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DISTRICT 9


District 9Titolo originale: District 9.


Genere: Fantascienza. Durata: 112 min. Data uscita nei cinema: 25/09/2009.

 

Cast: Sharlto Copley, Kenneth Nkosi, David James, Jason Cope, Vanessa Haywood, Louis Minnaar, William Allen Young, Robert Hobbs.

Produzione: Neill Blomkamp (regia), Peter Jackson (produttore).





VOTO: 5


Un’astronave aliena decide di “parcheggiare” nel cielo sopra Johannesburg nel corso dell’anno 1982. Il Dipartimento degli Affari Alieni (MNU) sceglie di darsi da fare e, dopo 3 mesi durante i quali il veicolo spaziale non da’ segni di vita, entra al suo interno trovando 1 milione e 800 mila creature estremamente denutrite e disorientate che vivono in uno stato di degrado. La Società decide di accoglierle in una specie di campo profughi organizzato, in uno spazio ricavato proprio sotto a quello dell’astronave.

Gli extraterrestri non riescono (e come potrebbero?) a capire fino in fondo il concetto di proprietà privata e vengono osteggiati dalla gente del luogo; saranno così costretti a trasferirsi a 200 km dalla città sud africana, proprio grazie all’intervento della Multi-National United, in una colonia apposita denominata “District 9”. Le misure di sicurezza sono ingenti e il personale che viene spedito per la delicata missione è armato… Ma dove c’è una bidonville, c’è un crimine, e il “Distretto 9” non fa eccezione: addirittura i nigeriani gestiscono alcuni traffici illegali di cibo per gatti (alimento per il quale gli alieni sembrano andare matti), prostituzione e commercio di armi.

Il Sig. Wikus van de Merwe è il prescelto della MNU a condurre le operazioni di raccolta firme per lo sfratto e per un’indagine cognitiva sulle abitudini degli alieni. Promosso dall’Istituto, rimane contagiato da una strana sostanza che gli procura effetti collaterali devastanti. Oggetto di una metamorfosi in perfetto equilibrio tra sembianze aliene e umane, il suo corpo diventa di enorme interesse per investimenti biotecnologici fiutati da multinazionali spietate e affariste. Queste società senza scrupoli sono delle vere e proprie mignatte avide di tessuti, midollo e sangue, pronte a far diventare un business anche lo sfruttamento di esseri umani.

Gli alieni, nelle loro fattezze, sono parenti di “Predator” nel volto e assomigliano a dei gamberoni nel resto del loro corpo; novelli profughi extracomunitari, a differenza di questi ultimi sono ancora più inclassificabili in quanto non terrestri e di indole primitiva, sembrano non avere alcuna iniziativa. Per qualche motivo hanno perso la loro leadership superiore.

Concentriamoci sul linguaggio usato dal regista, l’esordiente Neill Blomkamp, visto che sembra essere la chiave di lettura principale del film. Il linguaggio della parola, quella scambiata tra umani petulanti e alieni dalla voce metallica; ambedue idiomi stridenti dei quali non ci vengono risparmiati inutili e fastidiose lungaggini, come se fosse un modo esclusivo e originale per rimarcare la diversità delle razze.

Il linguaggio del corpo, con i movimenti ballonzolanti dei lucertoloni riprodotti al computer e quelli degli umani tutti presi da atteggiamenti ostili e rissosi. Si avverte una forzatura anche alla base di quest’idea; si sarebbe potuto essere meno schematici. Quello cinematografico, a metà tra il finto documentario (la ricostruzione minuziosa degli accadimenti attraverso le interviste e i reportage) e lo scoop giornalistico invadente in stile “Iene” o “Striscia la Notizia” (con gli attori che guardano in macchina per motivare e giustificare i comportamenti propri e degli altri).

“District 9” diventa ben presto un film sporco, nomade, con scene di degrado urbano e umano. Molteplici le sequenze di carne maciullata attaccata alle pareti e alla cinepresa (dall’iniziale punto di vista di una telecamera a spalla si passa a quello proprio di una telecamera fissa, o quantomeno non soggettiva, ma l’idea di aderenza e compartecipazione attiva alle scene che si vorrebbe dare è la stessa). L'unione fa lo sforzo

In questi frangenti il film si identifica con sequenze di mera azione, in un infinito e ripetitivo repertorio di sparatorie, senza essere capace di sfruttare le enormi potenzialità a disposizione. Si scopre così votato all’intrattenimento (ci sono pure degli accenni in stile Transformers) piuttosto che mirato a lasciare un messaggio di natura sociologica sul razzismo e l’odio per il diverso.

E poi c’è il linguaggio dettato dalla sceneggiatura, sospesa tra sprazzi di lucidità indagatrice su alcuni aspetti etici e banalità sui rapporti interrazziali (nel ruolo dei cannibali, assassini e sfruttatori sono stati scelti, chissà perché, i nigeriani). Le insistite panoramiche su scenari degradati e la rivelazione “pioneristica e illuminante” che i veri alieni sono gli umani, creano una situazione poco credibile e asimmetrica, forzando una condizione di “solo contro tutti” scarsamente indicativa.

Un’ultima avvertenza: in previsione della partecipazione della nazionale di calcio ai prossimi Mondiali in Sud Africa, si consiglia un vaccino che curi non solo l’influenza suina ma anche la feroce “gamberonina”. E sarebbe opportuno che in Italia si aumentasse il prezzo del cibo per gatti e “gattusi”.

Non si sa mai, per qualcuno potrebbe essere un affare.

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12 Risposte

  1. Non sono d’accordo con questo tuo (e non solo tuo purtroppo, ma spesso di tutta la “classe critica”) “appioppismo”.
    Nel senso che ad un film ce tocca un argomento “sensibile” (solo in quanto attuale?) va per forza di cose appioppato, è proprio il caso di dire, un significato (preteso tale?) profondo.
    Forse tale ambientazione è stata utilizzata per contestualizzare il racconto della storia di un personaggio, perchè secondo me è di questo che parla il film, della storia di Vicus, non racconta il razzismo, non racconta il degrado sociale, non racconta la cupidigia delle multinazionali, non racconta la violenza. Semplicemente racconta la storia di qualcuno.
    Allora se ridimensionato a questo il film acquista un punto di vista diverso, e pur con i suoi difetti di regia e buchi di sceneggiatura (quanti film considerati “alti” possono vantarsi di non averne?) secondo me quest’opera merita almeno un 7

    17 ottobre 2009 alle 23:07

    • pompiere

      Veramente la “classe critica”, come la chiami tu, ha esaltato il film, riconoscendogli notevoli meriti da tutti i punti di vista. Io non faccio parte di nessuna classe e ho notato che il mio giudizio si discosta molto da quello dei critici (e anche dal tuo).

      Un’ipotesi di indagine sociologica nemmeno tanto superficiale se l’è cucita addosso il film stesso, con quella prima mezz’ora abbandante di riferimenti “alti” che puntava a qualcosa di più di un racconto personale.

      18 ottobre 2009 alle 11:49

  2. Nella mia riflessione gli ho dato un voto più alto, è riuscito a conquistarmi nonostante io detesti la mdp a spalla ma è talmente pieno di elementi (alcuni sono d’accordo non bene sviluppati, altri invece arrivano inaspettati) che come opera prima destinato ad essere un b-movie è notevole.

    28 ottobre 2009 alle 19:29

    • pompiere

      Ho letto la tua recensione e l’ho trovata molto esauriente, complimenti. Io sono stato più in superficie; devo ammettere che all’entusiasmo dell’inizio si è sostituita presto la delusione.
      A parte “il ballo di San Vito”, come dici tu, al quale ormai ci siamo anche un po’ assuefatti ho trovato inopportuno il cambio di registro verso un racconto tipicamente “action”.
      E’ vero, però, che siamo di fronte a un debuttante che ha girato un film con pochi soldi. Nemmeno io mi stupirei se fosse candidato a qualcosa di più delle semplici categorie tecniche ai prossimi premi Oscar…

      29 ottobre 2009 alle 08:56

    • D’accordo che ognuno ha un gusto e un’opinione, e anche se mi è piaciuto non lo reputo certo un capolavoro.
      Ma da qui a definirlo un “B-Movie” ce ne corre…

      29 ottobre 2009 alle 09:36

      • pompiere

        Ciao Tiger,
        l’identificazione di una pellicola in “B-Movie” non è sempre e necessariamente un modo per denigrarla, anzi.
        I “B Movie” sono tali in quanto forme d’arte che nascono con pochi investimenti e molte idee di base 🙂
        Ecco che gli effetti speciali non saranno così perfetti ma l’importante è rendere bene l’idea e i concetti di fondo, le storie non saranno così coese però si possono perdonare certi buchi narrativi.
        A me piace, in questo caso, portare come esempio un “B-Movie” straordinario e bellissimo quale “Essi vivono” di John Carpenter 😉

        29 ottobre 2009 alle 09:43

        • Ma sono appunto due cose ben diverse.
          Io adoro i B-Movie, ma non trovo affatto che questo film possa essere incluso in tale categoria.
          Tanto per curiosità personale è interessante in tal senso, consultare Wikipedia ricercando appunto “B-Movie”.

          29 ottobre 2009 alle 10:47

          • Ciao tiger io ho detto “destinato ad essere un b-movie”, non che lo è (inteso in senso dispregiativo) cosa che normalmente ci si aspetta quando si hanno solo 30 milioni di dollari (che almeno in USA è un basso budget) per girare un film di fantascienza (dove di solito si richiedono più soldi per fare ualcosa di decente) per giunta da un regista esordiente.

            29 ottobre 2009 alle 16:45

  3. Sotto la crosta di film di fantascienza nasconde la lezioncina buonista sulla (e a scapito) della realtà quotidiana.
    Morale: i buoni sono gli immigrati piovuti dal cielo e venuti da altri mondi e chi vuole intendere intenda.
    Sembra di essere in Italia, insomma ed è un film che diventerà sicuramente un cult per pacifinti e sinceri democratici.

    3 novembre 2011 alle 23:06

    • Non penso che il film si debba giudicare solo dal punto di vista “politico”.
      Al di là delle inevitabili implicazioni sociologiche e ideologiche (in linea o meno col pensiero di ognuno di noi), è la costruzione narrativa che non mi convince. Il risultato finale mi è anonimo e poco coinvolgente.

      4 novembre 2011 alle 01:02

  4. D’accordo. Sul poco coinvolgente. Un saluto.

    4 novembre 2011 alle 08:55

    • Anche a te. E complimenti per il tuo blog 😉

      4 novembre 2011 alle 09:24

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