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SOFFOCARE


Soffocare“Soffocare” è un film di Clark Gregg del 2008.


Con Sam Rockwell, Anjelica Huston, Joel Grey, Brad William Henke, Kelly Macdonald, Kathryn Alexander, Teodorina Bello, Kate Blumberg, Jonah Bobo, Paz de la Huerta.



Prodotto in USA. Durata: 89 minuti. Distribuito in Italia da 20th Century Fox a partire dal 13.05.2009.



VOTO: 8

Quando si sono oltrepassati limiti dai quali sembra impossibile fare ritorno è necessario frugare nel nostro bagaglio di strazianti e perversi ricordi, finché non ne troviamo uno che ci permette di interrompere il circolo vizioso e conquistare la sobrietà. E il passato di Victor (perfettamente “traumatizzato” da un Sam Rockwell molto in parte) è nascosto nel rapporto con sua madre (un’Anjelica Huston gasata da giovane e sofferta nel ruolo senile, ricoverata in un Istituto Psichiatrico). Victor/Rockwell lavora come comparsa in un’oasi storica che ricostruisce ambienti e modi degli Stati Uniti del 1763: il capo del villaggio sembra che abbia inghiottito un dizionario dei sinonimi tanto parla forbito e arcaico (esilaranti le scene nelle quali Victor lo prende in giro).

Per Victor il superamento del limite sta in un sesso inteso come un perfetto e avvolgente “nulla”, dove il dolore è ricacciato indietro o non esiste. Ci si tuffa per sfuggire alla tristezza, alla solitudine, all’inadeguatezza. I suoi rapporti privilegiano solo donne sconosciute (e preferibilmente sono consumati nelle toilettes, durante gli incontri di gruppo per guarire dal “sesso-centrico”), in modo da tenere anestetizzati i sentimenti e la noia.

Il personaggio di Rockwell ha avuto un’infanzia marcata da una madre ultraprotettiva (che gli insegna perfino a riconoscere la tipologia degli allarmi annunciati via altoparlante nei luoghi pubblici, in modo da poter scappare e sopravvivere), la quale gli nega qualsiasi contatto con persone/bambini della sua età o con le cose più giocose/gioiose, come le giostre o i parchi di divertimento. Ma la testa di Victor gira lo stesso, il suo sguardo è malinconico e necessita di un modo per attirare l’attenzione. Il suo soffocare, nel fingere che il cibo gli è andato di traverso, è un vero morire a causa delle represse emozioni infantili. Gli atteggiamenti anticonformisti che la madre vorrebbe inculcargli, in realtà sono paranoici e ossessivi. Ormai il piccolo riesce a sorridere solo a comando. Brad William Henke e Sam Rockwell, stanchi dopo il lavoro.

La regia funziona decisamente bene per quanto riguarda i flashback (puntuali per come si sceglie di entrarvi, e da come si sceglie di uscirne), gli intermezzi sessuali (veri o immaginari), i primi piani (bellissimo il sorriso del bellissimo amico Danny, ammalato di masturbazione smodata) e qualche movimento di macchina in avvicinamento a svelare particolari rilevanti per la vicenda (la scena notturna allo zoo, alcuni “battibecchi” con le anziane del nosocomio).

Un saporito vaneggiamento religioso è al centro di una traccia narrativa, quando si pensa che Victor sia venuto al mondo grazie a un prepuzio benedetto (!): l’irriverenza è a portata di mano e si mette in mezzo una possibile esistenza di un secondo Messia. Clark Gregg, come regista esordiente, direi che è sicuramente da tenere d’occhio vista l’abilità con la quale mette in scena un testo bizzoso e irrazionale come quello di Chuck Palahniuk (lo scrittore di “Fight Club”) e lo scrupolo a cui ha dovuto attingere per una lavorazione lunga e tormentata.

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