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DARK SHADOWS

USCITA CINEMA: 11/05/2012.


REGIA: Tim Burton.
ATTORI: Johnny Depp, Eva Green, Jackie Earle Haley, Michelle Pfeiffer, Helena Bonham Carter, Christopher Lee, Alice Cooper. MUSICHE: Danny Elfman.


PAESE: USA 2012. GENERE: Horror, Fantasy. DURATA: 113 Min.

VOTO: 4

Scritto da M.Tiger


Già alla fine del primo tempo la mia opinione su questo ultimo lavoro (escludendo Frankenweenie, nelle sale ad ottobre 2012) di Tim Burton era già delineata: film PERDIBILE.
Poi, come sempre, sono stato paziente e ho concesso il beneficio del dubbio, confidando in un finale di recupero, per quello che invece si è dimostrato inesorabilmente uno dei peggiori film della stagione, forse di sempre, sicuramente uno dei peggiori “sfornati” dal regista. (continua…)


LA VERITA’ NASCOSTA

USCITA CINEMA: 10/02/2012.


GENERE: Thriller.


REGIA e SCENEGGIATURA: Andrés Baiz.
ATTORI: Martina Garcia, Quim Gutiérrez, Clara Lago, Alexandra Stewart.


PAESE: Spagna, Colombia 2011.
DURATA: 95 Min.

VOTO: 6

Scritto da White Tiger.

La cosa più sbagliata di questo film ve la dico subito, così magari vi dò una mano ad evitare un mezzo disastro: IL TRAILER, non guardatelo!

E’ vero che i teaser sono costruiti “ad hoc” per promuovere la pellicola, e spesso capita che ne risulti un punto di vista completamente (continua…)


IL GATTO CON GLI STIVALI (2011)

Un film di Chris Miller.
Titolo originale Puss in Boots. Animazione, Ratings: Kids, durata 90 min. – USA 2011. – Universal Pictures. Uscita: venerdì 16 dicembre 2011.

VOTO: 6,5

Scritto da White Tiger.

Di solito si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera. Solo che qui… manca la metà dell’opera. E la ragione non si nasconde dietro al fatto che abbia preferito vedere la versione in 2D rispetto a quella tridimensionale. Purtroppo è la sceneggiatura a essere intermittente: funziona solo nella prima parte, per (continua…)


KUNG FU PANDA 2

Un film di Jennifer Yuh.

Animazione, Ratings: Kids, durata 91 min. – USA 2011. – Universal Pictures.

Uscita: mercoledì 24 agosto 2011.

VOTO: 6

Scritto da White Tiger.

In un ideale sequel del primo episodio, tornano sui nostri schermi gli stessi personaggi di cartone diventati ormai famosi. Primo fra tutti il paffuto Panda Po, affermatosi nel ruolo di Guerriero Dragone che difende la sua comunità, seguito dai 5 inseparabili Cicloni. A disturbare la quiete dei nostri eroi arriva immancabile l’ombra di un oscuro nemico che minaccia di distruggere addirittura il Kung Fu stesso. E poi?

Poi c’è ben poco da dire: la trama è alquanto esile e davvero poco originale, appesantita da una sceneggiatura rabberciata e poco interessante, la regia si (continua…)


TEKKEN

USCITA CINEMA: 05/08/2011.


REGIA: Dwight H. Little.
ATTORI: Jon Foo, Cary-Hiroyuki Tagawa, Kelly Overton, Darrin Dewitt Henson, Luke Goss.


PAESE: Giappone, USA 2011. GENERE: Azione, Fantascienza, Avventura. DURATA: 92 Min.

VOTO: 5

Scritto da White Tiger.

Dopo “Mortal Kombat” e “Street Fighter”, non poteva mancare la trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi più amati dagli appassionati del genere degli ultimi anni. “Tekken” si propone come una pellicola di budget ristretto, ma con qualche buona idea di fondo ed attori/atleti di evidenti capacità.

Completamente assente l’elaborazione delle immagini al computer, gli effetti speciali si limitano agli stuntmen, a (continua…)


DEFENDOR

REGIA e SCENEGGIATURA: Peter Stebbings.


ATTORI: Woody Harrelson, Kat Dennings, Elias Koteas, Sandra Oh, Michael Kelly, Lisa Ray.


PAESE: Canada 2009. GENERE: Commedia, Drammatico, Supereroico. DURATA: 95 Min.

VOTO: 8,5

Scritto da WhiteTiger.

Guardate questo film. Non potete perderlo.

Io l’ho visto così, per sbaglio, quasi per scommessa, e devo dire che l’ho vinta. Sì perchè “Defendor”, prima buffo, poi ironico e grottesco, in realtà è la tenera storia di un bambino che diventa volontariamente l’eroe che tutti noi abbiamo sognato di essere, almeno una volta nella vita. Poi (continua…)


CAPTAIN AMERICA – Il primo vendicatore. Visto da White Tiger

“Captain America: The First Avenger” è un film a colori di genere azione, avventura della durata di 125 min. diretto da Joe Johnston e interpretato da Chris Evans, Hugo Weaving, Samuel L. Jackson, Tommy Lee Jones, Stanley Tucci, Natalie Dormer.


Prodotto (anche in 3D stereoscopico) nel 2011 in USA – Uscita originale: 22 luglio 2011 (USA) – e distribuito in Italia da Universal Pictures il 22 luglio 2011.

VOTO: 7

Il giovane Steve Rogers, emaciato, sottopeso, asmatico, di fragile costituzione, non manca di forza di volontà e dedizione verso il suo paese che, nel pieno della seconda guerra mondiale, si trova a fare i conti con le forze tedesche e con una occulta forza nascente che vuole porre la sua ombra devastante sull’intero Mondo. Grazie alla sua incrollabile forza morale, Steve si fa notare ed entra così nel programma governativo (continua…)


HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE – Parte II

Un film di David Yates. Con Emma Watson, Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Helena Bonham Carter, Bonnie Wright.

Titolo originale Harry Potter and the Deathly Hallows: Part II. Fantastico, durata 130 min. – USA, Gran Bretagna 2011. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 13 luglio 2011.

VOTO: 9

Siamo alla fine (?).

I fan sfegatati (come me!) trepidavano e temevano, anche, per il finale che chiude, dopo dieci lunghi anni, la serie di otto film che ha dato vita sul grande schermo alle coinvolgenti avventure del “Maghetto” e compagnia cantante.

Una responsabilità, quella di chiudere degnamente la saga, che il regista David Yates si era già fortunosamente preso sulle spalle sin dalla trasposizione cinematografica dell’episodio numero cinque, “L’Ordine della Fenice”, con risultati di tutta eccellenza. (continua…)


I GUARDIANI DEL DESTINO

Vota David


USCITA CINEMA:
17/06/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: George Nolfi.
ATTORI: Emily Blunt, Matt Damon, Anthony Mackie, Daniel Dae Kim, Terence Stamp.


PAESE: USA 2011. GENERE: Fantascienza, Sentimentale. DURATA: 124 Min.

VOTO: 5

David (Matt Damon), giovane rampante e schietto, è il più giovane e probabile candidato alla carica di Senatore dello stato di New York.

Tutto va a meraviglia finchè il destino lo fa incontrare con la bella ed eclettica Elise (Emily Blunt), e poi letteralmente “scontrare” con degli strani figuri che hanno la capacità di bloccare il tempo, influenzare il pensiero degli uomini, e
vogliono tenerlo separato della “bella” per la quale il nostro eroe sente una ricambiata, indissolubile attrazione. Il poco misterioso gruppo non tarda, nello srotolarsi (o forse è meglio dire attorcigliarsi) della trama, (continua…)


X-MEN: L’INIZIO

Un film di Matthew Vaughn.

Con James McAvoy, Michael Fassbender, Rose Byrne, Jennifer Lawrence, January Jones.

Titolo originale X-Men: First Class. Azione, Ratings: Kids+13, durata 132 min. – USA 2011. – 20th Century Fox. Uscita: mercoledì 8 giugno 2011.

VOTO: 8

Un “reboot”, come li chiamano ora, è di fatto un rischio qualitativo per gli spettatori.
C’è infatti la mania diffusa di riciclare (ma allora è proprio vero che non c’è più fantasia nello scrivere qualcosa di nuovo?) pescando a piene mani dal “déjà-vu”, “riavviando” le storie da capo, ottima scusa per riprendere uno spunto senza però essere costretti a proseguire trame già esistenti. Ovvero inventiamo una serie all’indietro, così possiamo parlare dello stesso argomento ma muovendoci su un piano diverso, libero, senza limiti.
E quindi si fa il nuovo lancio di “Spiderman”, “Star Trek”, e così via. Chi più ne ha più ne metta. Finiremo probabilmente col reboot di “Via col vento” (non me lo toccate, vi prego! nda). (continua…)


THOR 3D

Un film di Kenneth Branagh.



Con Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgård, Colm Feore.


Azione, durata 130 min. – USA 2011. – Universal Pictures. Uscita: mercoledì 27 aprile 2011.



VOTO: 8

Scritto da M. Tiger.
PROLOGO.
Si comincia da META’.
SIGLA.
Si ricomincia dal PRIMA per poi arrivare all’ADESSO e non fermarsi più fino al FINALE.
Un classico del cinema d’avventura, ed è questa la struttura del film di Kenneth Branagh che racconta la storia del figlio di Odino, Thor, impersonato per l’occasione dallo scultoreo (è proprio il caso di dirlo) Chris Hemsworth, attore esordiente che… esordisce bene!
Eh si, perchè il nuovo “bellone” se la cava e non sfigura di certo accanto a nomi come Antony Hopkins, Rene Russo, Natalie Portman.
Il regista, già ottimo attore, conferma il suo talento anche dietro la macchina da presa, e davvero ci rincuora poter constatare che esiste ancora qualche ottimo professionista come lui (e tutto il cast e lo staff per l’occasione) in grado di girare un buon “action movie”, come si chiamano ora, erede di generi come quello di “Excalibur” e “Conan il barbaro”.
Costumi da sogno dal disegno netto e dai colori marcati sottolineano ed esaltano, aiutati da una fotografia che ne celebra luci e ombre, la derivazione fumettistica.
Il pregio maggiore però, è che Branagh non si prende troppo sul serio e firma un’opera autoironica che proprio per questo sta in piedi meglio di tanti predecessori del genere (uno su tutto il recentissimo e altrettanto pessimo “Dylan Dog”), anzi letteralmente svetta.
Non cruento, mai volgare, a volte toccante, una trama che parla di “valori”, come una moderna fiaba che attinge alle tradizioni celtiche, in una fusione tra Fantasia e Fantascienza, “Thor” è adatto davvero ad un pubblico di tutte le età, e forse in questo Branagh è un pò “gattone”, ma sicuramente il risultato è positivo.
Scenografie degne dei migliori fantasy, come dipinte, sembrano uscire direttamente dalla carta stampata e ricordano le atmosfere magiche ed irripetibili de “Il mago di Oz” del 1939.
Gli accostamenti possono sembrare azzardati, ma il film non ha certo bisogno, e si distingue come un fulmine (appunto!) a ciel sereno in un panorama di “fumettoni” generalmente triste.
Eccezion fatta per alcuni, come il “pioniere” Spiderman di Raimi ed il più recente “Iron Man” di Favreau; ed è proprio al “post-finale” (passatemi il termine) del secondo capitolo di Iron Man, che questo Thor si aggancia, aderendo alla moda in voga nelle ultime produzioni del genere, quasi a riprendere il “cross-over” tipico dei fumetti, o forse moderna versione dei “finali aperti” dei film dell’orrore, preannunciando un seguito.
Che dire?
Andatelo a vedere, e sopratutto un consiglio: attendete pazientemente in sala che siano scorsi tutti i titoli di coda, non ve ne pentirete.

IL 3D.

Dedico un paragrafo a parte al “3D”. In questa pellicola assolutamente non necessario, risulta comunque piatto, posticcio. Evidente scelta di marketing di postproduzione per raccimolare qualche (e non pochi!!!) euro in più, è evidente che la pellicola non è stata progettata e filmata nativamente per gli effetti stereoscopici. L’effetto 3D è infatti parziale; i soggetti, posti su vari piani percettivi, sono di per se piatti, ed il risultato è quello di una scatola che contiene tante figurine 2D messe a distanze diverse.
Non è certo questo il modo di girare un 3D, che in questo caso non aggiunge nè toglie nulla alla pellicola, il cui lato spettacolare si regge sull’insieme di sceneggiatura, regia e interpretazione.
Siamo distanti anni luce dal coinvolgimento emotivo instillato da “Avatar”.
Risparmiate quindi gli euro di differenza (ben 4, tra maggiorazione e occhialini) da “dirottare” su gelato e bibita.


CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE

Un film di Catherine Hardwicke.

Con Amanda Seyfried, Gary Oldman, Billy Burke, Shiloh Fernandez, Max Irons.
Titolo originale Red Riding Hood. Thriller, Ratings: Kids+13, durata 99 min. – USA, Canada 2011. – Warner Bros Italia. Uscita: venerdì 22 aprile 2011.






VOTO: 5

Che sia Cappuccetto Rosso non c’è dubbio.
Lo recita il titolo, certamente, e lo urlano tutti i 1000 riferimenti di cui il film viene inzeppato per tutta la sua durata, quasi la regista Catherine Hardwicke abbia paura (anche lei del Lupo?) che la cosa non sia chiara, come a dire “Questa è la storia di Cappuccetto Rosso, ma nel dubbio ve lo ripeto per un’ora e mezzo”, probabilmente influenzata dall’evidenziatore che lo sceneggiatore ha usato per sottolineare la parola “Cappuccetto Rosso” nel manoscritto(?).
Purtroppo è questa la sensazione più forte che rimane al termine della visione della pellicola, che si articola tra alti e bassi di allegorie, dialoghi e scene, con gli attori del nutrito cast che altalenano tra gli angusti spazi ed i salti mortali che il copione mette loro a disposizione.
Eh si, un cast d’eccellenza, quello di “Cappuccetto Rosso Sangue”, con una splendida (e ci mancherebbe altro, alla sua età!) Amanda Seyfried, che se la cava egregiamente nei panni della vermiglia ragazza, alias Valerie, riccioli d’oro, occhioni da cerbiatto, sguardo dolce, ma una tempra da degna figlia di boscaiolo: maneggia coltelli e accette, e si avventura spavalda (troppo?) per le insanguinate strade dello sfortunato villaggio, vittima delle “fameliche” brame del Lupo; convince tutto sommato, tralasciando qualche scivolone (ma il film, in questo senso, è davvero “sdrucciolevole” come le pietre innevate dei selciati del villaggio…).Potremmo pensare che stia diventando un “habitué” dei set della Hardwicke (visto che ritroviamo Billy Burke nel ruolo di Cesaire), il boscaiolo padre di Cappuccetto Rosso, che anche in “Twilight” vestiva i panni del padre della protagonista; e scopriamo che non era il carattere del personaggio interpretato nella pellicola “vampiresca” a renderlo burbero e di poche parole, ma è proprio lui che recita da cani…

Ben più blasonato nome è quello di Gary Oldman, ovvero il Van Helsing della situazione, o meglio Padre Solomon, che in nome di Dio girovaga per le lande infestate col suo piccolo esercito personale; interpretazione non troppo convinta di un ruolo poco convincente, peggiorata nella versione italiana da un insolito doppiaggio.

La vera stella luminosa accanto alla “luna di sangue” del film è Julie Christie, nessun bisogno di presentazioni; e ci stupiamo in un primo momento di vederla nel cast, ma è sicuramente appropriata nei panni della “Nonna” di Valerie, enigmatica, quasi Gitana, forse Strega oppure Fata, aleggia ambigua ma sempre affascinante per le scene del film; certo, pensando a lei mi torna alla mente la sua melancolica dolcezza di “Away from her”, e qui siamo lontani anni luce, ma il suo innato talento regge anche i colpi bassi della maldestra regia e della sceneggiatura “colabrodo”, e alla fine ne esce decorosamente.

Infine gli “Edward” e “Jacob” di turno, ovvero Max Irons (un nome, una storia… mi ricorda l’indimenticabile Max Power dell’episodio 13 nella 10° stagione de “I Simpson”) e Shiloh Fernandez; un “no comment” spero sia sufficiente.

Da menzionare tra i ruoli minori anche Lukas Haas, bambino prodigio nel film “Witness – il testimone” del 1985, veste qui il ruolo di Padre Auguste, ma non se ne capisce il motivo.
Michael Hogan, reduce dallo sfortunato serial TV “Battle Star Galactica”, un poco jellato lo è anche sul set di Cappuccetto Rosso, dove interpreta un ottuso boscaiolo un pò troppo sicuro di se.
Sempre da ruoli “spaziali” arriva Michael Shanks, veterano delle serie “Stargate SG-1”, nelle “scarpe” del destinato futuro suocero di Cappuccetto Rosso.
Ed infine menzione speciale per Christine Willes, simpatica diavolessa in “Reaper – in missione per il diavolo”, madre del futuro sposo, per una interpretazione intensa, anche se a tratti un pò troppo sopra le righe (ma li si vede la mano della regista).

Chi, tra tutti gli abitanti del villaggio, nasconde le sembianze del Lupo (mannaro)? E’ questo il vero perno della storia, la pennellata di giallo (più che thriller) nella sceneggiatura di David Johnson (già autore del ridicolo “Orphan”), che riesce a tenere vivo l’interesse di chi guarda, a dispetto della debole presentazione dei personaggi, dei buchi nella sceneggiatura stessa e dei dialoghi solo in minima parte azzeccati, che per lo più zoppicano, incespicano, scivolano tra pietre, neve e sangue.

Tutta la pellicola viaggia sul filo del rasoio, ma secondo me (sarà forse perchè la Hardwicke, essendo donna, non ha dimestichezza con tale arnese?) il risultato è che si taglia spesso… Certo, il sangue potrebbe essere di casa, ma già la sigla di apertura gioca uno scherzo alla regista: gli scenari ammantati di candida neve evocano in realtà più la fiaba di “Biancaneve”, appunto, che non quella di “Cappuccetto Rosso (sangue)”, e questo strappa subito un involontario sorrisetto scettico allo spettatore.
E continua male, la Hardwicke, introducendo claustrofobici paesaggi boschivi che richiamano pesantemente “Twilight” (nelle colorazioni “troppo” calde delle riprese controluce) ed evocano le atmosfere di “The Village” (ricordate le “bestie”? giravano per boschi e villaggi proprio con una cappa rossa…).

Uno dei tanti spunti interessanti (e reiteratamente sprecati!) del film sono le citazioni di rimando alla fiaba, a cui la pellicola, in fin dei conti, si riferisce; frasi celebri della fiaba (“non parlare con gli sconosciuti”, “che occhi grandi che hai, è per guardarti meglio”, “che bocca grande che hai, è per mangiarti meglio!”, ecc.) e riferimenti a luoghi ed oggetti (il cestino delle provviste per la nonna, il cappuccio rosso, ecc…) vengono come “cosparsi” su tutta la storia, come fossero zucchero a velo sulla torta, e danno effettivamente sapore a tutto quanto di insipido rimane sotto.
Anche le allegorie che richiamano le altre fiabe imperniate sul “Lupo cattivo” (“Il lupo e i tre porcellini”, “Il lupo e i 7 capretti”, ecc.) con pantomime e danze durante una sorta di festa di ispirazione pagana, funzionano e danno un tono quasi “colto” all’ambientazione.

E’ nella seconda parte che il meccanismo del sospetto comincia a funzionare, ed il costrutto prende spessore riuscendo a catturare attenzione ed interesse; peccato solo che le scene d’azione à la “Van Helsing” conducano ad un finale che, caracollando attorno ad ottimi spunti narrativi, non brilla certo per originalità e crolla rovinosamente come fosse un episodio di “Ellery Queen” (“Ora avete tutti gli elementi, avete capito chi è il colpevole?”), che però in un contesto di preteso “thriller” o meglio “teen-horror” (dove c’è tanto “teen” e davvero poco poco “horror”) lasciano l’agro in bocca; non bastasse la sensazione di aver appena morso un limone, la sigla finale tipo “Spot per un sapone di igiene intima” da’ l’accettata finale, è proprio il caso di dirlo, alla povera “Cappuccetto Rosso Sangue”…

Sufficiente per una serata sul divano con un film di genere.

P.S. Vi siete resi conto di quante volte ho ripetuto “Cappuccetto Rosso” nella recensione? :-)


IL CIGNO NERO

USCITA CINEMA: 18/02/2011.


REGIA e SCENEGGIATURA: Darren Aronofsky.
ATTORI: Natalie Portman, Vincent Cassel, Mila Kunis, Winona Ryder, Barbara Hershey.


PAESE: USA 2010. GENERE: Drammatico. DURATA: 103 Min.




VOTO: 8,5


Nina (Natalie Portman), ballerina classica, è ad un punto cruciale della sua vita. Nata da una donna che “ha lasciato la carriera per colpa sua”, è cresciuta “stretta e costretta” dai lacci di quelle scarpette che la madre (Barbara Hershey) ha appeso al muro. Ed è maturata nella delicata creatura (come un candido cigno…) che è sul punto di spiccare finalmente il volo verso quella che crede sia l’unica luce del tunnel che la porterà alla libertà (come il cigno dell’opera, trasfigurato da un incantesimo): il ruolo di prima ballerina de “Il lago dei cigni”. E’ infatti il ballo l’unica forma d’espressione che Nina conosce, unica ragione di vita per quel corpo sacrificato da sforzi inumani e privazioni punitive; ed anche unica valvola di sfogo di quest’anima pura, che si riflette nell’ombra dell’attuale étoile ormai al tramonto (un inconsueto cameo di Winona Ryder), e della quale aspira prenderne il posto, in una sorta di proiezione esterna a se stessa, in bilico tra adorazione, brama e possessività; quando può si intrufola infatti nel suo camerino a rubarne qualche oggetto personale, come se i feticci di Beth potessero renderla diversa, “perfetta”.

Un Vincent Cassel sopra le righe è Thomas, il direttore del balletto, il quale, congedata freddamente l’ormai tramontata stella, affida proprio a Nina la parte della protagonista. Thomas ha forse intravisto nella candida donna quel lato oscuro che le sarebbe indispensabile per poter interpretare al meglio il doppio ruolo che le è stato affidato. Le estenuanti prove mirano quindi a “tirar fuori” il cigno nero dall’introversa anima della protagonista, ma l’incontro/scontro con l’ultima arrivata e altrettanto ambiziosa Lily (Mila Kunis), sua possibile rivale, porterà ad una inaspettata e malaugurata piega degli eventi che vedrà l’apice nel drammatico finale: Nina riuscirà ad interpretare i due Cigni, quello bianco e quello nero, e la sera della prima darà il meglio di se nell’esecuzione di un balletto che intreccia la fiaba con la realtà, il dramma con l’incubo, l’amore con il sangue…

Lo spietato dipinto del mondo del balletto che esce dal pennello in celluloide di Aronofsky non è il centro della vicenda, ma solo lo sfondo; è invece il delicato quanto oramai compromesso equilibrio emotivo e psicologico di Nina, figlia della frustrazione, alimentata a zuppa e sensi di colpa, a essere al centro del quadro. La storia non parte da un inizio; racconta la “fine” o meglio un epilogo che si intreccia, si avvita attorno a se stesso, si aggrappa all’incubo e ci trascina nell’oblio. Spesso il regista “appoggia” l’inquadratura alle spalle della protagonista, al punto che per la maggior parte le uniche riprese di Nina sono in realtà specchi riflessi; specchi a rappresentare la fragile superficie delle emozioni esasperate, che filtrano una realtà troppo pesante, da troppo tempo, e rischiano ad ogni passo di incrinarsi e andare in mille pezzi.

Le figure di contorno, come Beth, Thomas, o la madre di Nina, tutti volutamente sopra le righe e stereotipati, sono allegorie degli elementi che segnano la vita di ogni persona. Non ci sono due figure genitoriali, bensì solo quella della madre, e anche il lato oscuro, viziato, corrotto, prepotente di ogni individuo, che comunque è anche del genitore in quanto essere umano. Beth, la “principessina”, è l’aspirazione, l’essere da cui prendere esempio assoluto e da imitare, in cui immedesimarsi; è per imitazione che i bambini imparano. E Nina, ormai cresciuta ma sempre costretta nella sua camera popolata di bambole, nella sua alterata percezione della realtà, una volta vicina ad assurgere al ruolo a cui si è ispirata per tutta la vita, trasforma la sua adorazione in possessività prima e in odio poi. Thomas è forse un personaggio che assomiglia a un padre, ma in quanto uomo, maschio, è anche possibile amante, o forse confronto con l’amore e con il sesso: emozioni e sensazioni queste così estranee alla protagonista, cresciuta nell’egoismo dell’iperprotezione materna, allo stesso tempo causa e necessità. Tutti ruoli duali, bifronti, chiaro-scuri del bene e del male, che fanno da binario o da labirinto, nel costrutto complesso che il regista edifica in un insieme di sceneggiatura, personaggi, attori, riprese e scenografie stupende, che riportano anch’esse bianchi e neri a tinte forti, sottolineate da luci e ombre che accentuano il tono onirico che pervade la pellicola. Infine Lily, l’antagonista; la parte oscura, colei che può e forse vuole (?) sottrarre la tanto agognata parte alla candida Nina, vittima del suo vile tentativo di tradimento o del tarlo della paura. La ragazza è giovane, bella, spregiudicata, desiderabile; due nere ali di diavolo tatuate sulle spalle sensuali. Questo personaggio è un riferimento, nemmeno tanto celato, al mito di Lilith, prima moglie di Adamo, ripudiata e cacciata; demone femminile ritenuto portatore di disgrazia, malattia e morte. Nell’immaginario popolare ebraico è un demone notturno che porta danno ai bambini maschi e simbolo di adulterio, stregoneria e lussuria (fonte Wikipedia).

Il film, che parte da un soggetto all’apparenza poco originale, cammina sempre sul filo del rasoio, rischiando continuamente di cadere nelle didascalie delle allegorie che il regista mette in scena per rappresentare questo dramma, che è si interiore, ma nel quale finiamo per immedesimarci. Tutto il percorso che facciamo dietro la scia di Nina, è finalizzato ad un inconscio coinvolgimento che conduce nei meandri del pensiero contorto della protagonista, fino ad assorbirne convinzioni ed emozioni, in una escalation di drammatica realtà o sofferto incubo. Può sembrare difficile definire il genere di questo film, e non ce ne sarebbe bisogno. A mio avviso è doveroso, nei confronti della pellicola che così male è stata pubblicizzata, fino ad attirare curiosi in cerca di un thriller o di un horror, ribadire che non si tratta altro che di una sofferta storia, alla fine della quale scopriremo la libertà e l’amore del cigno bianco, di Nina. E versare qualche lacrima sarà solo naturale.


SPLICE – Visto da wh1tetiger

USCITA CINEMA: 13/08/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Vincenzo Natali.
ATTORI: Adrien Brody, Sarah Polley, David Hewlett, Brandon McGibbon, Abigail Chu, Delphine Chanéac.

PAESE: Canada, Francia, USA 2009. GENERE: Fantascienza, Horror, Thriller. DURATA: 104 Min.




VOTO: 2


DAVVERO TERRIBILE!!!

Ma “terribile” non in senso di horror riuscito, di thriller che agguanta alla gola, di fantascienza inquietante… Piuttosto come un gatto attaccato alle p…e!!! (e scusate il termine :) ), che rimane ben piantato in tale posizione dall’inizio alla fine del film.
LA TRAMA:
Due scienziati che si occupano di genetica, fanno ricerche per un’azienda farmaceutica, e finiscono col dare vita ad un inquietante ibrido che crescerà con ritmi e risvolti inaspettati. Lo spunto, pur non essendo originale, potrebbe avere evoluzioni interessanti, ma il risultato, ahime, non lo è affatto. Il regista, e sceneggiatore, Vincenzo Natali, infarcisce la trama di troppi argomenti, risvolti sentimentali, psico-drammatici, etici, con un improbabile corredo di citazioni spesso non azzeccate (Ginger e Fred, Bonnie e Clide, per esempio).
SPLICE=INNESTO=FRULLATO (?)
Prendete tutto ciò che avete in frigorifero, mettete nel bicchiere del vostro robot da cucina, azionate il motore alla massima velocità per 3 minuti, et voilà, il film è servito! Certo gli ingredienti potrebbero essere succosi frutti esotici, carni prelibate, raffinate spezie, interessanti spunti per un piatto di “nouvelle cousine”, ma “splice-ati” (sono in vena di creazioni neologismiche in questo periodo, perdonatemi…) così insieme perdono la loro identità e il risultato è solo una poltiglia verde (analoga a quella che tentano di propinare alla creaturina del film) che al massimo stimola un fastidioso senso di vomito, che invece di tenere incollati alla poltrona, induce più volte durante la proiezione la voglia di uscire dalla sala…
Forse, e sottolineo forse, ci sono spunti interessanti, ma la sceneggiatura-colabrodo, unita a dei testi quantomeno ridicoli e ad una direzione recitativa indegna del seppur misero cast, oscura, è proprio il caso di dire, qualunque parvenza di decenza.
Adrien Brody si aggira come in preda ad un non precisato stupefacente che ne causa una sorta di stato idiota-catatonico, e l’abile sceneggiatore (lo stesso regista) gli fa ripetere non so quante volte il nome della compagna, “Elsa”; probabilmente per fugare ogni ombra di dubbio sul nome della schizzatissima compagna (e chi se lo dimentica più adesso?!).
Sarah Polley, che appunto interpreta “Elsa”, è un personaggio dotato di una personalità troppo ricca di sfaccettature, tanto da risultare sopra le righe e comunque poco convincente. Gli altri interpreti? Ehm… quali? eh si, perchè il cast si può letteralmente contare sulle dita delle mani; le comparse vengono usate solo per figurare un raffazzonato pubblico, ovvero il gruppo di azionisti che presiede alla presentazione dei risultati del progetto farmaceutico a cui lavorano i due protagonisti, pretestuosamente spruzzato di sangue “ad hoc”, tanto per dare un pò di colore a qualche piatta scena…
Fanta-poletica, Minchio-triller, Thripler, Hobbrobrior… ogni suggerimento è bene accetto per definire questa pellicola “abortita” (inaspettatamente, visto l’ottimo lavoro di “The Cube”), dall’ingegno di Natali, al quale mi sento di dare un unico, vecchio, retorico forse, ma pure sempre valido consiglio: “Si dia all’ippica”…

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