuto fra gli omaggi a Sergio Leone e le cazzatone a violenza gratuita che fanno tanto ironico e “smart”. Ma per me stavolta la maionese ha fatto i grumi.
    Difficile immaginarlo su un film non scritto da lui.

    8 ottobre 2009 alle 10:32

    • pompiere

      I siciliani, i siciliani…

      Sì, in effetti questa idea sembra provenire da un Vanzina qualsiasi. Della serie: e adesso cosa ci inventiamo per mandare avanti il plot? “Accusare” Tarantino di questo appare inutile, anche perchè sarebbe per lui un pretesto per vantarsene [in qualche modo ci convincerebbe che anche i Vanzina sono animali di cinema (e questo potrebbe essere spaventosamente vero!)]. No no, meglio argomentare da un altro punto di vista…

      Il tuo mi pare davvero circostanziato (non si può proprio guardare Brad Pitt mentre gonfia le guance, come se fare il Marlon Brando fosse l’unico modo per farci intendere la sua sicilianità!) e valido per far crollare altri elementi disseminati “ad arte” dal regista 🙂

      Però io aspetto ancora un Quentin temerario. Pretendo che posi la penna (o la canna, o entrambe) e che si ingegni soltanto nella costruzione registica. Penso che potremo finalmente avere un Tarantino nuovo ed estroso come piace a me 🙂

      8 ottobre 2009 alle 16:02

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