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21 GRAMMI


21 grammiUn film di Alejandro Gonzalez Inarritu.



Con Sean Penn, Benicio Del Toro, Naomi Watts, Clea Duvall, Danny Huston, Charlotte Gainsbourg, Melissa Leo.



Titolo originale 21 Grams. Drammatico, durata 125 min. – USA 2003.



VOTO: 3

Una terribile tragedia è destinata a sconvolgere l’esistenza di tre personaggi che non si conoscono.

Il religiosissimo Jack (Del Toro), ex detenuto, investe e uccide accidentalmente col suo furgone un uomo e le sue bambine; la giovane moglie della vittima (Watts), traumatizzata, precipita in un abisso fatto di alcool e droga ; un uomo cardiopatico (Penn) riceve con trapianto il cuore di suo marito e si mette sulle tracce della donna finendo per innamorarsene e facendosi coinvolgere dal suo dramma.

Evidentemente convintosi di essere un genio dopo gli sperticati elogi alla sua opera prima (Amores perros del 1999) Alejandro Gonzales Inarritu con questo suo primo film americano si era messo in testa di dimostrarlo a tutti i costi , soprattutto ai critici, che vuole sbalordire con un incredibile pastrocchio che getta troppa, davvero troppa, carne al fuoco. Il suo complice è nuovamente lo sceneggiatore Guillermo Arriaga.

Il lacerante senso di colpa e il tentativo di redenzione di un ex criminale, l’impossibile elaborazione di un lutto da parte di una donna troppo fragile, una riflessione altamente filosofica sulla vita, la morte, Dio, l’irresistibile bisogno di vendetta ma anche una madre che vuole un figlio da un marito gravemente malato ricorrendo all’inseminazione artificiale ( in precedenza però aveva tenuto all’oscuro l’uomo su un aborto). Naomi Watts

Per completare il suo “capolavoro” il pretenzioso regista messicano lavora unicamente sullo stile frantumando in maniera del tutto gratuita l’improbabile racconto e infarcendolo di tutto ciò che fa “cinema d’autore” : flashback e flashforward, disorientanti e inutili ellissi, fotografia sgranata, svolazzi della macchina da presa a mano.

Il quarantenne regista però ha ancora tanto da imparare.

Per esempio da Atom Egoyan, lui sì davvero capace di decostruire una storia senza mortificare lo spettatore e dimenticare l’emozione pura. Difficile pensare che possa fare di peggio e francamente non è detto che siano tutti disposti a seguirlo nelle sue masturbazioni intellettuali.Arduo appassionarsi a personaggi che si arrovellano in tormenti religiosi, autodistruzione e desiderio di vendetta ; il tutto risolto in un insopportabile piagnisteo di 2 ore che sembrano almeno il doppio.

Spiace veder coinvolti attori altrove perfetti e qui fastidiosamente enfatici. Per chi si accontenta non è comunque male la fotografia di Rodrigo Prieto ma il film è da evitare come una peperonata a cena in piena estate! Pleonastico il monologo interiore di Sean Penn all’inizio (o fine…scegliete voi!) del film che ci spiega il significato del titolo.

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5 Risposte

  1. angelo dei luoghi

    avevo provato a vederlo tempo fa, incuriosita da una recenzione che parlava di non luoghi, ma sinceramente mi son addormentata dopo poco,… che sia l’effetto peperonata!!!

    25 maggio 2009 alle 19:26

  2. Pitubino

    Bello il commento…
    Ma quando scrivi di un film sarebbe bene che ti documentassi bene…
    Nel cast NON c’è Benicio Del Toro, ma CHE(FA’) GUEVARA!!!!!

    28 maggio 2009 alle 19:20

  3. leobear78

    ahahahhaha, e’ vero!!!ormai il nome che gli ha dato Stefano Disegni è suo!!!ciao pitubino!!

    29 maggio 2009 alle 14:13

  4. “flashback e flashforward, disorientanti e inutili ellissi”

    beh, ormai il racconto fabula stile cinema classico dagli anni sessanta è non dico superato, ma neanche l’unica soluzione presente quando si raccontano storie, specie al cinema…

    “fotografia sgranata”

    Rodrigo Pietro è uno dei direttori della fotografia più apprezzati a livello mondiale

    “svolazzi della macchina da presa a mano”

    e meno male che qualcuno la macchina da presa la muove! talvolta vai al cinema e ti sembra di vedere le fiction tv…e neanche quelle migliori…

    31 ottobre 2009 alle 14:16

  5. Leobear78

    Conosco Prieto e so quanto sia prezioso il suo contributo nei film in cui lavoro.Purtroppo (o per fortuna) i bei film non si fanno solo con una bella fotografia.Qui lo stile sommerge tutto e la colpa è solo di Inarritu che è un pessimo regista.Il mio voto è argomentato e non cambia minimamente neanche dopo ripetute visioni.

    10 novembre 2009 alle 12:48

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