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Archivio per 24 luglio 2009

L’IMPERO DEI SENSI

L'impero dei sensiUn film di Nagisa Oshima.

Con Tatsuya Fuji, Eiko Matsuda, Taiji Tonoyama, Aoi Nakajima, Meika Seri.


Titolo originale Ai no Corrida – L’Empire des sens. Erotico, durata 120 (104) min. – Giappone, Francia 1976. –
VM 18






VOTO: 6


Il film si è ispirato a un fatto di cronaca verificatosi a Tokyo nel 1936.

Abe Sada (ex meretrice) lavora, nuova, ingenua e spensierata cameriera, nella casa al servizio del suo attuale padrone Kitzi, un bel moro con penetranti occhi scuri e due baffetti sensuali, il quale non tarda a invaghirsi delle sue forme. La passione prende molto presto il sopravvento, tra l’ossessione sessuale di lui e l’abbandonarsi ai servigi di lei.

Il loro amore, se così si può chiamare vista la precipitazione, si concretizza subito in cerimonia nuziale. I due si mantengono con i soldi guadagnati dal mestiere di accompagnatrice che lei continua a intraprendere, facendo visita a presidi e consiglieri comunali. Sada sviluppa sempre più il suo aspetto ninfomane, al quale aggiunge anche un pizzico di mania omicida. Il suo amore è un’annientatrice smania di congiungimento e, insieme, una folle paura di isolamento. Il tormento o l'estasi?

La coppia va alla ricerca del piacere più intenso, fino a che non lo trova in una pratica estrema e definitiva.

Oshima non ha timore nel mostrare elementi filmici al limite (e a volte all’interno) della pornografia: il fallo a forma di passerotto, il liquido seminale, il membro in erezione e nell’atto della penetrazione vengono mostrati senza alcuna censura (il film fu presentato, inizialmente, in una versione ridotta di circa 15’). Così come l’uovo sodo che fuoriesce dalla vagina oppure i peli pubici tagliati e messi in bocca in modo così disinvolto.

Tutto ciò non esclude, purtroppo, il tedio di lunghe sequenze con poche varianti di ripresa. I particolari sono sempre i medesimi; le gioiosità e le trascuratezze del sesso mostrato all’inizio fan posto a un amplesso (e a un allestimento registico) triste, meccanico, abbozzato. Il legame iniziato con un corteggiamento quasi romantico raggiunge l’apice in una fine che è vincolo senza tempo e per di più irrimediabile.

Gli eccessi e le ossessioni dei protagonisti si rivolgono contro loro stessi: rimanere svegli tutta la notte per baciare il sesso del proprio marito, in beata adorazione, è una strada che può condurre alla follia e alla brama di possesso. La natura avida di lei, la sua predisposizione anomala all’eccitazione, va di pari passo con l’assillo di lui.

Gli accoppiamenti esibiti sfrontatamente a parenti, amici, dipendenti, nonni, geishe con la massima naturalezza e noncuranza, e senza la paura di turbamenti o imbarazzi, sono uno slancio amoroso che tiene all’oscuro qualsiasi legame sociale. La dipendenza sessuale porta all’ubriacatura e all’inebrio.

Kitzi perde di vista il legame con la moglie, il significato di matrimonio viene meno. Ma anche le altre abitudini delle comuni attività (i protagonisti non mangiano più, dediti come sono all’accoppiamento) vengono cancellate. Troppa è la disciplina con la quale Oshima dirige la sua opera; la severità diventa una mera contemplazione, senza sovrapposizione di elementi fantastici od onirici. Anche l’eleganza figurativa degli interni è un ripiego un po’ negligente.

La passività della messa in scena si riflette alla perfezione, però, nell’atteggiamento di Kitzi, il quale annulla del tutto la propria volontà e trascura il suo aspetto fisico, pronto a diventare uno scheletro nelle mani ingorde di Sada. Gli amanti sono pronti per essere abbattuti per sempre da una passione assoluta e autodistruttiva.

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MALA NOCHE

Mala nocheUn film di Gus Van Sant.

Con Doug Cooeyate, Sam Downey, Nyla McCarthy, Ray Monge, Tim Streeter.


Drammatico, durata 78 min. – USA 1985.







VOTO: 5


Diciamolo con onesta’, questo primo film di Gus Van Sant non mi ha particolarmente entusiasmato. Pero’, per certi spunti, l’ho trovato interessante e vi spiego il motivo… Non perche’ tratti di amori gay disperati e non corrisposti, anche perche’ a questo ormai ci siamo un po’ tutti abituati, ma perche’, nonostante sia una pellicola di 25 anni fa, parla di un America diversa da come siamo abituati a conoscerla. Il film e’ del 1985 quindi ancora in piena era-Reagan e l’immagine che i media ci davano era quella di una nazione bella, vincente e piena di fascino. Qua la cosa e’ un po’ diversa e quello di cui si parla e’ un mondo fatto di emarginazione e solitudine. Un mondo di vinti, senza futuro e senza speranza. Le basi ci sono tutte per quelli che saranno i personaggi futuri delle pellicole successive del regista, e penso a “Drugstore Cowboy” (film bellissimo, tra l’altro). La vera protagonista del film e’ Portland, citta’ molto bella, affascinante e un diversa da altre citta’ americane: i suoi abitanti sembrano tutto, fuorche’ cittadini americani. Sembrano tanti disadattati che vivono ai margini della citta’. E in fin dei conti lo sono: il negozio dove lavora il protagonista ne e’ la dimostrazione lampante.

Il film fu girato con un budget limitatissimo per l’epoca, 25 mila dollari, e si vede, anche perche’ e’ un film grossolano. Ma Van Sant ha saputo dimostrare negli anni di essere un grande talento e, in questo esordio, si avvale di una buona sceneggiatura e di belle immagini di personaggi persi nel tempo, nelle loro solitudini. Molto bello il bianco e nero sgranato. Uno dei protagonisti del film di Van Sant

Avevo letto il libro di Walt Curtis, un racconto autobiografico che parla di un commesso di un negozio che incontra Johnny, un messicano immigrato illegalmente negli Stati Uniti e se innamora, anche se non verra’ mai ricambiato. Finirà così per fare l’amore con il suo amico Pepper, che di giorno pero’ non lo considera nemmeno. Per conquistare Johnny invita tutte e due a fare una gita in macchina ma alla fine Pepper viene ucciso dalla polizia e l’altro scompare nel nulla.

Ve l’ho detto all’apertura, Van Sant ha fatto di meglio negli anni a venire; penso a “Elephant”, per esempio. Comunque e’ un opera di tutto rispetto, lucida e compatta. Se non avete letto il romanzo autobiografico di Curtis ve ne consiglio vivamente la lettura.

A risentirci.