20 SIGARETTE
Con Vinicio Marchioni, Carolina Crescentini, Giorgio Colangeli, Orsetta De Rossi, Alberto Basaluzzo.
Drammatico, durata 94 min. – Italia 2010. – Cinecittà Luce. Uscita: mercoledì 8 settembre 2010.
VOTO: 8
Il tempo e l’abitudine di fumare venti sigarette fanno una storia. Quella popolare, riaffermata dai mezzi di informazione, fiere fameliche pronte a nutrirsi del dolore e della morte causati dall’attentato a Nassiriya del 12 novembre del 2003, in cui persero la vita 19 militari italiani. E quella personale, invisibile, appartata, di un uomo che era lì quasi per caso. Un signore che rincorreva il sogno di creare con le immagini quello che non riusciva a ottenere attraverso le piccole lotte politiche condotte nella capitale a fianco di amici antimilitaristi. (continua…)
IL PROFETA
REGIA e SCENEGGIATURA: Jacques Audiard.
ATTORI: Tahar Rahim, Niels Arestrup, Adel Bencherif, Reda Kateb, Hichem Yacoubi.
PAESE: Francia 2009. GENERE: Drammatico. DURATA: 149 Min.
VOTO: 7
L’occhio offeso, trafitto da un cucchiaino. Vista annebbiata. Appannamento di scene di vita chiuse tra quattro mura. Sono parte dei titoli di testa di “Un prophète”, opera che introduce una specie di elettrochoc viscerale originante un punto di vista parziale, per forza di cose da svecchiare. E in fretta. L’ingresso in carcere del giovane magrebino Malik (Tahar Rahim) non è dei più facili. Non fa in tempo ad (continua…)
LUNA ROSSA
Con Carlo Cecchi, Licia Maglietta, Toni Servillo, Antonino Iuorio, Domenico Balsamo.
Drammatico, durata 116 min. – Italia 2001.
VOTO: 7,5
Chiusa in una specie di bunker circondato da campi dove far correre liberi i cavalli, la famiglia Cammarano punta alla leadership camorristica. Gli arredamenti che guarniscono gli interni sono volgari come i proprietari, sono oggetti che parlano e dicono della sfarzosa e inutile boria della Famiglia. Imbruttiti dagli ostacoli dell’ignoranza, sembrano suppellettili avanzate ai film a luce rossa.
E in effetti tra i numerosi abitanti, tutti parenti o quasi, che vagano nei soggiorni vuoti dove vigila la tv perennemente accesa e in camere da letto affollate, si instaurano stranissimi rapporti sessuali. Molto fisici. Fatti di incesti, rabbiosi rancori edipici, istinti veementi. Sopra tutto e tutti, le agghiaccianti influenze del capofamiglia, il quale cerca di tirare le redini per affermare il comando, ma si trova a dover fare i conti (continua…)
THIS IS ENGLAND
Con Thomas Turgoose, Stephen Graham, Jo Hartley, Andrew Shim, Vicky McClure.
Drammatico, durata 101 min. – Gran Bretagna 2006. - Officine Ubu. Uscita: venerdì 26 agosto 2011.
VOTO: 8
La pressione delle dita sui bottoni dei videogiochi, per combattere l’ennesima, pericolosa invasione aliena. I pomeriggi trascorsi davanti la tv a seguire le assurde avventure di “Supercar”. L’adesione al mito musicale dei Duran Duran. L’aerobica aggregatrice. L’intesa di massa nei confronti del matrimonio di Lady Diana Spencer. Il cubo di Rubik. Gli zuccherati passatempi regalati dai lollipop. Tutte caratteristiche assodate che ci (continua…)
LA RAGAZZA IN VETRINA
Un film di Luciano Emmer. Con Magali Noël, Lino Ventura, Marina Vlady, Bernard Fresson.
Drammatico, b/n durata 85 min. – Italia 1960.
VOTO: 7,5
Emmer è bravissimo con la cinepresa: pochi movimenti e una direzione attoriale ammirevole. Apparentemente riemerse da un dramma sociale scottante, le vicissitudini della pellicola percorrono stradine anguste nelle quali pare impossibile lasciare un’impronta di tipo politico. La commedia e l’erotismo sono in agguato. In realtà la sceneggiatura fa a meno di certi didascalismi, puntando su un’anima tormentata più di quanto non sembri e percorrendo l’intimità degli altri personaggi da cima a fondo, infine esplorando territori inusuali per un film italiano girato (continua…)
LAST DAYS
Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Gus Van Sant.
Interpreti: Michael Pitt, Lukas Haas, Asia Argento, Scott Green, Nicole Vicius, Ricky Jay.
Paese: USA. Anno: 2005. Durata: 85′. Sito ufficiale: http://www.bimfilm.com/lastdays .
VOTO: 8
Due segnali emersi dalla cronaca recente mi hanno indotto a (ri)pensare a quanto l’Arte Cinematografica preceda e accompagni il nostro vissuto. Da poco avevo terminato una breve disamina scritta di “Elephant”, un’opera che sento sempre viva sottopelle, riferimento irrinunciabile per tutti quegli atti orribili di violenze arcane che ogni tanto emergono da qualche parte del mondo. Ripensavo alla strage del liceo Columbine quando i notiziari sono stati invasi dagli attentati del 22 luglio in Norvegia; non ho potuto fare a meno di rievocare l’elefante che prende sempre più posto, che si (continua…)
MATCH POINT
Con Jonathan Rhys-Meyers, Scarlett Johansson, Brian Cox, Emily Mortimer, Matthew Goode.
Drammatico, durata 124 min. – USA, Gran Bretagna 2005. Uscita: venerdì 13 gennaio 2006.
VOTO: 8,5
La pallina che gira imprevedibilmente sopra il nastro della rete da tennis contiene una simbologia fin troppo chiara, tuttavia vera: l’imprevisto e la buona sorte sono riprodotti in un fermo immagine evidente e insopportabile allo stesso tempo, spartiacque pirandelliano tra felicità e perfida fatalità.
Per una volta ideatore di sciagure, Allen prende ispirazione dai drammi di Tennesse Williams, passa da Dostoevskij e approda ai moderni intrecci teatral-filosofici (la (continua…)
LA BOCCA DEL LUPO
Con Vincenzo Motta, Mary Monaco.
Documentario drammatico, durata 76 min. – Italia 2009. – Bim. Uscita: venerdì 19 febbraio 2010.
VOTO: 8
Miglior Film al 27-esimo Festival di Torino e scoperta della scorsa stagione cinematografica, “La bocca del lupo” è uscito in sordina durante il mese di febbraio. L’hanno visto in pochissimi e non molto più tardi è uscito in dvd. Ed è su quel supporto che va recuperato questo prezioso piccolo brillante raro, che si insinua sottopelle nella nostra anima, che ci fa ambire aria di salmastro per poi rinchiuderci in (continua…)
ELEPHANT
Un film di Gus Van Sant. Con Eric Deulen, Alex Frost, Elias McConnell, Timothy Bottoms, Matt Malloy.
Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 81 min. – USA 2003.
VOTO: 10
I genitori non hanno più il controllo. Sbandano anche quando la strada è diritta. Vuoti e sfocati, come i corridoi scolastici percorsi dalla loro prole. L’assenza è così palese che sono loro ad essere al servizio dei figli, quei discendenti altrettanto disorientati, costretti ad amministrare le “virtù” loro malgrado. Questi ragazzi tirano su col naso e camminano solitari con in mano fucili e bombe. Come siamo arrivati a tutto questo? Bisogna sbrigarsi a trovare una risposta: le nubi si muovono in fretta, e si fa presto ad oscurare un cielo limpido con nembi grigio scuro, a passare dal giorno alla notte…
Suddiviso in capitoli che portano il nome dei ragazzi protagonisti, “Elephant” è un ritratto adolescenziale scritto, montato e diretto da Gus Van Sant, regista esperto (continua…)
IL MIO AMICO ERIC
Un film di Ken Loach. Con Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop, Lucy-Jo Hudson.
Titolo originale Looking for Eric. Drammatico/Commedia, durata 116 min. – Gran Bretagna, Italia, Francia, Belgio 2009. – Bim. Uscita: venerdì 4 dicembre 2009.
VOTO: 8
Eric Bishop (Steve Evets) beve e prende una rotonda contromano. Ha lo sguardo perso nel vuoto, tipico di una persona allo sbando. Con pochi soldi deve badare a due figliastri irrequieti. Eric è il nome col quale essi gli si rivolgono. E’ quell’uomo che non si riconosce più allo specchio. Spento, apatico, autoemarginato. Si fa parcheggiare utensili edili nel giardino di casa. Un’abitazione già di per se’ arruffata, con stanze messe costantemente a soqquadro. Sporche, disordinate. Confuse come la mente del loro proprietario. (continua…)
PRIGIONIERI DELL’OCEANO
Regia: Alfred Hitchcock.
U.S.A. 1943. Scritto da: Ben Hecht.
Cast: T. Bankhead, W. Bendix, W. Slezak, M. Anderson, J. Hodiak, H. Hull, H. Angel, H. Cronyn, C. Lee.
VOTO: 8
Dal romanzo “Lifeboat” di John Steinbeck, il maestro della suspense trae una storia fatta di crisi morali, di eventi e chiacchere quasi mitologici che escono dai tipici stilemi ai quali ha lavorato di solito.
Costanza Porter (Tallulah Bankhead) è una giornalista un po’ frivola con tanto di telecamera e macchina da scrivere, abito elegante e scarpe col tacco. Non ci si immaginerebbe una donna siffatta in una scialuppa di salvataggio. Eppure, la nave sulla quale viaggiava, è stata affondata da un missile e adesso si trova a discettare come niente fosse accaduto. Sono i tempi della seconda guerra mondiale. (continua…)
IL MONELLO
Un film di Charles Chaplin. Con Charles Chaplin, Jackie Coogan, Carl Miller, Edna Purviance, Tom Wilson.
Titolo originale The Kid. Drammatico, Ratings: Kids, b/n durata 63 min. – USA 1921.
VOTO: 7
Dopo una serie di sfortunati eventi, un orfanello abbandonato in una zona residenziale viene rinvenuto e allevato da un povero spiantato. Siccome il vagabondo non ha i mezzi di sussistenza necessari, le istituzioni si investono della facoltà di sottrargli il bambino con l’intento di sistemarlo in un orfanotrofio.
L’ipotetica abbondanza di concetti offerta da una storia del genere, nelle mani di Chaplin sarebbe dovuta diventare un capolavoro se solo il suo autore avesse mantenuto il solito equilibrio tra dramma e commedia, tragedia e comicità. Quella a cui assistiamo è invece una crescente propensione verso una narrazione che somiglia (continua…)
TRA LE NUVOLE
Con George Clooney, Vera Farmiga, Anna Kendrick, Jason Bateman, Danny McBride.
Titolo originale Up in The Air. Commedia/Drammatico, durata 109 min. – USA 2009. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 22 gennaio 2010.
VOTO: 7
Gli standard recitativi di George Clooney sono sempre stati medio-alti. La prestanza fisica, il sorriso un po’ furbetto, lo sguardo simpatico e sornione, una mimica facciale predisposta alla commedia, e capacità notevoli anche nei drammi. Non so se quella di “Tra le nuvole” sia la performance migliore. So che il suo Ryan Bingham (“tagliatore di teste” esterno che irrompe a sconvolgere le vite di impiegati non più consolidati) è un personaggio che rimane. (continua…)
VENERE NERA
REGIA e SCENEGGIATURA: Abdellatif Kechiche.
ATTORI: Yahima Torrès, Andre Jacobs, Olivier Gourmet, Elina Löwensohn, François Marthouret.
PAESE: Francia 2010. GENERE: Drammatico. DURATA: 166 Min.
VOTO: 6
È stimolante assistere a uno spettacolo “al contrario”. Piuttosto che l’esibizione della “Venere nera”, è significativo vedere come i suoi protettori e il resto della società si accapiglino, si azzuffino, si contrastino, dando luogo a un contraddittorio umano, vera tragedia dell’uomo moderno. Un circo che mentre mette in mostra le deformità delle altrui razze scopre il proprio volto fatto di avidità, cattiveria, superbia e lussuria. (continua…)
LUCI DELLA RIBALTA
Un film di Charles Chaplin. Con Sydney Chaplin, Claire Bloom, Buster Keaton, Charles Chaplin, Nigel Bruce.
Titolo originale Limelight. Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 145 min. – USA 1952.
VOTO: 9,5
L’assortimento delle emozioni di una vita è vasto, e richiede una certa adattabilità. Bisogna esser pronti ai più arditi volteggi, alle burle più graffianti, alla profonda malinconia, a danzare sulle punte per trovare un equilibrio esistenziale, a ridere delle tragedie e a piangere di felicità. E’ un po’ come indossare una maschera da clown. Quella di un pagliaccio consapevole; sicuramente un po’ invecchiato, diviso tra un animo scorbutico e un altro gentilissimo e lodevole, quasi sentimentale. (continua…)
BRONSON
REGIA e SCENEGGIATURA: Nicolas Winding Refn.
ATTORI: Tom Hardy, Matt King, Amanda Burton, James Lance, Gordon Brown, Paul Donnelly.
PAESE: Gran Bretagna 2009. GENERE: Azione, Biografico, Drammatico. DURATA: 92 Min.
VOTO: 6
E’ arrivato sui nostri schermi, dopo circa tre anni dalla prima distribuzione, il “detenuto” film di Nicolas Winding Refn, l’appena palmato miglior regista all’ultimo Festival di Cannes con “Drive” (lo vedremo nel prossimo autunno, nda). In “Bronson”, Refn ci racconta la storia del carcerato più pericoloso del Regno Unito. Colui il quale ha trovato in galera una seconda casa. Partendo dai primissimi istinti di ribellione nelle aule scolastiche, passando attraverso l’iniziale misera rapina a diciannove anni, e arrivando alle rissose baruffe coi secondini e i compagni di cella. (continua…)
DEAD MAN’S SHOES
Con Paddy Considine, Gary Stretch, Jo Hartley, Toby Kebbell.
Titolo originale Dead Man’s Shoes. Thriller/Drammatico, durata 90 min. – Gran Bretagna 2004.
VOTO: 9
Tricicli abbandonati, altalene spinte dal vento. Interni sudici e disordinati, abitati da spacciatori da quattro soldi; survoltati animali che campano a pizza, birra e giornaletti porno, le bocche impastate da alcool e acidi. Quadri incompleti che stanno per essere riempiti dai ricordi dolenti di un passato in bianco e nero. Ricordi che tornano vividi; voci lontane sempre presenti. Richard è pronto ad agire, vendicarsi. Non può più aspettare. E deve proteggere Anthony, il fratello ritardato che dalle bestie di paese ha subito le peggiori angherie. (continua…)
TUTTI PER UNO (2011)
REGIA e SCENEGGIATURA: Romain Goupil.
ATTORI: Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Hippolyte Girardot, Romain Goupil.
PAESE: Francia 2010. GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 90 Min.
VOTO: 6,5
Come si può rispondere a una radicata caccia all’uomo? Quella cattura consentita da una legge che intima di espellere migliaia di persone clandestine? Il cuore di mamma non ha dubbi: intonando una filastrocca modulata, rassicurante, per tener buono quell’infante in grembo, spaventato dall’aggressività che fluisce nell’aria, mentre la polizia arresta un gruppo di irregolari nella Parigi di un paio d’anni fa.
La “polisse” è un’arma sciancata che agisce tenace per conto del Governo. Descritta come un corpo unico sopra le righe, quasi un insieme di figurine-caricature di cattivi spietati mangiabambini, ingannatori e mentitori, più che tutori dell’ordine difendono il sistema politico del quale si nutrono. Solo facendo rimanere in piedi quello, mantenendolo funzionante, riescono a vivere, esistere, esercitare. Lo stato di/della polizia. Quello del presidente francese nell’anno del Signore 2009. Ieri, qui, ora. Al grido di “Liberté, egalité, papiers”, i genitori-cittadini manifestano davanti alla scuola, scoprendo il nervo di una legislatura vacante.
Lì, in quell’istituto scolastico dove si mescolano i figli del mondo, c’è Milana, una bambina cecena che ha formato un gruppo segreto di coetanei. Legati da un’intesa silenziosa, da scambi di materiale, bigliettini, messaggi convenzionali durante le lezioni di addormentati docenti, i ragazzini si ritrovano in un nascondiglio segreto, vicino alle rues principali, dove progettano la vendita di copie di videogiochi e di musica per poter raggranellare qualche soldo. E’ il primo segnale della loro indipendenza dalle regole degli adulti. Fuggono dai semplici schemi del “mangia, studia, lavati i denti e dormi” che genitori timorosi impongono loro nel tentativo di educare, togliendo tempo all’ascolto.
Quando, tra oltre 50 anni, i bambini di oggi ricorderanno gli eventi di una società che non conosceva il senso di solidarietà,
tesa a esasperare le differenze razziali e volta a far prevalere la cultura nazionale come quella dominante, apparirà più debole quella paura estrema di contaminazioni, di sconvenienti misture religiose e linguistiche. Milana è diventata una signora nel 2067. Acuta osservatrice della realtà, è un barlume di speranza dell’evoluzione socio-politica che potrebbe cambiare la confusa situazione odierna, trasformandola in un’architettura antropologica proporzionata, linda e pura.
Valeria Bruni Tedeschi, doppiata male da se stessa, incide solo con la forza e la passione rivoluzionaria, mentre si da’ arie irritanti fumando sigarette senza sosta, inveendo nel tentativo di richiamare all’ordine (una contestatrice?) i fanciulli e mettendo un broncio che vorrebbe essere di protesta ma che sfiora il comico involontario. Bisogna riconoscergli almeno il coraggio di aver intrapreso una strada scomoda, che la pone in contrasto con la sorella Carla, quella che soggiorna ormai da tempo proprio nelle stanze del tanto denigrato Eliseo. Per una volta il cinema respira libero da dogmi, compromessi distributivi, e vola appena un po’ più alto rispetto al conforme ciarpame a cui siamo soliti assistere.
La spontaneità dei bambini nella recitazione è la cosa migliore del film. Les mains en l’air, i ragazzi sono uniti come rivoli d’acqua che scorrono su vetri battuti dalla pioggia. Una precipitazione meteorologica che diventa un diluvio di semplicità, nel tentativo di fuggire, per gioco, alle amare azioni persecutorie. E allora andate per la vostra strada, piccoli grandi marmocchi. Il vostro linguaggio è inascoltabile dai grandi, troppo presi dal chiasso delle loro baruffe. Troppo alti per poter vedere da un’altra prospettiva.
Au revoir, les anciens. Allez, les bizuths.
THE HOUSEMAID
Regia e sceneggiatura: Im Sang-soo.
Interpreti: Jeon Do-youn, Lee Jung-jae, Youn Yuh-jung.
Produzione: Mirovision Inc., Sidus Fhn. Distribuzione: Fandango. Corea del Sud, 2010, 107′.
VOTO: 6
Il cinema coreano si sta lentamente arenando. Dopo i fasti dei primi film di Kim Ki-duk e Park Chan-wook, portatori di soggetti e linguaggi abbastanza innovativi, l’arte visiva di quel paese si è un po’ adagiata su schemi ripetitivi, stucchevoli esercizi di stile, opere a mezzo servizio.
Compiti ardui attendono le protagoniste del nuovo (uscito da noi con un annetto di ritardo) film di Im Sang-soo, libero riadattamento di una pellicola in bianco e nero di Kim Ki-young. L’inizio ha luogo tra le strade di una città coreana: c’è chi si impegna per servire gustose pietanze di pesce, chi si gode la compagnia degli amici, c’è chi salta per ballare e chi salta… giù da un balcone. Tra scene di vita ordinaria, un evento tragico segna la partenza di questa storia. Che continua con una collaboratrice domestica alla ricerca di una colf per conto di una coppia facoltosa: lei incinta di due gemelli e lui, elegante tenebroso, che mette subito gli occhi addosso alla nuova arrivata. Una giovane che, grazie all’appoggio dell’anziana cameriera che l’ha “fiutata”, ispira la simpatia della bambina, ancora per poco figlia unica.
Infastidito da un menage matrimoniale privo di quel distacco necessario a mantenere il riserbo per un buon coinvolgimento erotico, il padrone della lussuosa abitazione beve vino e passeggia nudo per tutta casa, suonando il piano la mattina a colazione ed uscendo sempre scortato da un paio di guardie del corpo, che fanno anche da portaborse. Affari & Sesso, Business & Tradimento, sembrano definire la figura di comandante del fedifrago: un personaggio che è risolto a
metà, perso tra l’autorevolezza iniziale e i piagnistei successivi.
In agguato ad ogni fotogramma, la morte aleggia in questo melò stilizzato e un po’ freddino. E’ la messa in scena di una dipartita tutta al femminile, come se le donne avessero da espiare colpe risalenti a un passato primitivo. “La mamma morta” cantata dalla Callas sottolinea come le madri siano in pericolo, vittime di loschi piani diabolici e arrivisti, bugie, soffiate, gelosie e candide ingenuità. E’ un gioco al massacro durante il quale assistiamo a un’eloquente scena tra quattro donne chiuse in una stanza mentre si rimpallano i destini dei prossimi nascituri che, per una volta, occorre sperare con tutto il cuore non siano femmine.
Perdendo spesso di vista possibili percorsi sociologici, data la famiglia borghese viziosa a disposizione, il regista recupera sul finale quando “trasloca”, tra lucidità e sofisticazione, le rosse poltrone capitonnées, simboli di potere privilegiato, alla mercé del freddo invernale. Attitudine caustica che arriva un po’ tardi, ma che ha il privilegio di mettere qualche tarlo sulla liscia mobilia dei ricconi di turno, e magari anche nelle loro sbronze coscienze.
NUOVOMONDO
Con Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Francesco Casisa, Aurora Quattrocchi, Filippo Pucillo.
Titolo originale The Golden Door. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 111 min. – Italia, Francia 2006. Uscita: venerdì 22 settembre 2006.
VOTO: 8
L’emigrazione italiana dei primi del ‘900 sta all’America come l’immigrazione di oggi sta all’Italia. Un’equazione che non ha fondamenti matematici, ne’ propositi politici. Solo un’inevitabile riflessione che sorge durante la visione dell’ultimo film (un altro, “Terraferma”, è in produzione) del bravo Emanuele Crialese.
Dai piedi corrosi da un’arrampicata sulle rocce di ieri, al terreno fertile e pieno di speranza che per tanta gente è l’Italia odierna. Le scarpe, forse quelle sono le stesse. Quelle che, quando ci sono, si indossano sulle strade più belle, dove ci possono vedere anche gli altri; le pietre in bocca a sanguinare, in un sacrificio appassionato estremo, sognando piogge di monete e verdure giganti. L’uomo completato nella/dalla Natura, scialuppa di salvataggio che sfama perfino l’amore. In
“Nuovomondo” non si vedono mai le rive odierne del nostro paese: tuttavia le immagini non possono far altro che evocarle, in una specie di impietoso confronto tra i bisogni urgenti della gente antica di allora e la riottosità dell’italiano moderno. Perché tutto è grande in America/Italia. Tutto è bello. Senza miseria, fame, ingiustizie. E allora si sogna. Si sogna di partire per quel paese fiammeggiante, elegante. Anche se nessuno l’ha mai visto.
Crialese inscena una traversata dell’Oceano movimentata nell’animo: nella puzza di chiuso delle cambuse, grovigli umani di speranze, affetti, dolori e pianti, si rintanano come spettri nel comune e angosciato intento di approdare alla felicità. C’è tempo anche per una parentesi romantica quasi accidentale: se non si può avere l’amore vero, bisogna prenderne almeno una ciocca di capelli.
I tempi filmici sono quelli giusti. Ci si ferma su cose, volti, persone e personaggi, in modo da far assorbire le emozioni, farle penetrare sottopelle. Straordinaria la direzione degli attori, tra i quali spicca la notevole intensità di Vincenzo Amato e l’eterea presenza di Charlotte Gainsbourg. Con i piani sequenza della prima parte, e i ralenti tra i boccaporti della fase centrale, il regista italiano da’ il meglio di se. Fino a dar sfogo, qua e là, al suo talento astratto. Da manuale le scene dell’imbarco sulla nave e la prospettiva che separa definitivamente dalla terra natia i protagonisti, conquistati da sguardi smarriti, completamente circondati dalla vastità delle acque, senza case e alberi. Senza più radici. E’ comprensibile come la giuria della Mostra del Cinema di Venezia del 2006 ne sia rimasta conquistata, e abbia riconosciuto al film un Leone d’Argento per meriti artistici quale consenso creato ad hoc.
Nell’ultima parte la pellicola si fa un po’ troppo didascalica e, quasi documentaristica, si attacca a monotoni particolari sui metodi di accoglienza a Ellis Island. L’attenzione è distolta e si ritarda la crescita emotiva della chiusura. Che arriva, splendida, nella sua balenante irrealtà, a dirci che la nuova via è un mare latteo, dove nuotare verso una terra promessa sconosciuta e (si confida) liberatoria, dalla quale si affaccia il miraggio di case di cento piani.
IL CONCERTO
REGIA e SCENEGGIATURA: Radu Mihaileanu.
ATTORI: Mélanie Laurent, François Berléand, Miou-Miou, Valerij Barinov, Lionel Abelanski, Alexeï Guskov.
MUSICHE: Armand Amar. PAESE: Francia 2009. GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 120 Min.
VOTO: 8,5
Mosca, ai giorni nostri. Il Partito Comunista ha consensi sempre più bassi ed è in cerca di comparse per i suoi comizi improntati su ideologie muffite. I mafiosi russi si danno battaglia su un territorio inconsueto, e pretendono di avere successo in base al numero di invitati ai matrimoni dei loro figli, nuovi rappresentanti di un potere vizioso. Serve sempre qualcuno che si presenti al posto (o in mancanza) di un altro. E allora perché non approfittare di un invito del teatro
Châtelet di Parigi per un concerto nella capitale francese ed ergersi sul podio in sostituzione di un’orchestra americana? E’ ciò a cui pensa Andrei (interpretato da un vibrante Alexei Guskov), l’ex direttore d’orchestra del Bolshoi, ridotto a fare le pulizie dopo un passato di repressione da parte dei sostenitori di Brežnev. Inizia così un reclutamento affrettato tra i vecchi musicisti ebrei, ma i tempi non sono più gli stessi. Trent’anni son passati in fretta, a qualcuno trema le mani e pensa che Parigi si sia convertita all’ebraismo, un altro si è fissato con i film a luci rosse, c’è chi lavora tra i banchi del mercato, chi fa il tassista o il guardiano: chissà se in loro è rimasta la confidenza con gli strumenti musicali e se ricordano ancora la tecnica per poterli usare?
L’incontro-scontro con i francesi, zimbelli rigorosi e precisi, sapientoni che paiono avere una scopa su per il culo e che vengono presi in giro più volte dall’inventiva di Radu Mihaileanu, è un apprezzabile momento di euforica ironia. Il regista rumeno, grazie all’abile mutamento dei toni, ci fa ammirare la nobile carenza della condizione umana attraverso uno humour graffiante e caotico, con in più uno spirito nomade e goliardico, senza che il suo lavoro rimanga privo di coerenza. Il gruppo misto che cerca di avere l’aspetto e il comportamento di musicisti professionisti è semplicemente esilarante. “Il concerto” diventa ben presto un elegiaco antidoto all’angoscia esistenziale contemporanea e, facendo leva su quelle contraddizioni culturali che altrove sarebbero state disgreganti, ispira indulgenza e un’insolita concordia.
L’ultima mezz’ora è straordinaria per coinvolgimento emotivo. Il Concerto per violino e orchestra di Tchaikovsky è un connubio perfetto di strumenti e un improvviso incontro di anime mute, comunicanti attraverso la musica. E’ la scoperta di un passato tenuto nascosto dalla protervia della Storia: tra la forza esplosiva dell’orchestra e la malinconia del violino di Anne-Marie (una lodevole Mélanie Laurent) si compie un atto d’amore supremo, un dono vitale inatteso e gioioso, la ricomposizione di un sogno e di una bacchetta spezzati, il perfezionamento di un notevole racconto allegorico.
MAR NERO
REGIA e SCENEGGIATURA: Federico Bondi.
ATTORI: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Maia Morgenstern, Vlad Ivanov, Corso Salani.
PAESE: Francia, Italia, Romania 2008. GENERE: Drammatico. DURATA: 95 Min.
FESTIVAL DEL FILM DI LOCARNO 2008: Premio Miglior Attrice Ilaria Occhini, Premio della Giuria Ecumenica, Premio della Giuria Giovani.
VOTO: 7
Quella di essere accompagnate e assistite da badanti provenienti dall’est è una condizione comune a tantissime persone anziane della nostra penisola. Non sfugge a questa nuova “sorte”, dettata in parte da una rivoluzione nella composizione dei nuclei familiari e in parte da situazioni contingenti, nemmeno la scorbutica Gemma (Ilaria Occhini), fresca vedova che abita nell’immediata periferia di Firenze. Appaiata alla giovane rumena Angela (Dorotheea Petre), l’anziana signora si ritrae nel suo guscio e inizia a una specie di gara probante la tenera accompagnatrice in cerca di fortuna e soldi, la quale sogna di poter avere tanti bambini col suo compagno Adrian (Vlad Ivanov), rimasto a lavorare in Romania.
Gemma e Angela sono due donne lontane per generazione, cultura e carattere; due rive opposte che si guardano, mentre in mezzo scorre il fiume delle nuove condizioni e opportunità sociali, tra immigrazione e terza età. L’adattamento della nuova arrivata in terra straniera è lo specchio della rielaborazione a cui è costretta Gemma se vuole stabilire un rapporto di fiducia e stima nei confronti di “quella lì”. 
Federico Bondi, regista toscano qui al suo primo misurato lungometraggio, a un’iniziale messa in scena della spocchia e dell’invidia tipiche di certi fiorentini, infide malelingue pronte a farsi i fatti degli altri senza degnarsi di guardarsi prima allo specchio, aggiunge la morbidezza che ben completa i temperamenti dei personaggi, liberati nonostante un’iniziale dogana linguistica che sembrava insormontabile.
Il rumore di un rasoio elettrico risveglia il senso di bontà, solidarietà e altruismo, e spinge a uno slancio di vita imprevisto, con una visita inattesa a un Paese sconosciuto. La solitudine è la molla principale che unisce le due donne in un sodalizio estemporaneo, mentre recuperano un decoro che le muove oltre Trieste (dove vive il figlio di Gemma, interpretato da Corso Salani). Per scoprire che c’è un San Giovanni anche alla foce del Danubio, che anche lì si può godere della quiete dell’anima, e tornare ai ricordi della propria giovinezza contemplando due cavalli che tirano un carretto. “Mar Nero” commuove con gentilezza, senza enfasi, e ci fa apprezzare un’incantevole Ilaria Occhini, giustamente premiata come migliore attrice al Festival di Locarno del 2008.
C.R.A.Z.Y.
Con Michel Côté, Marc-André Grondin, Danielle Proulx, Émile Vallée, Pierre-Luc Brillant.
Drammatico/Commedia, Ratings: Kids+16, durata 125 min. – Canada 2006. Uscita: venerdì 25 agosto 2006.
VOTO: 8
E’ il giorno di Natale dell’anno del Signore 1960. Nasce Zach, quarto fratello maschio della famiglia canadese Beaulieu. Un Gesù Bambino a tutti gli effetti. E non solo per la data del suo compleanno, ma anche perché col tempo sembra aver sviluppato un dono che gli consente di operare piccole guarigioni. Tutto perfetto, se non fosse per quell’interesse che Zach mostra verso le carrozzine e i trucchi della madre. Ed è qui che il padre Gervais (reso da un ostinato ma non freddo Michel Côté), avvertendo il “pericolo”, cerca di comprare la simpatia e la mascolinità del figlioletto esibendosi virilmente con gli anelli di fumo e ricordando il passato di militare nell’esercito. Tuttavia, anche lui ha un lato romantico, visto che il suo cuore batte per le musiche sentimentali di Aznavour…
Velatamente alla moda, quando ricorre a immagini accelerate per la messa in scena delle incontinenze notturne e delle percosse architettate per mascherare le pulsioni adolescenziali di Zach, la regia di Vallée si riscatta con l’intimità e l’intesa che il protagonista instaura con la madre. Un’armonia che va ben oltre la riproduzione dei gesti di lei, e che diventa una vita vissuta quasi in simbiosi, resa ancor più articolata dalla fede cristiana materna praticata senza incertezze o sconforti, sognando un percorso ascetico tra le vie di Gerusalemme. Le difficoltà di Zach sono da attribuire pressoché in toto al rapporto con un padre rigido e machista, tutto preso dal mettere al mondo figli, secondo un improbabile invaghimento da capofamiglia (il quale “non vede come si possa passare la vita a mettere il pisello tra le chiappe di qualcun altro”) che lo allontana e allo stesso tempo lo equipara alla struggente “Crazy” (richiamante l’azzeccato acronimo del titolo) cantata da Patsy Cline.
Mescolando una vena nostalgica a un’altra più rockeggiante, la musica emerge da un sottofondo di cori ecclesiastici ed esplode nelle note dei Pink Floyd (“Shine On You Crazy Diamond” è saccheggiata oltremodo), di David Bowie e dei Rolling Stone. Tutti compagni di viaggio insostituibili nella formazione di Zach e nel suo processo di accettazione che passa tra sequenze di ottima e surreale estrosità, filtrata dalle pose tipiche di certa disco music dell’epoca, e dai look dark e punk (Sex Pistols docet) che scavano nell’anima nera e tormentata del giovane in cerca del proprio io.
Nel tentativo di “guarire” dalle sue inclinazioni sessuali, il ragazzo cerca di infliggersi punizioni passando col semaforo
rosso e resistendo oltre i limiti a una tormenta di neve, in un inseguimento calcolato e abbastanza ossessivo verso l’autodistruzione, comprendente anche una radicata asma. Vincitrice del Festival di Toronto, la pellicola è una messa in scena anche ironica delle problematiche del protagonista, tanto che la loro esposizione risulta a volte un po’ facilona ma ben bilanciata e giustificata dal periodo durante il quale le vicende si svolgono (gli anni ’70 e gli ’80 non erano così pronti ad accettare la condizione dell’omosessualità). Gode, vieppiù, di una cadenza abbastanza lenta nel dipanare il racconto, permettendoci di entrare in empatia coi personaggi (tutti accuditi nella loro colorata evoluzione) e di gradire i dialoghi vivaci, freschi e conciliatori della sceneggiatura, parlando un linguaggio contemporaneo senza smarrirsi in astrattismi posticci.
Tanto che a un certo punto l’equilibrio delle paranoie, delle intese e delle reclusioni finalmente si rompe: le tavolate natalizie si ribaltano sotto il peso dell’inibizione e dell’eccessivo controllo, gli anelli di fumo si addensano in rivoli di rabbia sanguigna, le canzoni di Aznavour stonano a contraltare di una realtà troppo adulta per le sviolinate, e sui matrimoni piove l’acqua del malinteso e della paura del pettegolezzo. Ed è così che, tra i poliedrici C.R.A.Z.Y. del titolo, c’è chi farà la fine di un toast pressato dalla piastra del ferro da stiro e chi sarà capace di far crescere acqua nel deserto.

















Pitubino.com
VIRGO – Alla ricerca della valle incantata…
Commenti recenti