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THE HELP

Un film di Tate Taylor.

Con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain.

Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 137 min. – USA 2012. – Walt Disney. Uscita: venerdì 20 gennaio 2012.

VOTO: 6

Una moltitudine di raggi solari rischiara la città di Jackson, Mississippi. Una speranza di solidarietà che cerca in tutti i modi di conciliarsi con il feroce razzismo dell’inizio degli anni ’60. E’ un desiderio invocato da un gran numero di donne, quasi tutte afroamericane, le quali prestano servizio domestico presso le famiglie più facoltose dei bianchi. Il loro tran tran quotidiano è scosso proprio da una donna bianca, giovane, fresca di due lauree e intraprendente.

Il suo nome è Eugenia Skeeter (Emma Stone) la quale, tanto per introdursi nell’ambiente redazionale, si è appena fatta assumere come scribacchina per una rubrica giornalistica locale di poco interesse. In (continua…)


TWILIGHT

USCITA CINEMA: 21/11/2008.


REGIA: Catherine Hardwicke.
SCENEGGIATURA: Melissa Rosenberg.
ATTORI: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Michael Welch, Justin Chon, Peter Facinelli.

PAESE: USA 2008. GENERE: Azione, Horror. DURATA: 110 Min.




VOTO: 7


Un amore con (ri)morso. Un invaghimento ponderato. Un “vorrei ma non posso” crucciato quanto basta. E una variazione sui vampiri, visti nella società di oggi, abbastanza sorprendente e riflessiva. Questo, in estrema sintesi, è il romanzo della Stephenie Meyer che ha avuto il merito di scrivere bene una storiella d’amore adolescenziale, inserita in un contesto fantastico attraente e suggestivo.

Una volta usciti dalle pagine del libro e catapultati nella traduzione filmica ecco che nascono le prime valutazioni. Balza subito all’occhio il personaggio di Isabella interpretato da Kristen Stewart: scoordinata e imbranata nel giocare a pallavolo o anche semplicemente nel camminare, leggiadra nel rivolgere lo sguardo verso il suo adone, accorta in certi battiti di ciglia, inciampa e scuote la testa con grazia. Il suo apporto attoriale è abbastanza accidentato e riuscito.

Robert Pattinson, al contrario, non rende al massimo l’idea di un personaggio riservato e tormentato insieme. Manca quel sorriso che spesso affiora tra le pagine del libro. Il suo Edward è più simile a un replicante che a un vampiro che perde la testa per amore. Cerei damerini, per una volta i vampiri sono più smaglianti degli umani: i vestiti bianchi e l’abitazione moderna con i vetri trasparenti fanno da contraltare a maglioni a collo alto, abiti consunti e case arrangiate. Gli umani ritengono ormai la loro decadenza routine. Fondamentale in questo confronto l’apporto di una fotografia algida, riflettente i toni del blu e del verde.

Con inquadrature puntuali sugli occhi cangianti del non-morto, e indagando su altri dettagli fondamentali presi in prestito dalle piacevoli pagine del romanzo, la macchina da presa vaga nelle notti insonni della cameretta di Forks, tra i cappelli dei diplomi, i piovaschi e la sensazione di umidità dell’Olympic Rain Forest e dei suoi scenari.

Tutto ciò è frutto del lavoro della regista Catherine Hardwicke (la ricordo nel suo bell’esordio, “Thirteen”), la quale innalza “Twilight” a un film non solo per ragazzi. Il suo trattenersi nel mostrare comode soluzioni sessuali (che comunque non sono presenti nel romanzo) rende la regia universale, quasi retrò, con quella pudicizia necessaria a descrivere un amore discreto che nasce a poco a poco e che non è per niente scontato.

La sua direzione spigliata, sarcastica, che lascia spazio anche all’eccentrico (vedi la bella partita di baseball) è una delle più vigorose allegorie della modernità: gli adolescenti che si guardano a lungo senza avere il coraggio di proporsi veramente e si abbandonano con facilità alle sirene delle ricchezze, della bellezza, dell’eleganza e dello sfarzo. E’ uno stile che si fa complice della scrittura di Melissa Rosenberg (già autrice della serie tv “Dexter”) a cui ogni tanto scappa di mano la plausibilità di una ragazza che “cede” così volentieri e senza troppe menate ai canini dei vampiri. E può spiazzare e irritare chi non ha letto la novella.


TENEBRE

TenebreTenebre è un film di Dario Argento del 1982.

Con Anthony Franciosa, Christian Borromeo, Mirella D’Angelo, Veronica Lario, Ania Pieroni, Carola Stagnaro, Lara Wendel, John Saxon, Daria Nicolodi, Eva Robin’s.


Prodotto in Italia. Durata: 110 minuti. Distribuito in Italia a partire dal 28.10.1982.




VOTO: 8


Tenebre e’ una mosca bianca nel percorso cinematografico di Dario Argento. Dopo il mezzo flop di Inferno il regista abbandona il filone paranormale e torna al giallo classico. Dalle citta’ gotiche si passa ad una Roma solare e luminosa popolata di persone. Infatti qua la luce fa da punto chiave. I film di Dario Argento hanno sempre atmosfere cupe, qua invece gli omicidi avvengono spesso in pieno giorno ed alcuni in luoghi affolati. E tra questa luce di un bianco quasi lucido il sangue risalta in tutto il suo splendore.

Peter Neal e’ uno scrittore di successo che arriva a Roma per presentare il suo nuovo libro che si intitola TENEBRAE e si trova coinvolto in una serie di omicidi ad opera di un serial killer che uccide alcune donne colpevoli, secondo il suo parere, di infamanti aberrazioni. Lo scrittore si mette ad indagare per conto suo. Scopre chi compie gli omicidi ma nel frattempo scopre anche una relazione tra sua moglie e il suo agente letterario, e qui abbiamo una buona trovata direi. Daria Nicolodi e Dario Argento in Francia per la prima di "Tenebre"

**SPOILER**

Ossia Argento fa uccidere dallo scrittore il serial killer e con lo stesso modus operandi Peter uccide sia la moglie che l’agente letterario e da li’ l’epilogo finale. Quindi l’inganno: si pensa che l’assassino sia uno solo, invece da un certo punto in poi uno e’ il proseguimento dell’altro. Ottimo.

Tenebre e’ un gran bel film, forse l’ultimo classico che Argento abbia girato prima dello sfacelo a cui ormai ci ha abituato da anni.

E’ scritto bene, ha un ritmo degno dei migliori classici del genere, una bella colonna sonora che si amalgama al film un’ambientazione insolita (il film sara’ girato quasi interamente all’EUR) e qualche momento di grande cinema. Scene da ricordare ce ne sono molte: i piani sequenza dentro e fuori il palazzo delle due omosessuali, l’inseguimento del doberman e la bellissima soluzione finale. Un Dario in vero stato di grazia.

Tra le curiosita’ una giovane Eva Robin’s alle prime armi ed una bella Veronica Lario in una delle sue ultime apparizioni prima di diventare la signora Berlusconi.


SOFFOCARE

Soffocare“Soffocare” è un film di Clark Gregg del 2008.


Con Sam Rockwell, Anjelica Huston, Joel Grey, Brad William Henke, Kelly Macdonald, Kathryn Alexander, Teodorina Bello, Kate Blumberg, Jonah Bobo, Paz de la Huerta.



Prodotto in USA. Durata: 89 minuti. Distribuito in Italia da 20th Century Fox a partire dal 13.05.2009.



VOTO: 8

Quando si sono oltrepassati limiti dai quali sembra impossibile fare ritorno è necessario frugare nel nostro bagaglio di strazianti e perversi ricordi, finché non ne troviamo uno che ci permette di interrompere il circolo vizioso e conquistare la sobrietà. E il passato di Victor (perfettamente “traumatizzato” da un Sam Rockwell molto in parte) è nascosto nel rapporto con sua madre (un’Anjelica Huston gasata da giovane e sofferta nel ruolo senile, ricoverata in un Istituto Psichiatrico). Victor/Rockwell lavora come comparsa in un’oasi storica che ricostruisce ambienti e modi degli Stati Uniti del 1763: il capo del villaggio sembra che abbia inghiottito un dizionario dei sinonimi tanto parla forbito e arcaico (esilaranti le scene nelle quali Victor lo prende in giro).

Per Victor il superamento del limite sta in un sesso inteso come un perfetto e avvolgente “nulla”, dove il dolore è ricacciato indietro o non esiste. Ci si tuffa per sfuggire alla tristezza, alla solitudine, all’inadeguatezza. I suoi rapporti privilegiano solo donne sconosciute (e preferibilmente sono consumati nelle toilettes, durante gli incontri di gruppo per guarire dal “sesso-centrico”), in modo da tenere anestetizzati i sentimenti e la noia.

Il personaggio di Rockwell ha avuto un’infanzia marcata da una madre ultraprotettiva (che gli insegna perfino a riconoscere la tipologia degli allarmi annunciati via altoparlante nei luoghi pubblici, in modo da poter scappare e sopravvivere), la quale gli nega qualsiasi contatto con persone/bambini della sua età o con le cose più giocose/gioiose, come le giostre o i parchi di divertimento. Ma la testa di Victor gira lo stesso, il suo sguardo è malinconico e necessita di un modo per attirare l’attenzione. Il suo soffocare, nel fingere che il cibo gli è andato di traverso, è un vero morire a causa delle represse emozioni infantili. Gli atteggiamenti anticonformisti che la madre vorrebbe inculcargli, in realtà sono paranoici e ossessivi. Ormai il piccolo riesce a sorridere solo a comando. Brad William Henke e Sam Rockwell, stanchi dopo il lavoro.

La regia funziona decisamente bene per quanto riguarda i flashback (puntuali per come si sceglie di entrarvi, e da come si sceglie di uscirne), gli intermezzi sessuali (veri o immaginari), i primi piani (bellissimo il sorriso del bellissimo amico Danny, ammalato di masturbazione smodata) e qualche movimento di macchina in avvicinamento a svelare particolari rilevanti per la vicenda (la scena notturna allo zoo, alcuni “battibecchi” con le anziane del nosocomio).

Un saporito vaneggiamento religioso è al centro di una traccia narrativa, quando si pensa che Victor sia venuto al mondo grazie a un prepuzio benedetto (!): l’irriverenza è a portata di mano e si mette in mezzo una possibile esistenza di un secondo Messia. Clark Gregg, come regista esordiente, direi che è sicuramente da tenere d’occhio vista l’abilità con la quale mette in scena un testo bizzoso e irrazionale come quello di Chuck Palahniuk (lo scrittore di “Fight Club”) e lo scrupolo a cui ha dovuto attingere per una lavorazione lunga e tormentata.


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