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STATE OF PLAY


State of playUn film di Kevin Macdonald.


Con Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams, Helen Mirren, Wendy Makkena, Viola Davis, Jeff Daniels, Jason Bateman, Robin Wright Penn.


Azione, durata 125 min. – USA 2009. – Universal Pictures.


data uscita 30/04/2009.



VOTO: 7,5

E’ proprietario di una Saab vecchia, sporca e piena di cartacce, ascolta abitualmente la radio a tutto volume, parcheggia in sosta vietata. La scrivania del suo ufficio è sommersa da un mucchio di fogli sparsi. Quando parla della “ristrutturazione” di casa sua si riferisce allo spostamento di mezzo metro fatto fare al divano. Lavora al “Washington Globe” da 15 anni e ha un PC vecchio di 16.

Ma ha dalla sua un ordine e una lucidità mentale invidiabili. E’ un giornalista che segue ancora le piste del “quinto potere” come fosse un segugio o uno scafato detective che mira al sodo, e il suo sarcasmo è pungente e circostanziato.

Il suo nome è Cal McAffrey, esperto corrispondente di uno dei più prestigiosi giornali della capitale statunitense, interpretato da un ottimo Russell Crowe. L’attore australiano sfodera una recitazione ruvida, senz’altro adatta al suo ruolo di paffuto bisbetico.

Il bel Russell viene presto coinvolto in una serie di morti ammazzati e scoprirà che avranno a che fare con un personaggio politico di rilievo, l’Onorevole Collins, suo amico dai tempi del liceo. Peccato che a incarnare  la giovane figura istituzionale sia Ben Affleck, prodigo di espressioni un po’ impagliate. Immagino quanta differenza ci sarebbe stata se la produzione non si fosse fatta scappare l’opzione che aveva con Edward Norton; il suo Stephen Collins sarebbe stato sicuramente più enigmatico e controllato.

Il film è un thriller dalle considerevoli potenzialità: non esamina solo i rapporti tra carta stampata e forze politiche o imprenditoriali ma scava anche nei rapporti tra vecchi e nuovi modi di comunicazione. L’utilizzo di internet come mezzo per arrivare in modo più diretto e specifico alle masse, contrapposto alla necessità di mantenere un certo distacco e un’aurea di orgoglio utilizzando solo una penna a sfera piuttosto che la tastiera di un computer, è una fase di indubbio interesse nel film (peccato che la si sia sviluppata in modo un po’ sbrigativo).

Le vicende sono spesso rappresentative della necessità di restare aggrappati al mercato dell’editoria, offrendo ai lettori anche notizie speculative su scandali e gossip, cercando di mantenere al contempo un rigore giornalistico che privilegi invece l’approfondimento politico. “Non è un articolo, è un caso!”, si sente urlare dalla determinata caporedattrice Helen Mirren. Questa fase della pellicola si intromette apertamente nella cronaca e nell’attualità: da qualche giorno, infatti, si è venuti a sapere della crisi che sta colpendo il “Boston Globe”. Dopo ben 137 anni di vita, il giornale rischia di cessare le proprie attività e si spera in un accordo coi sindacati. Russell Crowe e Ben Affleck

La parte riservata agli agenti di polizia è troppo marginale in confronto al resto della storia: i piedipiatti fanno spesso la figura dei fessacchiotti o dei principianti e si fanno scavalcare smodatamente dalle iniziative (più da detective story che da giornalisti) degli altri interpreti. E qui si dovrebbe richiamare l’attenzione su una sceneggiatura che di coerente ha mostrato ben poco.

Ottimi caratteristi sono Robin Wright Penn, abile nel rappresentare il dolore della moglie tradita, Viola Davis, incline a un divertente siparietto con Cal mentre svolge il suo lavoro di medico legale e Jeff Daniels, imbolsito e misterioso uomo del Congresso, doppiato splendidamente da Paolo Scalondro il quale restituisce all’attore il senso smisurato del Potere che rappresenta.

Un consenso indubbio lo riscuote la regia di Kevin Macdonald, con uno stile scosceso, conciso, lontano dagli stilemi televisivi. La scena nella quale Russell Crowe è nascosto tra le auto del parcheggio sotterraneo è di una tensione quasi insostenibile. Ulteriori elogi vanno destinati anche alla montatrice Justine Wright (già distintasi ne “L’ultimo  re di Scozia” e, soprattutto, ne “La morte  sospesa“).

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