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WILD SIDE


Wild sideRegia: Sébastien Lifshitz.

Con: Stéphanie Michelini, Yasmine Belmadi.


Genere: Drammatico. Produzione: Francia. Anno: 2004. Durata: 93 min.






VOTO: 6


Un film da noi passato quasi in sordina pero’ da recuperare, se uno ne ha la possibilita’. Non che si gridi al capolavoro, intendiamoci. Anzi il ritmo e’ assai lento e a tratti soporifero, pero’ racconta una bella storia. Una storia di tre solitudini che si incontrano e che si amano senza limiti e senza tante censure. Un rapporto a tre. Che ogni persona dovrebbe provare almeno una volta nella vita e tenerselo caro. Perche’ in due si parla ma in tre si discute ancora meglio. Tre e’ il numero perfetto. O quasi. A volte integro e puro.

Il titolo e’ un frammento di “Walk on the wilde side” di Lou Reed. Una bella canzone e forse uno dei pochi gioielli di Lou.

Stéphanie e’ una giovane transessuale che si guadagna da vivere sui bordi della strada e vive con Jamel, un nordafricano che per sfuggire al ghetto della sua famiglia campa battendo ai cessi della stazione. A loro si unisce un disertore dell’esercito russo in guerra con la Cecenia, un boxeur clandestino che si adatta a fare qualsiasi tipo di lavoro a nero per sopravvivere.  Tutti e tre dividono un modesto appartamento alla periferia di Parigi. Il rapporto che li unisce gli permette di superare la vita di ogni giorno, quella stancante quotidianeita’ che a volte ci affligge con le nostre insicurezze e paure.  Un giorno Stéphanie riceve una telefonata: sua madre, che vive in un paesino al nord della Francia, e’ malata e necessita di cure. Comincia quindi il viaggio, inteso anche come introspezione sugli affetti e sulle scelte che facciamo e che condizionano la nostra vita.…. Sia Parigi che il paesino sono anonimi e sembra che il tempo si sia fermatoUna scena del film per sempre. Eppure e’ in questo anonimato che si muovono questi tre personaggi che si incontrano, si lasciano e che si sviluppano nel loro lento divenire come se percorressero un fiume tranquillo. Le citta’ e le campagne del mondo moderno, sono tutte impersonali e creano solitudini; solo i legami umani e le affettivita’ vissute in pieno ci possono salvare e redimere, soprattutto per i diversi che vivono ai margini della societa’.

E comunque ripeto e’ un buon film toccante e sincero che indaga molto bene e con un certo garbo sulle infinite possibilita’ di gestire i rapporti e le relazioni umane. E non parla necessariamente ad un pubblico solo gay. E questo non e’ poco.

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Una Risposta

  1. leobear78

    Sconvolge fin dall’inizio questo film meraviglioso…nei silenzi assordanti dei protagonisti che soffrono…ma non di gelosia.Una delle cose più belle è infatti l’assenza, la non pretesa (anche solo l’idea) di avere l’esclusiva sull’oggetto del proprio amore.I tre ragazzi si amano…e si amano tutti e tre.Non c’è moralismo, non c’è condanna dello stile di vita ” sregolato” dei protagonisti. Le scene di sesso, così realistiche da disturbare qualcuno, hanno dei dettagli che rivelano la grandezza di Lifshitz: non potrò mai dimenticare quelle mani che si cercano e si stringono dopo l’amplesso forzato in presenza del vouyer…e neanche l’immagine della madre che osserva allo specchio il proprio corpo nudo, segnato dal tempo,davanti agli occhi nascosti di Jamel.Magari tutti i film fossero così sinceri!E…non so se dirlo…lo dico…lo sto dicendo :WILD SIDE è UN CAPOLAVORO!
    VOTO:10

    …e aggiungo che Lou Reed vanta un curriculum sterminato di canzoni bellissime e… memorabili.

    22 luglio 2009 alle 18:28

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