www.pompieremovies.com

Archivio per 10 luglio 2009

IL GRANDE LEBOWSKI

Il grande LebowskiUn film di Joel Coen.


Con Steve Buscemi, Jeff Bridges, John Turturro, John Goodman, Julianne Moore.


Titolo originale “The Big Lebowski”. Commedia, durata 117 min. – USA 1997.





VOTO: 7


Quando ho visto la prima volta questo film non e’ che mi avesse detto un granche’. L’avevo lasciato da una parte e lui negli anni mi stava aspettando piano piano. Mi guardava, il  Drugo, e mi diceva: “negli anni a venire sarai come me, non ti preoccupare”. E un po’ lo sono diventato. Intanto il mio corpo si e’ trasformato e si e’ ammorbidito e anche io ho perso le mie illusioni ormai da un bel po’ di tempo. Le uniche cose che mi interessano sono il sesso, l’amicizia e scrivere di cinema. Voglio vivere e lasciar vivere. Come il mio amico drugo. Comunque procediamo per ordine. I fratelli Coen, come voi tutti sapete, esordiscono nel lontano 1984 con Blood Simple un piccolo noir che vi consiglio vivamente se avete perso e, a partire dagli anni 80, portano una rinfrescata nel cinema americano reinventando i vari generi cinematografici e infarcendoli di un loro stile tutto personale. Uno stile fatto di un umorismo effervescente e mai banale.

Lebowski, meglio conosciuto come il drugo, passa buona parte della sua giornata al bowling circondato da amici a dir poco stravaganti. Dopo essere stato vittima di uno scambio di persona da parte di un gruppo di malviventi incaricati di fargli pagare i debiti della moglie, si reca dal suo omonimo nel tentativo di farsi pagare i danni che i malviventi gli hanno recato. Poco dopo la moglie del Lebowski ricco viene rapita e spettera’ al Lebowski povero effettuare lo scambio di denaro. Big Lebowski & Big John

Il Drugo e’ un personaggio fantastico perche’ e’ un antieroe romantico, disilluso, perdente  ed in piu’ e’ sciatto. Costantemente vestito con accappatoio, mutandoni, sandali e maglietta. Ex attivista, ha abbandonato da tempo l’impegno ed il sociale per ritirarsi in un mondo tutto suo dove poter coltivare le sue piu’ grandi passioni che sono il bowling, la marijuana ed il cocktail white russian. Accanto a lui ruota tutto un universo di perdenti: lo svagato Donny, l’ottuso Walter e il campione pedofilo Jesus. Essi non sono altro che i rappresentanti di una generazione, quella del 1968, che ha preferito mettersi da parte di fronte ad un mondo che ha perso ogni logica morale. E di tutto questo ne e’ orgogliosa e cosciente.

E’ a loro che vanno le simpatie dei Coen e le mie.

Me la fate dire un’ultima cosa vero? Jeff Bridges e’ veramente da urlo… insieme a John Goodman. Buon tramezzino a tutti… chi vuol capire, capisca.

Annunci

NESSUNA FESTA PER LA MORTE DEL CANE DI SATANA

Nessuna festa per la morte del cane di SatanaUn film di Rainer Werner Fassbinder.

Con Ingrid Caven, Margit Carstensen.


Titolo originale Satansbraten. Grottesco, durata 112 min. – Germania 1976.




VOTO: 7


Forse il film più watersiano di Fassbinder, sicuramente quello più clownesco, sopra le righe, orrido e putrido come nella migliore tradizione trash di John Waters. I personaggi seguono i loro istinti animaleschi nel loro rapportarsi con gli altri e nel modo di accoppiarsi sessualmente, senza regole precise ne’ diritti di “precedenza”. Tra escrementi (solo evocati e non mostrati), mosche morte donate come fossero dei regali preziosi, uova sputate in faccia, rifiuti in bella vista, sesso disordinato e anticonvenzionale, urla continue e membri in erezione, trionfano le ingiurie gratuite e un po’ di cattivo gusto.

Il periodo durante il quale viene realizzato “Nessuna festa per la morte del cane di Satana” è, per molti versi, un momento di ricerca stilistica, compreso com’è tra i melodrammi e le storie di donne dell’ultima fase. Fassbinder si fa’ più insolito rispetto ai suoi standard.

Walter Kranz si crede un uomo dalle capacità fuori dal comune. Pur non avendo un soldo, visto che dovrebbe svolgere attività di scrittore e di giornalista ma è un vero fannullone perdigiorno, cerca sfacciatamente di raggranellare del denaro da consegnare alla moglie sessualmente trascurata, portinaia e serva. Nel suo peregrinare da una donna all’altra, dimostra tutta la sua depravazione morale, la sua strafottenza, l’autocompiacimento sconfinato e la povertà d’animo.

La messa in scena è curatissima come al solito, le riprese d’insieme sono efficaci e lasciano all’abilità degli interpreti il peso di ostentare la loro presenza (esagerando con la mimica) come se fossero su un palco lontano dalla visione degli spettatori. I personaggi si muovono come attori di un teatro comico, lesti a riguadagnare ognuno la propria posizione prima della successiva tranche interpretativa; il Genere e il Tempo sono realtà relative in questo teatrino. Ogni luce proietta la sua ombra e, a volte, si rischia di rimanere accecati per le troppe luci utilizzate.

Prevalgono gli elementi propri di una burla sregolata per poter raccontare meglio l’ambiente piccolo-borghese: l’arrosto di “Satansbraten” ha un gusto vagamente intellettuale. Solo a pagamento

Sarcastico e inverosimile come la scena del pediluvio mano nella mano, prono a un anarchismo di pensiero estremo e ardito, insofferente ad ogni norma (anche legale e penale) e massimo esponente individualista. E’ difficile seguire una logica, individuare uno spazio contenutistico, il progetto di Fassbinder è sfuggente, ai limiti della sopportazione. Il film è da considerarsi a un livello molto più astruso del solito, dove trionfano elementi da grandguignol e febbrili urgenze autoriali che il regista tedesco, si sa, sforna continuamente dal suo cassetto prodigo di idee e perennemente fertile.

Qualcosa che non funziona c’è in questo scorrere di immagini dove l’attore che interpreta Walter Kranz (Kurt Raab) è sempre in scena: un’opprimente sottotraccia politica e una rappresentazione grossolana del sadomasochismo, altrove più sapientemente dosato.

Il processo dissociativo che  conduce Walter a identificarsi con un’altra persona, Stefan George, un celebre poeta omosessuale decadente, del quale prova a prendere inopinatamente il posto nella sua rappresentazione della vita, è finto come la morte, il sesso, il dolore, il piacere. L’intellettuale degli anni ’70 (successivo a George di quasi 50 anni) è avido perché solo in questo modo può accattivarsi i gusti della borghesia e negare i suoi precedenti sinistrorsi.

Un esempio della perspicacia di Fassbinder si ha quando ci lascia volutamente nel dubbio riguardo alla copiatura dei testi da parte di Kranz; lo scrittore è talmente inetto da non essere consapevole di riportare scritti esistiti mezzo secolo prima?