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TUTA BLU


Un film di Paul Schrader.

Con Yaphet Kotto, Harvey Keitel, Richard Pryor.

Titolo originale Blue Collar. Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 114 min. – USA 1978.

VOTO: 8


“Mettono i vecchi contro i ragazzi, gli anziani contro i nuovi, i neri contro i bianchi: fanno qualsiasi cosa per tenerci alla catena”.

Tre operai di una fabbrica di automobili di Detroit, uno bianco di origine polacca (Keitel) e due di colore (Kotto e Pryor), rissosi e spavaldi, ma anche vessati dai superiori e da una non rosea situazione economica, decidono di rapinare le casse del sindacato che dovrebbe proteggerli scoprendo le illecite attività di quest’ultimo e provano ad usare a proprio vantaggio l’arma del ricatto.

Il coraggio ad Hollywood, si sa, è merce rara così come sono stati rari i film prodotti per il circuito mainstream che hanno avuto come tema le fabbriche e la condizione operaia. Questo è forse uno dei motivi di interesse per questo bellissimo esordio di Paul Schrader, già critico cinematografico e poi apprezzato sceneggiatore di opere capitali come “Yakuza” di Pollack e soprattutto “Taxi Driver” di Scorsese, che qui torna a collaborare con il fratello Leonard per lo script che è ispirato alla storia vera di un operaio afroamericano morto suicida.

La classe non è acqua e l’esordiente dimostra subito enormi capacità anche dietro la macchina da presa in un’opera in cui non manca la componente spettacolare unita all’impegno. Uno dei colpi di genio è la rappresentazione “antipatica” dei tre operai protagonisti in una prima parte che mescola abilmente elementi documentaristici e anche toni da commedia nella quale sembra però bandito ogni facile populismo.

In ogni caso è tristemente noto che sulla classe operaia “piovono pietre” e, dunque, il dramma è dietro l’angolo. Con una pregevole progressione drammatica presto il film si trasforma in vero e proprio thriller in cui è davvero magistrale la tensione costruita intorno ai tre protagonisti che hanno osato troppo.

Il regista sfoggia uno stile durissimo costruendo un ritratto impietoso dei rapporti di forza nel contesto del lavoro in fabbrica, ma, non pago, rincara la dose mostrandoci anche il cinismo (in qualche caso vera ipocrisia) di questi proletari e parlandoci perfino delle mafie che si annidano all’interno dei sindacati. Il risultato è che non si salva nessuno in un film che va oltre la denuncia sociale lambendo territori di un pessimismo assoluto.

La reiterazione in chiusura, nel fermo immagine, di una della battute chiavi rende bene l’amarezza di fondo su cui è costruita tutta l’opera. Eccellenti Pryor e Keitel, ma addirittura superlativo Japhet Kotto che del terzetto di attori protagonisti è sicuramente il nome meno noto.

Regista che diventerà presto noto sia per lo stile crudo sia per il suo evidente moralismo di matrice giansenista, Schrader, dopo “Hardcore” (un altro film interessante) raggiungerà il successo planetario soltanto con il debole e sopravvalutato “American Gigolò” nel 1980, complice il divismo di Richard Gere.

Il coraggio ad Hollywood è cosa estremamente rara, si diceva, e come spesso capita, non paga: ”Blue Collar” è stato un insuccesso commerciale e qui da noi non lo si vede mai in TV. Troppo scomodo, troppo duro, troppo poco consolatorio. Recuperatelo in DVD, perché è un film che non si dimentica facilmente. In colonna sonora, tra gli altri, Ry Cooder e nientemeno che il leggendario Captain Beefheart.

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