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L’ASSISTENTE SOCIALE TUTTO PEPE

Un film di Nando Cicero.

Con Irene Papas, Renzo Montagnani, Nadia Cassini, Fiorenzo Fiorentini, Gigi Ballista.

Commedia, durata 91 min. – Italia 1981.

 

 

 

 

 

VOTO: 6


Pioggia durante una giornata uggiosa. Che ti becco su una tv privata? Questo film del 1981, con uno degli idoli sexy della mia lontana prima adolescenza. Nadia mia, quante volte ti ho pensato nella cameretta mentre in tv scorrevano le immagini in questi programmi erotici dei tardi ’70? Confesso di aver avuto anche un tuo album, con quegli orrendi funky disco tanto in voga in quel passato remoto. Tornando al presente, “L’assistente sociale…” e’ squisitamente orrenda, una delle tante scollacciaterie di 30 anni fa che la gente andava a vedere lo stesso.

La trama era sempre uguale a se’ stessa: andava via la racchia di turno e arrivava la bona a tutto gas, con tanto di tette e culo. Poteva essere la Michela Miti o la Carmen Russo: ce n’era un plotone pronto a mostrarsi. Con il film di Cicero fu il turno della Cassini, la quale interpretò una procace assistente sociale che aiutava un gruppo di spaesati al loro reinserimento nella onorata societa’. Un tema rispettabile per un film sgangherato. Ciononostante la sceneggiatura e’ una discreta erede di quelle scritte dalla Cecchi D’amico, gli interpreti sono tutti grandi attori, la Cassini recita un po’ in italiano e un po’ in inglese, e poi ridoppia il tutto con un accento svanito. I nudi sono perfettamente allineati con l’evolversi della storia (mai gratuiti, mai! (?)). Insomma un film fatto un tanto al kg., come l’arista. Uno spasso, se preso con la luna giusta.

Mi verrebbe da dargli un 10, ma so che scatenerei l’ira dei puristi e dei piu’ incalliti cinefili dei quali gia’ sento il coro. Mi limito alla sufficienza e non vado oltre. Non perdete Irene Papas nel ruolo magico della fata mentre si trova su una barca con due uomini di colore che remano solo per lei, in una scena che sembra piu’ l’arrivo in laguna della Marchesa Casati. Peccato che non siamo in Piazza San Marco, ma su un borgataro litorale laziale.


AMICI MIEI

Un film di Mario Monicelli.

Con Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Gastone Moschin, Duilio Del Prete, Adolfo Celi.

Commedia, durata 109 min. – Italia 1975.

 

 

 

 

 

VOTO: 10


Uno dei miei film preferiti di sempre. Me lo ricordo ancora: era quello che ogni tanto mio padre metteva nelle cosiddette giornate uggiose, quando nello scorrere del tempo si insinuava quella frattura che ti faceva dire: “e ora che faccio?”. Babbo metteva “Amici miei”, e non si doveva guardarlo necessariamente per intero: lo si riprendeva nei giorni successivi. Ad ogni frattura temporale che riemergeva, il gioco ricominciava. E’ durato fin quando lui non se ne e’ andato, e se devo associare un film pensando a lui, di sicuro “Amici miei” è al primo posto.

Il progetto della pellicola era di Pietro Germi, il quale non riusci’ purtroppo a portarlo a termine, cosicchè il timone passo’ a Monicelli che lo completo’, e fu un successo travolgente, visto da sette milioni di spettatori. Quell’anno fu battuto pure “Lo squalo” di Spielberg, tanto che venne una delegazione americana a cercare di capire il perche’ del trionfo di “Amici miei”. Per comprendere appieno il film dobbiamo essere italiani, e preferibilmente appartenenti a un’area geografica specifica che si chiama Toscana, con la sua cultura della burla feroce, dello schiaffo sarcastico e dell’essere anche un po’ cinici e stronzi. “Maledetti toscani”, diceva il mio concittadino Curzio Malaparte. Nessuno dei cinque protagonisti era toscano, ma l’alchimia fu perfetta, e Monicelli diresse una delle sue pagine piu’ belle. C’e’ tutto il senso dell’amicizia, il disincanto verso il tempo che passa e tutto consuma, la fine di ogni cosa, di ogni illusione di benessere: tutto filtrato attraverso una risata beffarda che poi si trasforma in senso del patetico e che alla fine svela il suo tono amaro.

Un film sui valori universali, se vogliamo maschilista e misogino. Monicelli sviluppa ulteriormente il tema dell’amicizia virile a lui tanto caro, perche’ e’ solo nell’amicizia che l’individuo puo’ evadere dalla routine di un’esistenza fatta di lavoro, famiglia, impegni. La societa’ impone regole, comportamenti. Schiaccia l’individuo. Quindi bisogna evadere, e se siamo in gruppo ancora meglio. Da qui la necessita’ di fare le zingarate, a volte scherzose, spesso crudeli e impietose. Sempre all’insegna del non prendersi mai troppo sul serio; e qui sta il dramma della commedia umana.

Adesso che un altro amico mio se n’è andato… “che faccio?”.


RAPUNZEL – L’intreccio della torre

Un film di Nathan Greno, Byron Howard.

Con Mandy Moore, Zachary Levi, Donna Murphy, Ron Perlman, Jeffrey Tambor.

Titolo originale Tangled. Animazione, Ratings: Kids, durata 94 min. – USA 2010. - Walt Disney. Uscita: venerdì 26 novembre 2010.





VOTO: 7


Da anni la Disney non cavava un ragno dal buco, vedesi il flop clamoroso de “La Principessa e il ranocchio”. Ormai l’animazione tradizionale non fa piu’ cassetta e nessuno pare sentirne piu’ la necessita’: siamo totalmente immersi nell’animazione digitale e la Pixar ha ottenuto da tempo il primato che da decenni era  detenuto dalla Disney. Insomma, un cambiamento ci doveva essere per forza, pena l’atrofizzarsi del mercato.

Mentre vedevo questo nuovo film, immaginavo tutte le riunioni dei vertici Disney per decidere come avrebbe dovuto essere la nuova pellicola, dopo gli esiti incerti dell’anno scorso. Il rischio era alto, ma non scordatevi che da un po’ di tempo Pixar e Disney si sono fuse insieme, in un miscuglio tra antico e moderno per guardare al futuro. Infatti l’intreccio della storia e’ una fiaba presa dai fratelli Grimm (ed era dai tempi de “La Bella e la Bestia” che non si usava una trama classica), mentre l’animazione si apre completamente al digitale con toni allegri e sfarzosi. Il risultato e’ un film godibile e chiassoso tra re, regine, matrigne, eserciti e un cavallo per il regno.


PAGANINI

Un film di Klaus Kinski.

Con Klaus Kinski, Bernard Blier, Donatella Rettore, Debora Caprioglio.

Drammatico, durata 82 min. – Italia 1990.

 

 

 

 

 

 

VOTO: 2


Che film imbarazzante! Mi ha sempre divertito chi grida al genio vedendo film che sembrano fatti con il taglia e cuci, a bischero sciolto, con delle zoomate sporadiche e la musica a fare da contorno. Nel 1989 il bravo attore Klaus Kinski (padre della gnocca Nastassja) pensò bene di portare sul grande schermo la vita tormentata del grande Niccolo’ Paganini. Facendo tutto in casa: quindi, stando dietro alla macchina da presa e anche davanti. Il Klaus aveva fama di attore maledetto e di difficile carattere, ed Herzog lo sapeva fin troppo bene.

Qua siamo di fronte al pieno delirio, tra folle che urlano per il grande violinista, e una vita dissoluta divisa tra arte e puttane. Ma che fatica arrivare alla fine della proiezione, tra femmine urlanti e vogliose di essere possedute dal Paganini, che pare avesse il membro eretto anche mentre suonava (non male pero’). Ogni tanto c’e’ un’immagine bucolica con Debora Caprioglio che mostra tutto il suo erotismo da bambina perversa, ma poi si riattacca con i deliri orgiastici e non ci si capisce più un cavolo. Troppe urla e troppe sviolinate di Paganini. Compare anche una Dalila Di Lazzaro nuda sul letto che si tocca pensando a lui, ed Eva Grimaldi che pare la sorella di Ivana Spagna ai tempi di “Easy Lady”. L’ho comprato a un mercatino dell’usato, a poco prezzo: era meglio se l’avevo lasciato li’.


SACRO E PROFANO

USCITA CINEMA: 12/06/2009.


REGIA e SCENEGGIATURA: Madonna.
ATTORI: Eugene Hutz, Holly Weston, Vicky McClure, Richard E. Grant, Stephen Graham.


PAESE: USA 2008. GENERE: Commedia, Drammatico, Musical, Romantico. DURATA: 81 Min.




VOTO: 4


Il film di Madonna e’ una sottile scoreggina che, tra culo e sedia, non riempie più di tanto l’aria circostante e svanisce quasi subito. Di sicuro non entrera’ nella storia del cinema, e nessuno ne sentira’ la mancanza. Se ne parleranno, lo ricorderanno solamente come un film realizzato da Miss Ciccone. Tante sono state le parole per definirlo: “carino, eccentrico, sorpendente”. Non esageriamo! Quando mi e’ capitato tra le mani il libro di Maripol, ho rivisto le foto del 1982, quando Madonna era alle prime armi, e vi diro’ che un brivido mi ha percorso la schiena. Cazzo, mi son detto, e’ passato piu’ di un quarto di secolo e ancora si parla di lei. Una donna che nella sua carriera ha fatto di tutto, anche l’attrice teatrale, e quindi volete che non realizzasse pure un film?

Infatti ecco questo “Sacro e Profano”, storia di personaggi stralunati che dividono la loro esistenza tra appartamenti, danza e farmacie; tra amori, disillusioni, speranze e nulla piu’. Diciamo che e’ piu’ un elenco della filosofia e delle manie di Louise Veronica Ciccone. Una delle protagoniste vuole andare in Africa per aiutare i bambini. Lei lo ha adottato. L’altra balla la lap dance sulle note di “Erotica” quando lei ancora se lo poteva permettere. Il farmacista ha la moglie isterica e bardata come quando lei cantava “Shanti/Ashtangi” ai premi Mtv. Madonna ha sempre toppato con il cinema, esclusa la meravigliosa parentesi di “Evita”. L’unico gioiello e’ l’istrionico cantante dei Gogol Bordello che ha la faccia giusta e il fisico per il personaggio che deve interpretare. Ma se non volete perdere tempo a visionare la pellicola e andare subito al sodo, recuperate l’album “Gipsy Punks Underdog World Strike” e mettete la traccia 13, “Santa Marinella”. Ad un certo punto sentirete partire un bel moccolo. Suvvia, non vi scandalizzate. Di questi tempi ci vogliono, eccome.


STEP UP 3D

Un film di Jon Chu.

Con Rick Malambri, Sharni Vinson, Alyson Stoner, Adam G. Sevani, Stephen Boss.

Musicale, Ratings: Kids+13, durata 107 min. – USA 2010. - Eagle Pictures. Uscita: venerdì 8 ottobre 2010.






VOTO: 3


Da quando nel lontano 1980 nacque “Saranno Famosi”, un maledetto target ha invaso la cultura cinematografica e televisiva: la scuola-fucina di vistose personalita’ prese dalla strada che mirano al successo a tutti i costi. Sono passati trent’anni e siamo ancora alle solite. Ogni anno escono pellicole che ripropongono il minestrone, tra rivalità, raggi laser e scemi che tentano di muoversi a ritmo. Questa volta c’e’ pure l’aggiunta del 3D per dare originalita’ all’operazione commerciale, almeno potrete entrare nella multisala e vedere ganzaroli e patonze in stile Bratz, che sembreranno ballare solo per voi.

La storia e’ quella di Moose e Camilla che si incontrano e vivono la passione per la danza e il loro amore (che non manca mai). Il resto e’ aggiunto in plus valore tra i personaggi che vivono in un edificio industriale abbandonato (a meta’ tra bottega rinascimentale e factory di Warholiana memoria) e l’attesa per la jam session finale che si rivela un’orgia sfiancante. Saro’ palloso, ma ancora una volta mi chiedo: “con tutta l’offerta che si trova in televisione tra programmi canterini e ballerini, ha un senso fare queste telenovelas pop chappelliane?”. Comunque la vera perla di questa pellicola sono i dialoghi, che oscillano tra “dobbiamo vincere”, “possiamo ancora farcela”, “guardami mentre ballo e capirai tutto”, e “io non perdo mai”. Non se ne puo’ più!


LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

Un film di Saverio Costanzo.

Con Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Martina Albano, Arianna Nastro, Tommaso Neri.

Drammatico, durata 118 min. – Italia, Francia, Germania 2010. – Medusa. Uscita: venerdì 10 settembre 2010.






VOTO: 5


L’altro giorno, passando per la città, ho visto un cartellone pubblicitario che recava la parola “solitudine”, e vi confesso che un brivido mi ha percorso la schiena. Ripensavo al film che tanto ha fatto parlare di se in queste ultime settimane. Devo dire che il titolo del libro gia’ da se vale un premio: azzeccato, di impatto e vendibile. La scelta dei numeri primi divisibili per se stessi, o solo per uno, amplifica il senso della solitudine e, si sa, l’emarginazione vende sempre bene.

Il libro e’ stato un successo con tanto di premi. La scelta di farci un film presenta a priori il pericolo di andare incontro a lacune; durante la visione infatti ci scappa qualche sbadiglio. Il regista ha voluto puntare in alto, basandosi molto sulle immagini e poco sui dialoghi, ma per il grande pubblico certe scelte si rivelano un’arma a doppio taglio. Non c’e’ un filo conduttore, si salta di palo in frasca, si vuole spiegare la vita a tinte horror. Tuttavia basterebbe il cinema di Lynch a regalarci questo aspetto, e osare troppo non conviene mai a nessuno.

** SPOILER **

Costanzo dice di aver voluto fare un film con sfumature psicologiche, ambientato negli anni ’80, con i colori e le musiche di quel periodo. Ma questi due ragazzi coetanei di Torino, che si conoscono, che potrebbero ma non possono, che se facessero… e che alla fine si separano, non dicono niente di nuovo. Ne hanno fatti a bizzeffe di film cosi’. Meno male che gli interpreti valgono da soli il prezzo del biglietto, e poi c’e’ Filippo Timi che e’ sempre una visione piacevole: tiene compagnia e scaccia la solitudine.


LA PECORA NERA

USCITA CINEMA: 01/10/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Ascanio Celestini.
ATTORI: Giorgio Tirabassi, Luisa De Santis, Barbara Valmorin, Maya Sansa.


PAESE: Italia 2010. GENERE: Commedia, Drammatico. DURATA: 93 Min.





VOTO: 7


La pecora nera” racconta la vita di Nicola. Trent’anni senza una vera ragione di esistere, come se la vita fosse stata buttata nel cesso. Al povero Nicola non è andata bene: con un padre padrone, e quei fratelli cattivi e disonesti. Gli anni Sessanta per lui non sono stati per niente favolosi, e forse a riguardarli con il senno di poi sembrano essersi dileguati nella nebbia. Improvvisamente sono arrivati i Settanta. E la situazione è precipitata, la voragine si e’ aperta per sempre. La sua esistenza si è sdoppiata sempre più, fino al maniconio, dove per sopravvivere bisogna trovare un’identità alternativa, traformare la tua figura in una pecora nera. E la tristezza, alla fine, è profonda.

Un film asfissiante, girato in pochi ambienti, scabrissimo e con una fotografia angosciosa (firmata da Daniele Ciprì della ditta Ciprì e Maresco), che attraversa gli ultimi 30 anni del nostro paese e che, parlando di Nicola, racconta anche di uno smarrimento collettivo. L’Italia, da un certo punto in poi, si e’ veramente perduta.

Il protagonista non è pazzo: più semplicemente, lo diventa. Per la crudeltà e la pochezza degli altri, dalla famiglia alla scuola. Poi, l’ordine dell’Istituto struttura il cervello e sacrifica Nicola alla soluzione più semplice; ma anche noi che stiamo fuori, non dobbiamo ogni giorno rispondere in qualche modo allo Stato, alle Istituzioni? Lui, che in realtà è un bambino sensibile e spaventato, gode della nonna come unica presenza umana. La quale però, “era già vecchia negli anni ’20” (sentite come la donna considerava il regime fascista, e fate dei paragoni con quello che sta succedendo oggi).

La pecora nera è una metafora del nostro paese? Sicuramente. E tanti indizi concorrono a dare questa impressione: soprattutto i riferimenti ai decenni che passano, ad un’Italia che cambia solo in superficie. Forse non ve lo so spiegare bene, ma questa pellicola imperfetta mi ha toccato, facendomi rivedere eventi che appartengono alla mia vita. Ascanio Celestini e’ splendido con la sua aria da santo francescano. E quella scena, terribile, della cancellata da scavalcare, che segna il punto di non ritorno.


MORDIMI

USCITA CINEMA: 17/09/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Jason Friedberg, Aaron Seltzer.
ATTORI: Jenn Proske, Matt Lanter, Chris Riggi, Anneliese van der Pol, Kelsey Ford.


PAESE: USA 2010. GENERE: Commedia, Parodia. DURATA: 82 Min.




VOTO: 2


Ogni periodo ha la sua moda. Ora è di tendenza il vampiro, e il “succhiasanguismo” è ovunque: nei libri, nelle sfilate di moda, nelle canzoni. Tutto serve al signore della notte, che di solito “lavora” insieme al rivale uomo-lupo. Chi pensa che la solfa finirà presto si sbaglia di grosso. Il piatto e’ ricco, i produttori gioiscono, e le casse di scrittori e major si ingrossano. Dopo un’estate all’insegna di Bella & C. si pensava ad un autunno pacifico. Invece no: al rientro dalle ferie ecco servito questo “Mordimi”, parodia scema della saga adolescenziale di “Twilight”.

Sinceramente sarebbe bastata, per noi ragazzi di oggi, la serie di “Scary Movie” (e non tutti i capitoli, per dirla tutta). Ma lo show deve sempre andare avanti, per cui ecco servita la solita lagna, con tanto di adolescente ingenua che deve scegliere tra l’amore di due pretendenti, uno lupo e l’altro vampiro. Poi c’e’ la scuola, il ballo e via adolescenzialmente cantando. Il brutto e’ che non si ride piu’, anzi certe scene sono pure irritanti tanto sono stupide. Durante la visione avevo stampato sul viso un sorriso finto, come nei programmi televisivi mentre parte in sottofondo la risata artificiale.


LA PASSIONE

Regia: Carlo Mazzacurati.

Interpreti: Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi, Stefania Sandrelli.

Italia 2010. Durata: 106 minuti.






VOTO: 6,5


Da un certo punto in poi, alcuni registi fanno il solito film. All’infinito. Gli amori di un regista rimangono gli stessi per tutta la vita, e vengono rappresentati con minime variazioni. Virzì, per esempio, e’ un buon regista, ma le tematiche rimangono costanti. Lo stesso vale per Mazzacurati: abile cesellatore di personaggi marginali e di provincia, uomini perdenti o in crisi. Come il protagonista di questa pellicola che da anni non fa piu’ un film. Una perdita nel suo appartamento in Toscana rovina un affresco del Cinquecento nella chiesetta adiacente. Per evitare una denuncia, Gianni, questo il suo nome, deve accettare la bizzarra proposta del sindaco del paese: dirigere la sacra rappresentazione del venerdì santo in cambio dell’impunità.

Così si ritrova a passare una settimana nella Toscana più profonda, nel tentativo di mettere in piedi una specie di Via Crucis, con gli apostoli, Ponzio Pilato, la crocifissione, e un pessimo e vanitosissimo attore locale nella parte di Cristo. Ma deve anche pensare al film per Flaminia Sbarbato, la diva del piccolo schermo che non ne può più di aspettare. Quando tutto sembra sfuggirgli di mano, Gianni incontra Ramiro, un ex galeotto appassionato di teatro, pieno di buona volontà e spiantato quanto basta. Le cose sembrano prendere la strada giusta, ma non per molto: un brutto litigio con Flaminia manda all’aria il film, mentre Ramiro svanisce rapidamente nel nulla lasciandolo solo. Grazie ad un ultimo colpo di scena, però, Gianni Dubois riuscirà per una volta a combinare qualcosa di buono.

Con “La passione” siamo nella contaminazione tra le compagnie della commedia dell’arte e il cinema nostrano di un tempo che fu, anche se il meglio lo abbiamo passato da un bel pezzo ormai. Ma la pellicola va vista, eccome, dato che diverte. Silvio Orlando ha carisma, seppure propone sempre il solito personaggio, e la Sandrelli si è standardizzata sulle medie performance delle ultime apparizioni. Il sottoscritto ha visto il film solo per un motivo: Giuseppe Battiston. Lui sì che e’ una vera passione: di quelle generose e da leccarsi i baffi. Parola di orsofilo DOC.


PIETRO

USCITA CINEMA: 20/08/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Daniele Gaglianone.
ATTORI: Pietro Casello, Francesco Lattarulo, Fabrizio Nicastro, Carlotta Saletti, Diego Canteri.


PAESE: Italia 2010. GENERE: Drammatico. DURATA: 82 Min.




VOTO: 7


Pietro, il protagonista, e’ un giovane uomo che parla poco e sembra moderatamente smaliziato. Vive in periferia, in un vecchio appartamento ridotto ad un contenitore di immondizia. Lavora a nero distribuendo volantini e abita con il fratello tossico che gli ruba i soldi e lo tratta male. L’unico modo che Pietro ha per farsi accettare e’ fare il pagliaccio al bar con gli amici. Saranno proprio loro a scatenare una reazione che portera’ Pietro in carcere. Nel film, diviso per capitoli, la vita orribile del protagonista e’ descritta minuziosamente tra oscenita’ perenni, prepotenze e ferite continue alla sensibilita’. Una mosca bianca in questi tempi di apparente “splendido splendente”. Eppure, sembra che fare un film nel quale si descrivono vite brutte, sporcate e infelici non basti piu’ a coinvolgere gli spettatori, abituati alla peggior televisione e assuefatti dalle fiction. Se vi capita tra le mani, non lasciatevelo sfuggire.


MANGIA, PREGA, AMA

USCITA CINEMA: 17/09/2010.


REGIA: Ryan Murphy.
ATTORI: Julia Roberts, James Franco, Billy Crudup, Javier Bardem, Richard Jenkins, Viola Davis.


PAESE: USA 2010. GENERE: Drammatico. DURATA: 133 Min.




VOTO: 5


Dicono che l’autrice del libro da cui è stato tratto il film, adesso sia una donna in pace con se stessa. Possiamo crederci: il volume ha venduto, solo negli Stati Uniti, la bellezza di oltre sei milioni di copie! Mi ricordo, anni fa, di una mia amica che lavorava in una grande libreria, e mi raccontava che i turisti compravano a chili il libro (e il film in DVD) “Sotto il cielo della toscana” perche’ secondo loro avrebbe reso un’idea piuttosto precisa della regione… Venite, venite in toscana, tra code di macchine, cemento e altro. Queste pellicole, si sa, giocano un po’ su alcuni luoghi comuni, buoni appunto per i turisti. Perciò, così come l’Italia è la terra del dolce far niente e del mangiar bene, l’India è quella spirituale, e Bali un suolo paradisiaco pieno di natura e amore.

La storia di “Mangia, prega, ama” e’ risaputa: donna in carriera che, stanca della vita, scappa per un anno in giro per il mondo, alla ricerca di se stessa. Alla fine trovera’ pure l’amore di un bello gnocco. Che si vuole di più? Lo spunto poteva anche dirsi interessante, soprattutto in questi tempi di magra, peccato che il taglio e il contenuto siano puramente americani. Resta una confezione pregevole, un’attrice che viaggia con la borsa di Louis Vuitton e che sorride come fosse la Gioconda, un paesaggio da cartolina, cianfrusaglie varie e un brodo allungato per due ore e passa. Resto del parere che, comunque vada, sara’ un successo.


RESIDENT EVIL: AFTERLIFE

Un film di Paul W.S. Anderson.

Con Milla Jovovich, Ali Larter, Kim Coates, Shawn Roberts, Sergio Peris-Mencheta.

Azione, durata 95 min. – USA, Gran Bretagna, Germania 2010. - Sony Pictures. Uscita: venerdì 10 settembre 2010.






VOTO: 5


Settembre e’ l’ultimo mese delle sagre. Vedere questa pellicola è come ritrovarsi alla sagra della gnocca. Gia’ siamo rincoglioniti da tutti questi videogiochi… ha un senso farci anche dei film? A quanto pare sì, e alla Sony la pensano al contrario rispetto al sottoscritto. Addirittura per trarre cassetta hanno pensato bene di realizzarlo anche in 3D, ma durante la visione ci si accorge che questo film e’ una palla assoluta.

La nostra Alice vive nel suo paese popolato da orrendi mostri e continua il suo viaggio alla ricerca di qualche sopravvissuto da portare in salvo. Ad un certo punto compare il solito vecchio amico che promette di aiutarla e di portarla in un luogo sicuro. La promessa si rivelera’ vana e i compagni di viaggio troveranno la citta’ invasa dagli zombie: ottima occasione per ripartire con le sparatorie, gli scoppi, le bombe e gli effetti speciali che strizzano l’occhio a pellicole del passato tipo il celebre “Matrix”. Mi chiedo ancora se valga la pena di spendere soldi per vedere una frittura del genere, per nulla originale con personaggi piatti e monocorde… Comunque ragazzi, la Jovovich, nella sua eterna lotta contro il male, e’ piu’ rintopata che mai, tra sguardi ammalianti e pose da alta moda. Se non avete pretese, godetevela, perche’… VOI VALETE!


MAMMA ROMA

Un film di Pier Paolo Pasolini.

Con Anna Magnani, Franco Citti, Ettore Garofalo, Lamberto Maggiorani, Silvana Corsini.

Drammatico, Ratings: Kids+16, b/n durata 105 min. – Italia 1962.

VOTO: 9


“Mamma Roma” venne presentato al Festival del Cinema di Venezia nell’agosto del 1962, e fin dall’inizio fu accolto da una nuova e spudorata campagna denigratoria da parte dei giornali e cinegiornali dell’epoca. Alla fine della proiezione, il regista venne accolto da insulti e fischi, e scattò la puntuale denuncia per offesa al pubblico pudore. Il film segnò l’incontro di Pasolini con Anna Magnani, e piu’ in generale l’uso di attori professionisti affiancati a personaggi pescati nella realta’ quotidiana: una difficile alchimia che da questo punto divenne una costante nel suo cinema. Per Pasolini si trattò di confrontarsi con la fortissima personalita’ dell’attrice italiana che rappresentava la romanita’ per eccellenza.

“Mamma Roma” e’ la storia di chi e’ nato nel fango, e’ la tragedia degli inferi sociali che si conclude con lo strazio dei protagonisti, nella quale si riflette la condanna senza appello inflitta dalla societa’ a coloro che portano la colpa della loro poverta’. Il film e’ infatti la messa a nudo della falsita’ dell’idea di una possibile integrazione sociale delle classi subalterne, alimentata dall’idea borghese di una promessa di una felicita’ ulteriore. Un processo fine a se’ stesso che si conclude con la trasformazione degli umili in rappresentanti di un ibrido e incosciente ideale borghese.

E’ chiaro che con questo film Pasolini intese tratteggiare a chiare lettere quel genocidio culturale che portera’ all’annientamento del sottoproletariato. Ettore, il protagonista, e’ un innocente cristo profano che porta su di se le stigmate del peccato originale materno, e ha il suo calvario negli stradoni della nuova periferia romana. Mamma Roma, con l’ostinazione del suo amore materno, distrugge la vita del figlio e ancora una volta la solitudine e’ il sentimento dominante di tutti i personaggi, che vivono la mortificazione altrui come unica arma per prendere la distanza da se stessi e sopravvivere.


CRUISING

Un film di William Friedkin.

Con Al Pacino, Karen Allen, Paul Sorvino, Don Scardino, Joe Spinell.

Drammatico, durata 106 min. – USA 1980. – VM 18







VOTO: 8


Con “Cruising” assistiamo all’opera piu’ controversa di Friedkin. Una pellicola che affrontò numerosi problemi e subì atti di ostilita’, sia durante che dopo la realizzazione. Fu tratta da un romanzo di Gerard Walker, uscito nel 1970, che si ispirava al killer dei gay che a New York aveva ammazzato alcuni omosessuali tra il 1962 e il 1969.  Un’altra fonte molto importante fu costituita dagli articoli di Arthur Bell sul “Village Voice”, firma importante della comunita’ gay, fustigatore dei comportamenti troppo espliciti e attento indagatore delle tragiche violenze di quegli anni. Iniziato nel 1979, “Cruising” uscì l’anno successivo, e quello che soprese fu la presenza di Al Pacino che desiderò fortemente di far parte del progetto.

L’uscita del film scatenò un putiferio e lo stesso “Village Voice” organizzò un vero e proprio boicottaggio contro la pellicola. Il regista si spinse veramente lontano, nei territori della psicosi e dell’ambiguita’. Non vi e’ alcun dubbio che offra una rappresentazione gotica della metropoli omosessuale e descriva le abitudini di sesso estremo gay come una sorta di girone infernale. La cosa che disturba e’ l’inscindibile legame tra erotismo e forme di violenza sadica. E non dobbiamo dimenticare, in quegli anni, l’aumento vertiginoso delle pratiche sado maso tra la comunita’.

“Cruising” non e’ un film di battaglia civile a favore delle minoranze, e in questo sta la sua sfida aperta.  La rappresentazione di New York e’ indimenticabile, e rimanda a “Taxi driver” e ad “Hardcore”, altre due splendide discese agli inferi in una citta’ davvero troppo violenta. La pellicola venne ampiamente tagliata, su richiesta degli organi di censura; nonostante tutto mantenne il suo impatto. La messa in scena e’ claustrofobica: i parchi sono oscuri, nei bar incombe il senso di minaccia, senza parlare delle lunghe camminate di tutti i desideranti che cercano solo il sesso. Friedkin congiunge il genere action movie, proprio dei settanta, con l’ossessione corporea propria del decennio successivo. Ed e’ anche l’ultima pellicola dove viene rappresentata la promiscuita’ sessuale; siamo a un passo dalla tragedia storica che inizierà nel 1981 con il primo paziente zero affetto da AIDS. Da quel momento i giochi furono fatti, e la grande festa finì.


BAD TASTE

aka: Bad Taste.

Regia: Peter Jackson.
Produzione: 1987 – Nuova Zelanda.
Genere: Horror.







VOTO: 7


Nel 1983  Peter Jackson coinvolse un gruppo di amici nella realizzazione di un corto di 10 minuti su un attacco alieno ai danni di un uomo impegnato in una raccolta di fondi. Fu l’inizio di un’avventura che durò quattro anni e che portò alla realizzazione di “Bad Taste”, film grottesco che mescola fantascienza e splatter, e che venne realizzato anche con un contributo da parte del governo neozelandese. La battuta  THE BASTARDS HAVE LANDED diventò un cult per gli estimatori di Jackson, tanto da divenire il nome del suo fans club.

Il film e’ pieno di frasi da t-shirt e di prese per il culo ad amici e colleghi. Realizzata senza molti accorgimenti, la pellicola mette subito in chiaro quello che dobbiamo aspettarci: poche chiacchere, molto splatter e tante risate. Opera d’esordio che taglia e cuce pezzi di altro cinema e lo assembla a se’:  l’ombra del corpo alieno rimanda al primo Nosferatu, il vomito verde alla nostra Linda Blair, gli sguardi prima di puntare le armi sono quelli di Sergio Leone; il sopravissuto che si arma di motosega sembra Rambo e la Casa aliena decolla come quella del Rocky Horror.

Il regista fa tutto da se’, o quasi; e’ un dilettante dotato di un umorismo corrosivo e cosciente. Il dirigente alieno in giacca e cravatta prende di mira la rapacita’ delle multinazionali del cibo, disposte a tutto pur di monopolizzare il mercato. Gli alieni sfruttano i terrestri come le multinazionali sfruttano i paesi in via di sviluppo, sperando sempre che non si ribellino. La critica non finisce qui e prende di mira anche il consumatore medio. In una scena deliziosa l’alieno Robert vomita una densa sostanza verdastra in un contenitore dal quale tutti gli alieni devono bere per brindare ai risultati ottenuti.

Anche Frank deve bere se non vuole essere scoperto. Vincendo lo schifo iniziale, assaggia il vomito ma poi gradisce di brutto. Frank altri non e’ che il consumatore medio che, pur sapendo che il fast food produce cibo pieno di grassi, scadente e di provenienza etica dubbia, lo mangia solo perche’ ha un buon sapore.


NIGHTMARE (2010)

Un film di Samuel Bayer.

Con Jackie Earle Haley, Kyle Gallner, Rooney Mara, Katie Cassidy, Thomas Dekker.

Titolo originale A Nightmare on Elm Street. Horror, durata 95 min. – USA 2010. – Warner Bros Italia. Uscita: mercoledì 25 agosto 2010. - VM 14






VOTO: 4


Per mia natura, son sempre stato contrario ai remake. Che senso ha fotocopiare un film e rifarlo a distanza di anni? A parte qualche buon risultato come lo “Psyco” di Van Sant o quello di “Non aprite quella porta”, il rischio di fare cilecca e’ sempre dietro l’angolo. Ma questi son tempi magri per tutti, anche se si sventola che tutto va per la migliore, e allora e’ meglio andare sul sicuro. Quindi viva Lady Ga Ga, un duplicato della Ciccone. L’industria malefica dell’intrattenimento deve comunque andare avanti e, si sa, a fine estate comincia il martellamento di inizio stagione che di solito non brilla per offerta di titoli di qualità. In questo magma, è tornato l’uomo nero.

Gia’ nel 1984 gli adolescenti della citta’ di Springwood cominciarono a sognare un uomo maligno, con la faccia alterata da cicatrici e da bruciature, che indossava una maglia a strisce e dei guanti con le lame al posto delle unghie. Dopo 26 anni si fa ritorno a un caso emblematico dell’horror anni ’80. L’originale era uno dei primi film ad aver scelto come  vittime ragazzi giovani e ad avere collocato il Male assoluto nell’ambiente fiore all’occhiello del sistema americano, ossia la scuola. Aveva avuto il merito di eleggere a protagonista la variante dell’uomo nero che popola i sogni della nostra infanzia e aveva raccontato, sotto metafora, l’orrore di un decennio cosi’ tanto celebrato e l’ impossibilita’ della nostra generazione di sognare.

Il successo fu clamoroso e giustamente meritato. Dopo una storia lunga dal 1984 al 1991, dopo varie morti, una figlia e uno scontro con il nemico Jason, di questo film nessuno sentiva la mancanza e francamente se ne poteva fare anche a meno. La confezione e’ buona, l’attore e’ bravo ma chiunque sa che l’originale e’ meglio, quindi recuperatelo; partorito da un periodo storico complesso e giustamente considerato, almeno per il sottoscritto, il migliore film dell’orrore degli ultimi trent’anni.


IL PORTIERE DI NOTTE

Un film di Liliana Cavani.

Con Gabriele Ferzetti, Charlotte Rampling, Philippe Leroy, Isa Miranda, Dirk Bogarde.

Drammatico, durata 114 min. – Italia 1974.

VOTO: 9


Nel 1965 Liliana Cavani realizzò un servizio speciale per il telegiornale dal titolo “La donna e la resistenza”, e in quell’occasione ebbe modo di intervistare due donne sopravvissute ai lager. Una di loro era di Cuneo, aveva trascorso a Dachau tre anni, non era ebrea, non era partigiana. Questa donna le rivelo’ un fatto, per la regista estremamente sconcertante: da quando la guerra era finita e la sua esistenza aveva ripreso una parvenza di normalità, ogni estate andava in vacanza a Dachau. Strano l’inconscio: la vittima che torna nei luoghi del delitto.

Un’ altra donna era di Milano, non era ebrea, ne’ partigiana; borghese, fini’ a Auschwitz, e sopravvisse. Quando la Cavani la incontrò, viveva nella periferia milanese in una casa abbastanza miserevole, nonostante la sua famiglia fosse benestante. Dopo la guerra era rimasta scioccata, vedendo che il mondo aveva ripreso a funzionare come se nulla fosse accaduto, anzi con una certa fretta di dimenticare. Lei aveva cercato di reinserirsi nella societa’ ma non le era riuscito, e non aveva mai perdonato ai nazisti di averle fatto scoprire di cosa fosse capace la natura umana.

Da queste due interviste partì una prima idea per un film. In seguito la Cavani fece un altro lavoro, “La storia del Terzo Reich”: quattro ore di film per il quale passò alcuni mesi in moviola a guardare filmati da ogni parte del mondo e vide cose incredibili, anche perche’ i tedeschi amavano filmare tutto, ma il progresso in fatto di crudelta’ raggiunse in quegli anni una vera escalation.  La Cavani si rese conto che regnava un’ignoranza mischiata al vanto (questo soprattutto in Germania). I carnefici non restano mai traumatizzati: ammettere di avere rimorsi e’ come ammettere di avere un senso di colpa. La vittima non vuole mai dimenticare: torna persino sul luogo del delitto mentre il carnefice vuole uscire alla luce, darsi un vanto e chiudere per sempre la botola del sottosuolo dal quale e’ riemerso.

Nel film, i protagonisti vivono lucidamente i propri ruoli, e lo stato si appropria della violenza e del sadomasochismo legalizzadoli entrambi; cosi’ diventa possibile essere vittime e carnefici con le carte in regola. Svolgono i loro ruoli fino al 1945, poi si reincontreranno nel 1957, ormai fuori legge. La tragedia gli fa rivivere gli stessi ruoli che la Storia gli ha permesso. La natura umana e’ ambigua ed e’ dalla storia dell’equivocità che bisogna sempre partire. Senza l’ambiguita’ lo stesso Hitler non sarebbe stato nessuno, e invece divento’ il tamburo di tutti i tedeschi frustrati. La democrazia fa leva sulla maturita’ dei cittadini, come la dittatura sulla loro immaturita’. Per quello occorre sempre partire dal nazismo in formato piccolo che c’e’ dentro ognuno di noi.


FRATELLANZA – Brotherhood

USCITA CINEMA: 02/07/2010.


REGIA e SCENEGGIATURA: Nicolo Donato.
ATTORI: Thure Lindhardt, David Dencik, Nicolas Bro, Morten Holst, Claus Flygare.


PAESE: Danimarca 2009. GENERE: Drammatico. DURATA: 90 Min. VISTO CENSURA: VM14.




VOTO: 7


Una storia d’amore in un ambiente che informa su quanto siano numerosi i gruppi neonazisti in Danimarca. Questi “aggregati” hanno fatto, e tutt’ora fanno, qualsiasi cosa: aggressioni notturne in branco, pestaggi, saluti nazisti, tatuaggi di svastiche e aquile, feste virili tra fiumi di birra. Il protagonista si trova per caso in uno di questi gruppi: i membri lo circondano di premure, gli offrono casa e lo vogliono ufficialmente tra di loro. Lui si innamora di un componente affascinante, bravo, lavoratore e per nulla violento. Devono essere prudenti, perche’ il gruppo non tollera i gay.

Eppure nazismo e omosessualita’ han proceduto in un insieme altalenante tra massacro e pratica erotica. Tra i nazisti la spinta non e’ mai sparita, come capita in tutte le milizie ispirate all’estetica della fisicita’ e al mito del superuomo. Non dimentichiamoci che nel Nord Europa ci sono gruppi di skinheads gay e che la stessa Cazzo Film ha girato il porno “Skin Gang” dove alcuni giovanotti trombeggiano tra una svastica e una birra.

** SPOILER **

Eppure l’ostilita’ verso i gay si basa sempre sulla diversita’: gli stessi protagonisti vengono pestati ed allontanati, ma questo non spezzera’ il loro rapporto. “Brotherhood” e’ un film imperfetto, ma se non altro e’ qualcosa di diverso dal classico film a tematica gay.


SHREK E VISSERO FELICI E CONTENTI – Anteprima

Da quando Spielberg ebbe la geniale idea di terrorizzare il pubblico con il suo “Lo squalo”, l’estate e’ diventata la stagione delle saghe. Poi lo sappiamo tutti, questi sono tempi di poche parole e di crisi economica, quindi sempre meglio andare sul liscio e sul sicuro. Quindi ecco i vampiri di “Twilight” e i giocattoli di “Toy story”. L’incubo e’ che non sappiamo quando questi tormenti finiranno. Ma nel caso del nostro orco verde con le grandi orecchie, brutto, grasso e scoreggione andiamo sul sicuro; con questo capitolo la saga si chiude. Shrek e’ stato un personaggio simpatico: insieme a Fiona, il gatto e il ciuchino, ha svecchiato la favola classica rivisitandola in salsa pop e in chiave moderna. Dopo nove anni, tre film e un bel mucchio di soldi, si tira giu’ il bandone. Le emozioni ormai non sono piu’ le stesse, anzi questo capitolo si preannuncia un po’ piu’ cupo, malinconico e visivamente meno stimolante degli altri. Esce tra qualche giorno e ovviamente in 3D.

Buona fortuna, orco verde.


IL SOLISTA

USCITA CINEMA: 23/07/2010.


REGIA: Joe Wright.
ATTORI: Robert Downey Jr., Jamie Foxx, Catherine Keener, Tom Hollander, Rachael Harris.


PAESE: Gran Bretagna, USA 2009. GENERE: Biografico, Drammatico, Musical. DURATA: 109 Min.




VOTO: 5


Il protagonista e’ un senzatetto amante della musica di Beethoven che suona il violino con due corde e che ha interrotto gli studi a causa di una grave forma di schizofrenia. Il film e’ tratto da una storia vera ed è ambientato a Skid Row, la zona di Los Angeles dove si concentrano i novantamila homeless della citta’.

La narrazione di sicuro ha dei buoni spunti: il legame tra il presente e il torbido passato, il rapporto tra musica e psicosi nervosa, la descrizione di una sfavillante citta’ e il suo sottosuolo dei senza fissa dimora. Per il resto tende a ricoprire tutto con una patina latte e miele smussante una vicenda che nel reale deve essere stata tutt’ altro che rose e fiori. Un certo tipo di cinema americano tende a dare al mendicante l’aurea santa del povero prediletto, e questo “Solista” ne e’ la chiara dimostrazione.


LE NOTTI EROTICHE DEI MORTI VIVENTI

Regia: Joe D’Amato.


Produzione: 1980 – Italia. Genere: Horror Erotico.







VOTO: 7


Si tratta di un cult movie totale dell’exploitation, un film che potrebbe essere il manifesto di tutta la filosofia del cinema popolare di quegli anni. Una mistura poco filosofica e molto pragmatica tra sesso, morte e orrore. Massacesi, forte della sua esperienza nel porno, mescola il gore classico a sequenze sempre in bilico tra il vedo e non vedo, il porno e il nudo (anche se non ci sono penetrazioni). Una soluzione ardita, visto che oggi l’orrore e’ quasi un genere bonario e da ragazzi. Allora si faceva sul serio: il regista e’ pure autore della sceneggiatura e si prende in giro con dialoghi a volte demenziali e stupidi, quasi da romanzetti porno da poco prezzo.

I personaggi, come in tutte le storie pulp, sono ben divisi in categorie: il cattivo da una parte e il cialtrone ma in gamba dall’altra. Nel mezzo le femmine, sempre vogliose, sottomesse, ninfomani e procacemente spogliate. Solo per Laura Gemser il regista ha un occhio di riguardo. La sua presenza risulta sì esibita ma mai abusata; e il nostro Joe D’amato e’ abile a costruire un’atmosfera malata e morbosa, esteticamente trash (come la scena dove la ballerina stappa la bottiglia di champagne con la vagina). I rimandi al genere di Romero, molto in voga in quegli anni, ci sono tutti e sono abbastanza espliciti, grazie anche all’uso delle musiche sincopate e ad effetto.


MANI DI FATA

Un film di Steno.

Con Renato Pozzetto, Sylva Koscina, Eleonora Giorgi, Maurizio Micheli.

Commedia, Ratings: Kids+13, durata 92 min. – Italia 1983.

VOTO: 6,5


Un piccolo gioiello del passato riscoperto in una notte di mezza estate quando le tv, gia’ logore di programmazione, danno di tutto. Ma e’ sempre un piacere riconoscere vecchi idoli del passato come Renato Pozzetto ed Eleonora Giorgi che ti vengono a trovare quasi per caso. Magari stai andando a letto e tra uno zapping e l’altro becchi un film di questo genere. Uscito in un periodo durante il quale la societa’ cambiava e la donna si emancipava, cominciando ad avere i suoi bei ruoli anche nel mondo del lavoro e, se volete, le sue belle soddisfazioni.

A volte succedeva che era il marito che rimaneva a piedi ed era la moglie a tirare avanti la baracca come nel caso dei nostri protagonisti. Infatti, proprio mentre la moglie ottiene una promozione, Andrea viene licenziato dal suo lavoro d’ingegnere. Di nascosto, prova a fare l’uomo di casa, finchè la signora non lo scopre. Al che Andrea si impiega presso una contessa come domestico, ma anche questa soluzione presenta inconvenienti. Crisi del matrimonio e salutare ripensamento. Col colpo di scena finale, tutto si sistema nei rapporti fra i coniugi, anche dal punto di vista economico. E la corsa al successo e all’edonismo tipicamente anni ’80 puo’ tranquillamente ripartire in tromba.

Il film sfiora argomenti seri come la cieca rincorsa al benessere o i ruoli nell’ambito della famiglia, ma non si impegna certo in analisi approfondite e, direbbe il sottoscritto, chi se ne frega visto che la pellicola scorre che e’ una meraviglia. Poi c’e’ anche la solita solfa dello scambio dei ruoli e dei sessi, tra gay e lesbiche che invadono la trama con garbo e ironia. Una commedia fatta da un veterano come Steno che niente toglie o aggiunge alla storia del cinema, e che e’ l’ideale per passare un’ ora e mezza sul divano senza troppi pensieri. Lo charme di Sylva Koscina e’ la ciliegina sulla torta.


BRIGHT STAR

Un film di Jane Campion.

Con Abbie Cornish, Ben Whishaw, Paul Schneider, Kerry Fox, Edie Martin.

Drammatico, durata 120 min. – Gran Bretagna, Australia, Francia 2009. – 01 Distribution. Uscita: venerdì 11 giugno 2010.






VOTO: 7,5


Bellissima storia della passione casta, sensuale, romantica e struggente che lego’ il poeta John Keats alla sua vicina di casa Fanny Brown. Lui era un artista, lei una borghese. Lui poverissimo, non avrebbe mai potuto sposarla ma questo non condiziono’ il loro amore. Sono straordinarie le invenzioni dei due per vedersi e stare vicini: accostare l’orecchio alla parete per scorgere ogni movimento, anche il piu’ sottile e minimo; la rapidita’ nel lasciarsi scorgere dalla finestra, mentre ci si rende visibili su un prato; le lettere attese e lette con il respiro mozzo. Dopo due anni furono costretti a separarsi: malato di tubercolosi lui passò l’inverno nel clima piu’ mite di Roma, dove mori’ nel 1821 a soli 26 anni. Lei porto’ il lutto per tre anni come una devota sposa, e anche quando ebbe dei figli non tolse mai dal dito l’anello che lui le aveva donato.

Per raccontare questo amore la Campion ha legato tutto il film alla poesia di Keats, e ispirando a quella la musica e le immagini pittoriche di paesaggio e la sensibilita’ dei personaggi. Niente e’ retorico o pesante. Tutto e’ guardato dagli occhi della ragazza, il personaggio se vogliamo meno rilevante che aggiunge un altro bel ritratto di cui il cinema della regista e’ ricco. Peccato che questo magnifico risultato sia passato quasi in sordina, uscito a fine stagione e come al solito poco pubblicizzato.


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