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VALLANZASCA – Gli angeli del male

USCITA CINEMA: 21/01/2011.


REGIA: Michele Placido.
ATTORI: Kim Rossi Stuart, Valeria Solarino, Filippo Timi, Gaetano Bruno, Francesco Scianna, Paz Vega, Stefano Chiodaroli.


PAESE: Italia 2011. GENERE: Drammatico. DURATA: 125 Min. VISTO CENSURA: VM14.




VOTO: 5


Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l’autoflagellazione”.

Si apre con questa citazione dello scrittore statunitense Truman Capote l’ultimo film di Michele Placido. Forse non c’era bisogno di scomodare un intelletto così “alto” per la descrizione di un personaggio altrimenti istintivo. E la fustigazione a cui si fa riferimento sembra aver penalizzato soprattutto il regista.

“Gli angeli del male” è una presa per il bavero un po’ prepotente, che costringe a rivedere ciò che era stato già mostrato (meglio) nel “Romanzo criminale” del 2005, pellicola forse anche maggiormente controversa rispetto al vociferare a vuoto impostato sul personaggio di Vallanzasca. Con questa inseguita replica si rischia di far nascere una serialità nazional-malavitosa la quale, dopo la splendida trasposizione in immagini della banda della Magliana, potrebbe risultare indigesta come certi panettoni, perdendo in sintesi ed efficacia narrativa.

Non si sente il profumo della Storia in questo bio-pic a tratti addolcito, e il film ne esce decontestualizzato e impoverito, mettendo in mostra solo una pletora di reati di vita neanche molto coinvolgenti. Tra furti, sequestri e omicidi più o meno volontari ci si perde nella descrizione dei fatti e si dimentica l’approfondimento psicologico. La regia si distrae spesso e si fa stregare dai richiami (ineluttabili?) della messa in scena smarrita dietro alla descrizione del fascino del “bel René”. Si aggiunga oltretutto la poca scorrevolezza del montaggio, che ci concede solo una discreta visione dall’alto mentre la mdp dondola tra i separé delle mura carcerarie. Placido non riesce nemmeno ad arrivare là dove il film su Jacques Mesrine rivelava passione e angoscia, oltre a una nuance che virava verso il polar tra esagerazioni e guasconate.

Kim Rossi Stuart è prodigo di una serie di sfumature invidiabili: da tenero, romantico e amabile, al luciferino, spietato e instabile. Interpretazione esemplare la sua, seppure il ruolo fosse più che subdolo. Ottima e straziante la scena della “vendetta di famiglia” all’interno del carcere di Novara con Filippo Timi, fino a lì anonimo tossico smisurato e fastidioso. Peccato che “Vallanzasca” sia stato distribuito al cinema: poteva essere buono per trascorrere una noiosa serata davanti alla tv, abbandonati tra le morbidezze di un divano domestico. Sognando di fare 13 senza dover bussare ai finestrini di un’auto.


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