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Archivio per 13 luglio 2009

THE WRESTLER

The wrestler

Un film di Darren Aronofsky.

Con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis, Todd Barry.



Drammatico, durata 109 min. – USA 2008. – Lucky Red.

Uscita: venerdì 6 marzo 2009.





VOTO: 8/9


Star del wrestling degli anni ’80, Randy “The Ram” Robinson, giunto ormai al termine della sua carriera, si esibisce in arene di second’ordine in squallidi incontri simulati, la cui autenticità consiste soltanto nelle ferite e nelle profonde cicatrici; spettacoli in cui la carne martoriata viene data in pasto a un pubblico rabbioso ed esagitato. I fasti degli anni passati sono ormai un ricordo, gli affari non vanno più come un tempo, e Randy si barcamena tra i combattimenti e un lavoro da magazziniere, riuscendo a stento a pagare l’affitto di una roulotte.

L’incessante stress cui sottopone il proprio fisico fuori e dentro il ring, tra lampade abbronzanti e abusi farmacologici di ogni genere, lo conducono ad un infarto e ad un conseguente intervento di bypass. Subendo il ritiro forzato come un’ingiustizia e trovandosi solo ad affrontare la dura realtà del proprio fallimento esistenziale, Randy tenta di riallacciare i rapporti con la figlia, ma, nonostante la buona volontà, incorre nell’ennesima sconfitta relazionale. Randy "The Ram" in ginocchio

Confortato soltanto dalla spogliarellista Cassidy, con la quale ha molto in comune, di fronte ai continui insuccessi di ogni tentativo di reinserirsi in un’esistenza normale, Randy deciderà di tornare a combattere, senza compenso economico e a rischio della propria vita, un ultimo incontro. Perché soltanto lì, tra le corde e le grida selvagge dei pochi fan rimasti, non si è mai fatto del male, solamente quando lotta sente ancora battere il suo cuore malandato.

Il quarto (il più lineare), straziante film di Darren Aronofsky sembra essere scritto su misura per Mickey Rourke, la cui decadente parabola esistenziale e l’indomabile forza d’animo sembrano ricalcare quelle del suo personaggio: entrambi un tempo assunti alla gloria dello spettacolo ed entrambi vittime dei suoi spietati meccanismi e votati all’autodistruzione; due pezzi di carne maciullata in cerca di rivincita. Tra le pellicole più coraggiose e toccanti degli ultimi anni, un dolente ritratto della società contemporanea: si sente come un pugno in faccia e rimane nel cuore.

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NON HO SONNO

Non ho sonnoCast: Max Von Sydow, Stefano Dionisi, Chiara Caselli, Rossella Falk, Paolo Maria Scalondro, Roberto Zibetti, Gabriele Lavia, Massimo Sarchielli, Barbara Mautino, Elena Marchesini.

Regia: Dario Argento.

Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini, Carlo Lucarelli.


Anno di uscita: 2001.

Genere: Thriller.



VOTO: 5


C’e’ una scena inquietante in “Non ho sonno” ed e’ relativa alla ballerina di danza classica che viene uccisa con la testa decapitata. Il lungo piano sequenza di un minuto e 30 secondi inquadra un tappeto e noi vediamo chi ci cammina, chi ci passa l’aspirapolvere: tutto si svolge con normalita’ mentre in un’altra stanza si sta compiendo un orribile delitto. Ma noi lo vediamo solo a fine scena. La morte e’ ovunque e noi neanche ce ne accorgiamo. Ma piu’ che morte e’ meglio parlare di violenza e di misoginia. Come buona parte della cinematografia argentiana.

E quando ho visto questo film avevo creduto al miracolo perche’ certe scene sono davvero belle e realizzate veramente bene. E parlo di tutti gli omicidi a partire dal primo (in un’anomina casa) con il culmine riservato alla sequenza del treno. Oppure l’omicidio della ragazza nella vasca, i pugni presi e le unghie tagliate. O l’omicidio della cameriera. Argento con le sue vittime sa essere estremamente crudele. E qui c’e’ un tuffo in un passato non troppo remoto. Ma e’ stato un fuoco di paglia e nulla piu’ perche’, come al solito, manca una buona sceneggiatura e il film zoppica nonostante la presenza di attori come Gabriele Lavia, stefano dionisi, un imbalsamato Max Von Sidow e una smorta chiara caselli. Max non ha sonno

Comunque merita almeno una visione anche se certi elementi rimandano al passato come le ville ormai abbandonate da anni, le madri un po’ di fuori alla Clara Calamai e padri assenti. Indubbiamente Argento, visti gli esiti dei suoi film, ha pensato di fare un prodotto sicuro ma il risultato e’ inferiore alle aspettative nonostante una partenza trionfale. Pensate che di film come “La sindrome di stendhal” o “il fantasma dell’opera” non ricordo quasi niente nemmeno io che li avevo visti.

Buona la colonna sonora dei Goblin.