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THE HELP

Un film di Tate Taylor.

Con Emma Stone, Viola Davis, Bryce Dallas Howard, Octavia Spencer, Jessica Chastain.

Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 137 min. – USA 2012. – Walt Disney. Uscita: venerdì 20 gennaio 2012.

VOTO: 6

Una moltitudine di raggi solari rischiara la città di Jackson, Mississippi. Una speranza di solidarietà che cerca in tutti i modi di conciliarsi con il feroce razzismo dell’inizio degli anni ’60. E’ un desiderio invocato da un gran numero di donne, quasi tutte afroamericane, le quali prestano servizio domestico presso le famiglie più facoltose dei bianchi. Il loro tran tran quotidiano è scosso proprio da una donna bianca, giovane, fresca di due lauree e intraprendente.

Il suo nome è Eugenia Skeeter (Emma Stone) la quale, tanto per introdursi nell’ambiente redazionale, si è appena fatta assumere come scribacchina per una rubrica giornalistica locale di poco interesse. In (continua…)


OFFSIDE

Anno: 2006. Durata: 88’. Origine: IRAN. Genere: DOCUMENTARIO/COMMEDIA.

Produzione, Regia, Sceneggiatura e Montaggio: JAFAR PANAHI.







VOTO: 8,5


Se è vero che la distribuzione cinematografica italiana fa acqua da tutte le parti, accumulando solitamente un numero spropositato di pellicole “interessanti” solo in un ristretto periodo dell’anno, e se consideriamo il fattore “sole primaverile inoltrato” come ulteriore deterrente per gli spettatori, è indiscutibile il fatto che alcuni film preziosi e invisibili emergano dagli impolverati scaffali solo adesso. E’ il caso di “Offside”, presentato ben 5 anni or sono al Festival di Berlino e vincitore dell’Orso d’Argento. In tutta la regione Toscana, a oggi 13 di Aprile, viene proiettato solo al Cinema Adriano di Firenze (tanto per ribadire fino a che punto sia arrivato l’irreversibile declino culturale).

Forte di una linea di pensiero libertaria e acuta, la pellicola di Jafar Panahi supera la linea dei militari difensori della giustizia e va spontaneamente in fuorigioco, oltre la linea di quel confine che sotto i regimi integralisti sarebbe meglio non valicare. Il regista, senza l’uso di troppe amplificazioni, si inventa un carcere all’aria aperta: sfortunata profezia del suo futuro, visto che lo scorso dicembre è stato condannato a sei anni di reclusione perché ritenuto colpevole di aver fatto propaganda contro la Repubblica islamica e il governo. Inoltre, Panahi non potrà lasciare il paese per i prossimi venti anni, né girare nuovi film o rilasciare dichiarazioni di qualsiasi genere ai mezzi di comunicazione iraniani o stranieri. Un bavaglio che sottomette il regista a un silenzio infinito, tristemente ovattato come i rumori provenienti da un campo di calcio quando ci è precluso assistere alla partita.

Ed è proprio in questa zona esterna superiore al campo sportivo che avviene uno scontro fisico e ideologico tra le femmine, travestitesi per assistere all’incontro di calcio, e i soldatini dell’esercito che difendono una legge che vuole le donne estromesse dagli stadi. Sono signorine che incutono paura perché dannatamente incanalate sulla via dell’emancipazione: fumano, aspirano a fare il militare, vogliono andare nella toilette degli uomini. Minano insomma quelle certezze (che poi sono i punti deboli) dello Stato e dei suoi tirapiedi, facendo vedere al mondo i normalissimi desideri di una generazione e le risorse di un paese per il quale si auspica una futura armonia. Le forze dell’ordine, nel cercare una minima e decorosa repressione, trovano resistenza anche dalla parte maschile, sono derisi e abbandonati sventuratamente a loro stessi, compresi e compatiti umanamente solo fino a un certo punto; perché i tempi vanno avanti inesorabili e anche i poliziotti giocano ai limiti dell’offside, sostando sul confine tra il dovere e la voglia di essere anch’essi liberi e indulgenti.

La regia di taglio quasi documentaristico indugia spesso sul volto sofferto di un padre anziano preoccupato per le sorti della figlia, sui tormenti e le esitazioni dei militari, tallona i vigorosi sorrisi disarmanti di alcune ragazze “infiltrate”, per poi concedersi alla gioia e al giubilo al termine dell’incontro sportivo con il Bahrein. Il racconto, sviluppato quasi in tempo reale, passa da una realtà drammatica a un piglio quasi sarcastico e un po’ ammorbidito, quando si trasferisce tra i festeggiamenti per le strade, dove si canta e si balla, tutti riuniti a gridare il nome del proprio Paese. Alla fine si aprono anche le porte della prigione-pulmino, ma c’è il timore che si tratti di una libertà effimera: tra il luccichio di fari e lo scoppio dei petardi, la strada resta segnata e il richiamo della voce del padrone sembra essere già lì, pronta per le sue opposizioni.

Ispirato a un fatto realmente accaduto alla figlia di Panahi, e attraversato da una grande umanità e semplicità, “Offside” è disinvolto e confidenziale al punto giusto; narra splendidamente le problematiche sociali attraverso le gesta di chi va allo stadio per sfogarsi dicendo qualche parolaccia, vestendo le maglie del Brasile o dell’Inter (temporanea immedesimazione per sfuggire la realtà?), o in alternativa camuffandosi nella speranza di essere invisibili alle restrizioni, come ultima risorsa per un breve giro di giostra. Attendiamo fiduciosi che il regime italiano si uniformi a quello iraniano e, tra boutades rimbalzanti tra le aule giudiziarie e quelle parlamentari, inizi una vera e propria inibizione discriminatoria. Qualche illuminato ministro potrebbe far notare la somiglianza dei colori delle bandiere, e insistere per un tollerante e iconografico decreto.


FAST & FURIOUS – solo parti originali

Fast & Furious - solo parti originaliRegia: Justin Lin. Sceneggiatura: Chris Morgan.

Attori: Vin Diesel, Paul Walker, Michelle Rodriguez, Jordana Brewster, John Ortiz.


Fotografia: Amir M. Mokri. Montaggio: Fred Raskin, Christian Wagner. Musiche: Brian Tyler. Produzione: Neal H. Moritz Productions, One Race Productions, Original Film, Universal Pictures. Distribuzione: Universal Pictures Italia.

Paese: USA 2009. Uscita Cinema: 17/04/2009.

Genere: Azione.

Durata: 107 Min.


VOTO: 8

Dopo 8 anni dal primo episodio di quella che poi sarebbe diventata una serie tra le più adrenaliniche degli ultimi tempi, ecco far ritorno Vin Diesel nei panni di Dominic Toretto, fuggito in Messico perché ricercato dalla polizia. L’unico affetto rimasto al nostro eroe è Letty (Michelle Rodriguez, poi vista anche nella serie tv “LOST”) con la quale compie ancora azioni spericolate a bordo di macchine truccatissime.

Sarà a causa di questa esistenza così ai limiti che Dom perderà Letty, uccisa spietatamente. La sete di vendetta lo spingerà a ritornare a Los Angeles, dove troverà di nuovo l’agente Brian O’Conner e, con lui, darà la caccia a quello che si scoprirà essere un nemico comune…

Il quarto episodio della saga “F&F” è anche quello tra i più riusciti. Oltre a richiamare in azione il carismatico Vin Diesel, costruisce una trama che va oltre la messa in scena di macchine che corrono solo per il gusto della sfida clandestina e dell’ebbrezza della velocità. La storia è sufficientemente intricata e menziona a gran voce il genere poliziesco tipico di certo cinema di Richard Donner e Walter Hill, con il racconto che viene costellato da battute spiritose volte a stemperare i contenuti, altrove più drammatici. Ed è per questo che il film suscita una certa ammirazione e sorpresa.

Già l’inizio è splendido con la messa in scena di un grandioso furto di un carico di benzina destinato alla Repubblica Dominicana; Justin Lin ci da’ una grande prova di come si dirige una scena d’azione e, come potete ben immaginare, questa non sarà la sola del film (date un’occhiata ai momenti dove le auto sfrecciano a tutto gas attraverso tunnel accidentati scavati nella grotta). Un ulteriore pregio del regista sta nell’aver saputo decelerare e prendere le dovute distanze dall’abuso di corse automobilistiche ai limiti del possibile, alternando le sequenze più in”trip”pate a occasioni dove far prevalere il dialogo e l’approfondimento psicologico dei personaggi. Una volta tanto è necessario liberarsi della puzza sotto al naso che contraddistingue solitamente il critico votato al cinema d’autore e riconoscere il giusto e meritato valore di cinema un po’ triviale, dozzinale e di minor pregio.

Vin Diesel (che, a dispetto del cognome, ancora una volta va a benzina) si conferma decisamente adatto per le parti del “tosto ma tenero”, quello che ti conviene avere dalla tua parte piuttosto che essergli contro. Ha un seducente sorriso canzonatorio e muscoli oliati ben in vista che ne fanno un degno successore dei fenomeni dei film d’azione come Stallone o Schwarzenegger. La Plymouth Roadrunner di Letty

Toretto si muove tra musica rap sparata a palla a far da sottofondo, qualche fondoschiena sculettante di troppo e bacini ancheggianti sbattuti in primo piano a far salire gli ormoni dei giovanotti (il connubio donne e motori, si sa, è sempre vincente da questo punto di vista). E pare che vada di moda e tiri parecchio anche il bacio saffico: evidentemente stuzzica gli appetiti sessuali del maschio più di quanto non sembri.
Dispiace sentire che, in un paio di occasioni, la parola “finocchio” sia stata usata ancora come insulto e dispregiativo. Era forse necessario distinguere un ambiente votato alla meccanica, alla rincorsa della gonna corta e della coscia lunga come esclusivamente machista?! Quello di “F&F” è un mondo di macchine truccate con una serie di automobili risalenti agli anni ’70 di tutto rispetto, come la Plymouth Roadrunner di Letty o la Ford Gran Torino (e con quella di Eastwood, già al cinema da un po’, facciamo il paio) di Fenix. L’attenzione ai dettagli nella cura e nell’esposizione delle auto è quasi maniacale.

Spesso le scene di azione “in corsa” vengono accompagnate da una colonna sonora che spazia dal rap, all’hip hop, all’R&B; ritroviamo artisti del calibro di Busta Rhymes e Robin Thicke. I brani sono tutti ben cadenzati e nervosi, adatti alle sequenze di inseguimento. Certo è che una track list così uniformata e livellata si ricorda solo per la mancanza di qualsiasi pretesto di creatività.


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