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IL PROFETA

USCITA CINEMA: 19/03/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Jacques Audiard.
ATTORI: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi.


PAESE: Francia 2009. GENERE: Drammatico. DURATA: 149 Min.

VOTO: 7

L’occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di “Un prophète”, opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L’ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad (altro…)


BRONSON

USCITA CINEMA: 10/06/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Nicolas Winding Refn.
ATTORI: Tom Hardy, Matt King, Amanda Burton, James Lance, Gordon Brown, Paul Donnelly.


PAESE: Gran Bretagna 2009. GENERE: Azione, Biografico, Drammatico. DURATA: 92 Min.

VOTO: 6

E’ arrivato sui nostri schermi, dopo circa tre anni dalla prima distribuzione, il “detenuto” film di Nicolas Winding Refn, l’appena palmato miglior regista all’ultimo Festival di Cannes con “Drive” (lo vedremo nel prossimo autunno, nda). In “Bronson”, Refn ci racconta la storia del carcerato più pericoloso del Regno Unito. Colui il quale ha trovato in galera una seconda casa. Partendo dai primissimi istinti di ribellione nelle aule scolastiche, passando attraverso l’iniziale misera rapina a diciannove anni, e arrivando alle rissose baruffe coi secondini e i compagni di cella. (altro…)


LADRI DI CADAVERI – Burke & Hare

USCITA CINEMA: 25/02/2011.


REGIA: John Landis.
ATTORI: Simon Pegg, Andy Serkis, Isla Fisher, Tom Wilkinson, Tim Curry, Jessica Hynes.


PAESE: Gran Bretagna 2010. GENERE: Commedia.  DURATA: 91 Min.





VOTO: 5


Benché sia rimasto lontano dal cinema per dodici anni (la sua ultima regia risaliva al 1998 grazie al seguito dei “Blues Brothers”), John Landis pare non sia riuscito a trovare molte idee, e l’ispirazione di oggi è un po’ offuscata mentre mescola maldestramente i toni offerti dalla storia di “Burk & Hare”. L’umorismo macchiato dalle nefandezze delittuose è stiracchiato, il sentimentalismo verso le donne e l’arte è freddo teatro di maniera, il presunto lato horror della pellicola si riduce a due risibili schizzetti di sangue. Un’arteria recisa è, invece, quella filmica del regista americano, che ci riempie di sviolinate e cornamuse celtiche, in mezzo a donne assetate di soldi più degli uomini mentre (altro…)


GIUSTIZIA PRIVATA

Giustizia privata. (Law abiding citizen, 2009, Usa).

Regia: F. Gary Gray. Con: Gerard Butler, Leslie Bibb, Jamie Foxx, Josh Stewart, Regina Hall.

Genere: Thriller. Durata: 108′.

Data di uscita: 25-08-2010.





VOTO: 5


I legali americani vincenti non fanno colazione, non perdono tempo dietro ai figli, devono correre ad assistere alle esecuzioni di pericolosi criminali da loro incolpati. Poi ti squadrano e ti dicono un sacco di battute sagaci, ti strizzano l’occhio e parlano un politichese ammaliante, sempre pronti a invadere Panama con polso fermo e aria dispotica.

Nonostante la partenza tradizionale, “Giustizia privata” ha dalla sua il ritmo concitato tipico del legal thriller, poco legal e molto più action poliziesco. Intraprende un bivio disorientante, macchiato spesso dal sangue (su tutte la gratuità della scena in cella) e spreca il lavoro di bravi attori quali Jamie Foxx, Colm Meany e Viola Davis, mentre Butler è completamente sprovvisto del benché minimo ascendente e non sa cosa sia la mimica. L’unica cosa buona che ha da mostrare, in una scena abbastanza in-fondata, è il sedere. A tratti, la plausibilità della trama è da raccapriccio: il colpo di scena rivelatorio è inaccettabile con le sue illogicità fantastiche. Neppure la regia si distingue per l’estro: il montaggio in parallelo tra l’esecuzione capitale e un concerto di violoncello aspira a essere aulica, invece risulta fuori luogo e abborracciata.

Resta l’amarezza per non aver osato approfondire la sete di vendetta confrontata con le responsabilità morali proprie di avvocati, giudici e procuratori, e del sistema giudiziario in genere: si sostiene il personaggio del cattivo, ma la sceneggiatura non ha il coraggio di appoggiarlo fino in fondo. Almeno si fosse osato fino all’esagerazione, dando libero sfogo al fumettismo e a un epilogo, chessò, anche controcorrente e imprevedibile. Tutto sommato, i “parrucconi” giustizialisti non sembrano neanche provare a mettersi in discussione con il loro senso del dovere.

Il personaggio castigatore di Butler gode di una lucidità oltre ogni ragionevolezza; unita all’ingegno e al gusto per l’efferatezza, sfiora la patologia fin quasi ad abbracciarla. Alla fine qualcuno finirà tra le fiamme dell’inferno, qualcun altro vedrà l’ordine ristabilito, per una volta “libero” di concedersi il lusso del suono di violoncelli e arpe. Il Paradiso all’improvviso.


NEMICO PUBBLICO N. 1

Un film di Jean-François Richet.

Con Vincent Cassel, Cécile De France, Gérard Depardieu, Ludivine Sagnier, Mathieu Amalric.

Azione, durata 240 min. – Francia, Canada, Italia 2008. – Eagle Pictures – VM 14






VOTO: 7


Tu sei romantica, amica delle nuvole…” cantava Tony Dallara.

L’animo opposto dell’imprendibile Jacques Mesrine, sentimentale dissidente: fugge dalla famiglia, ingravida una donna spagnola e poi la picchia, rapina, uccide barbaramente, seduce con astuzia le prime femmes che incontra, va in prigione. Mosso da un grande ego, Mesrine fu scaltro a costruire la propria mitologia, condizionando i media e deformandosi in un Robin Hood a suo modo contro il sistema. Occhi irrequieti, attraversati con vitalità da quel cocktail di autocompiacimento e indisciplina, il superbandito protagonista della malavita tra i ’60 e i ’70 è interpretato al meglio da Vincent Cassel, il quale presta volto e corpo trasformandosi nelle molteplici identità delle quali il criminale si servì per tentare di sfuggire alla cattura.

In appoggio a questa bella performance attoriale, l’appassionante montaggio spaziato voluto dall’abile regista Richet, il quale splitta lo schermo diverse volte permettendosi anche tempi di ripresa fuori sincrono. Nel film ci sono passione e angoscia, nuance che virano verso il “polar”, esagerazioni e guasconate. Ci si trova immersi nella giungla accanto a Cassel, senza principi ne’ morale. Nemmeno nei carceri di massima sicurezza il ladruncolo “impara” il rispetto che lui stesso pretende tanto. Comunque non importa: tutto scivola sull’epidermide da elefante di Jacques. “Non, rien de rien, non je ne regrette rien…”.

Resta il fastidio del rumore di fondo delle news accostate alle vicende narrate. Qual è il senso di far comparire i comunicati dell’affare Moro alla tv, per poi riprenderne il filo sul sottofinale con l’intenzione di Jacques di andare a Milano per incontrare le Brigate Rosse? Più che di collera sovversiva, si dovrebbe parlare di odio personale. Raccontare le vicende dell’uomo più ricercato di Francia avrebbe voluto dire anche soffermarsi di più a evidenziare il tempo storico di un paese diviso tra gli imbarazzi della guerra d’Algeria e gli assetti polizieschi di 20 anni dopo.

L’ “Ennemi public n. 1” è un continuo alternarsi vorticoso dell’eterno gioco fra guardie e ladri. E allora non ci si dovrebbe prendere il disturbo a mettere in scena una storia vera, bensì a presentarla così com’è, senza filtri, senza nomi, date, riferimenti. Perché tutto è già romanzato di per se’, la storia ha i crismi per supportare una sceneggiatura visti i molteplici (e spesso simili) accadimenti: rapina ardimentosa sino al masochismo, ammazzamenti, arresto, fuga temeraria, scopata. E poi via da capo, per la modesta durata di circa 4 ore.

Sintesi, signori. Sintesi.


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